Eppur si muore

Chi dobbiamo biasimare? Avete mai guidato consapevolmente in contromano, in una strada buia di periferia, con i fari spenti e sapendo che in questa corsia di solito passano grossi tir mentre voi avete una semplicissima utilitaria? È un po’ quello che sta succedendo con la gestione della pandemia da covid-19 che ora ci obbliga a odiose chiusure. Chiariamoci: è effettivamente un disastro sia per le persone che per le attività economiche (nonostante capitalismo e consumismo non siano particolarmente simpatici a molti di noi) che per il terzo settore di cui Arci fa parte. Ma esattamente cosa dovremmo fare? Immaginare la pandemia come una grossa cesoia arrivata per tagliare i rami secchi dell’umanità?

Adesso si scende in piazza e si manifesta in nome di non si sa bene quale ideologia politica o credo etico. Molto bene, ma perché protestiamo ora quando abbiamo avuto sei mesi per prepararci all’inverno e al conseguente nuovo peggioramento della situazione sanitaria? Forse è stato troppo difficile fare dei sacrifici in quei mesi estivi; ma forse neanche chi è andato in vacanza liberato da due mesi in casa è da biasimare.

Forse chi è davvero meritevole di biasimo sono le istituzioni, schiave di un sistema economico che adesso sta sfruttando ancora di più le diseguaglianze per arricchire pochi a discapito di molti e chi, nella più grossa crisi mondiale del nuovo millennio, grida a ridicole teorie del complotto (che poi finiscono per contagiare persone normali rese disperate dalla situazione). Ma soprattutto il danno (istituzionale e non solo) è derivato dall’incapacità di ascoltare la scienza e di non vedere quel grosso tir lanciato dall’altra parte della corsia che stupidamente chiamiamo “seconda ondata”. Seconda ondata di cosa, esattamente? Perché covid-19 non è andato in vacanza come noi ma è venuto con noi, ospite indesiderato di un Bla bla car abusivo. Si è intrufolato nelle discoteche, ha fatto il bagno in spiaggia e poi, da bravo lavoratore, è tornato al posto di lavoro.

Dobbiamo renderci conto che avevamo sei mesi davanti per prepararci alla scellerata “ripresa” delle attività (molto più facile riprendere anziché pensare di poter cambiare un sistema): ora il pasticcio è fatto e tutto lo stress dei nuovi contagiati si sta abbattendo come una scure contro pronto soccorsi e strutture ospedaliere. Abbiamo creduto tutti di esserci liberati di qualcosa che invece era sempre lì, al nostro fianco per tutto il viaggio nel tenerci il volante sull’altra corsia, e adesso che vediamo il tir arrivare dall’altra parte non abbiamo nemmeno la determinazione e l’autocoscienza di obbligare il nostro ospite indesiderato a cambiare direzione.

A poco servono le insensate promesse di incentivi immediati che potevano invece essere spesi negli scorsi mesi per fare attività di informazione a fronte di una disinformazione dilagante contro cui solo uno stanziamento fortissimo di risorse poteva avere effetto. Fino a quando non ci renderemo conto che prevenire il virus e la stupidità è meglio che curare entrambi? Adesso l’unica cosa che possiamo pensare è di essere tutti positivi e comportarci in tal senso, per salvare le persone che amiamo e anche tutti gli altri, con la campagna Io positivo, penso. Sarà forse la volta buona in cui potremo smetterla di biasimare. [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

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