Sanità territoriale da ricostruire

«Il Comitato Cittadella della salute è nato nel 2014 come Comitato di scopo: l’obiettivo era  la valorizzazione dell’area dell’ex ospedale S. Anna, in quanto, all’interno della Riforma Maroni, sembrava ci fossero dei validi presupposti per migliorare l’offerta territoriale dal punto di vista sanitario e socio-sanitario e che questo potesse concretizzarsi con la riqualificazione dell’ex ospedale S. Anna. 

Nonostante gli incontri pubblici e le diverse sollecitazioni, abbiamo sempre trovato un muro di gomma da parte delle istituzioni. Un esempio su tutti, il tavolo per l’attuazione dell’accordo di programma che vedeva come attori principali l’ASST, il Comune di Como, la Provincia non si è mai riunito. Ad agosto sono scaduti  i cinque anni di sperimentazione della Riforma Maroni che ha dimostrato il suo fallimento, come è stato ampiamente dimostrato dalla pandemia del Covid, che ha messo in evidenza, in tutta la Lombardia, e anche nella provincia di Como, tutte le inefficienze di un sistema ospedalocentrico. Anche se nella prima ondata, la nostra città è stata solo marginalmente interessata (nella provincia si erano verificati poco meno di 4000 casi accertati), tuttavia non sono mancate situazioni di abbandono al domicilio, senza riferimenti concreti e nelle RSA del territorio quasi 400 anziani sono deceduti. E’ in corso in 17 RSA e nell’ospedale di Cantù un’inchiesta di ordine giudiziario. Un altro elemento di estrema gravità è che durante la pandemia tutta la sanità si è fermata. Gli accertamenti, le visite di controllo già programmate, le riabilitazioni ambulatoriali sono stati tutti sospesi; i cittadini non hanno avuto nessun tipo di indicazioni se non quello di aspettare un nuovo appuntamento. Si sono create così interminabili liste d’attesa, che non hanno fatto altro che aggravare una criticità già esistente. Infine l’ex ospedale S. Anna è rimasto un semplice contenitore dove sono stati trasferiti servizi prima dislocati nella città, ma senza nessuna programmazione o supporto per i pazienti cronici. 

Anche il Comune è stato un altro grande assente in questa situazione, nonostante il Sindaco sia il referente per la salute dei suoi cittadini. E’ mancato cioè quel coordinamento tra aspetti sanitari, socio-sanitari e sociali, che avrebbero dovuto essere il fulcro della legge n. 23 sulla gestione dei pazienti cronici. La Cittadella della salute, come progettata dalla nostra rete, non ha perso quindi la sua importanza come punto unico di accesso alla rete dei servizi per i cittadini con bisogni complessi e come luogo dove effettuare una congruente lettura dei dati epidemiologici con una programmazione che risponda realisticamente ai bisogni delle persone, in qualsiasi momento.  Ma, sempre con maggiore evidenza, si manifestano molti problemi che riguardano la gestione della sanità pubblica in modo più generale e soprattutto dal punto di vista territoriale. La nuova ondata ha coinvolto il nostro territorio in maniera più massiccia. 

Ogni giorno i casi accertati aumentano e anche i ricoveri in ospedale, tanto che  i reparti organizzati per accogliere i pazienti covid sono già tutti pieni e, anche questa volta, gli operatori sanitari che risultano positivi aumentano di giorno in giorno. Nonostante ci sia stato il tempo per prepararsi alla nuova ondata e nonostante le risorse assegnate alle Regioni, anche sul nostro territorio è cambiato ben poco. In una delibera di Giunta, Regione Lombardia ha stanziato 259 milioni di Euro per investimenti e per la ASST Lariana sono stati previsti 8 milioni e 200 mila €. 

Come sono stati investiti questi soldi? Non sono state potenziate le capacità di tamponamento e tracciamento, le persone passano giorni a casa in attesa di essere chiamate per il tampone,  le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), che sono state costituite al fine di consentire al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta o al medico di continuità assistenziale di garantire l’attività assistenziale ordinaria, sul nostro territorio sembrano inesistenti. I Prest, presidi sanitari territoriali, come avrebbe potuto essere la Cittadella della salute, non sono stati mai realizzati, mentre questo tipo di organizzazione avrebbe potuto e potrebbe  avere un peso determinante nella gestione territoriale della pandemia, come è avvenuto in Veneto. Anche il Comune non si è minimamente preoccupato di stilare una mappa del territorio che riguardasse le persone con maggiori bisogni di assistenza, non solo sanitaria, ma anche socio-assistenziale, con il risultano che sono molti i cittadini che non hanno punti di riferimento a cui rivolgersi anche per i semplici bisogni quotidiani. Il coordinamento tra sanitario e sociale è rimasto su carta bianca, l’assistenza domiciliare agli anziani è ai livelli più bassi tra le regioni italiane, mentre sono aumentati i ricoveri e i letti nelle RSA private. I costi sono sempre più a carico delle famiglie (60%). I consultori familiari sono la metà di quanto previsto dalle leggi nazionali. I servizi territoriali di salute mentale sono stati ridotti del 25%.

L’impoverimento dei servizi territoriali ha costretto i cittadini a rivolgersi massicciamente agli ospedali oberati di lavoro, intasando i Pronto Soccorsi, provocando ricoveri inappropriati per malattie che possono essere curate sul territorio e a domicilio e allungando le liste d’attesa per le prestazioni ambulatoriali. La telemedicina potrà essere uno strumento, ma non la soluzione. La Riforma della medicina del territorio prevede  ancora la realizzazione delle Case della Comunità, una per ogni 15.000 abitanti, strutture che possano essere un punto di riferimento certo per i cittadini, dove trovare risposta alla maggior parte dei bisogni, attraverso la garanzia dell’accesso e della presa in carico del paziente, l’appropriatezza delle prestazioni e la personalizzazione della cura, in integrazione con i professionisti del sociale. Come Comitato Cittadella della salute pensiamo sia venuto il momento di opporci a questa deriva e di ampliare il ragionamento politico sulla dimensione sanitaria e socio-sanitaria di tutta la provincia di Como, con particolare riferimento al diritto alla salute che deve essere esigito». [Comitato Cittadella della salute, Como]  

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