In ricordo di padre Claudio Altieri

Padre Claudio Altieri, comboniano e attivista per i diritti umani, è morto a Verona a causa del covid. Era nato a Bolzano nel luglio 1940, ed era legato alla diocesi di Rovigo dove nel 2015 aveva festeggiato il cinquantesimo di sacerdozio. Dopo la sua permanenza nella comunità di Rebbio, da mesi era alla casa madre dei Comboniani di Verona.

Questo il ricordo di Como senza frontiere:

Padre Claudio non c’è più.

Non è vero. È e resta nella nostra esperienza, e – si dovrebbe dire – nella nostra storia.

Da quando ci siamo trovati intorno all’esperienza di Como senza frontiere, padre Claudio c’è. Intorno a quei tavoli, davanti a quella stazione, in quelle discussioni, siamo diversi e anche un po’ squinternati, e il gruppetto di Comboniani (di Como-Rebbio e di Venegono) è piuttosto consistente, quattro anche cinque, strani quasi come noi, ma forti della loro esperienza, del loro impegno, della loro disponibilità. Padre Claudio c’è sempre (o quasi) fino all’ultimo, fino a quando – dopo aver dovuto scendere a patti con i problemi di salute – si trasferisce a Verona.

Qualcuno lo ricorda, ai giardini della stazione, offrire un dialogo in lingua “originale” (lui che era stato a lungo in Etiopia e in Eritrea) ai giovani profughi presenti, concreta opportunità di farli sentire un po’ meno “stranieri” e un po’ più parte della comunità. Tutti lo ricordiamo nei suoi interventi, tutt’altro che di routine, capaci di estrarre dall’esperienza sua personale e della sua congregazione (per quasi tutti noi i Comboniani sono stati uno dei punti di riferimento, e da tempi “non sospetti”) indicazioni e suggerimenti fondamentali, capaci di “raccontare” anche quello che ancora non c’è e che si dovrebbe costruire. Chi è andato a trovarlo a Verona, nei mesi appena passati, l’ha trovato sofferente ma mai indifferente, anzi appassionato come sempre, pronto al sorriso e alla battuta, affettuoso e interessato a tutte e tutti noi ormai lontani.

In realtà, a ripensarci adesso, per la maggior parte di noi, padre Claudio resta in buona parte sconosciuto. Non c’è stato tempo di farsi raccontare la sua vita, le sue vicende che – come per tutti i missionari – immaginiamo numerose e persino avventurose. L’abbiamo incontrato quasi solo nel presente (nel “nostro” presente). Ed è tardi per dolersene. Non è tardi, però, per continuare sulla strada comune, su cui l’abbiamo incontrato. Non è difficile immaginare che, in modo assai più suadente, sarebbe questo il suo invito.

E questo quanto ne ha scritto padre Luigi Consonni, comboniano anche lui e come padre Claudio attivo in Como senza frontiere:

Mi ha sorpreso la morte di padre Claudio. È balzato vivo il ricordo del tempo della sua presenza nella comunità di Rebbio. Ricordo il suo forte e determinato impegno a favore dei migranti, pur con gli evidenti limiti di salute. È proprio di chi ha dedicato con tutto il cuore e le forze la propria vita alla missione in Africa e nella circostanza in cui l’ho conosciuto. Lascia un vuoto nel cuore la perdita di una persona cara con la quale si è condiviso la vita giornaliera e un aspetto del cammino pastorale, ma resta il bel ricordo della condivisione di momenti molto positivi e la certezza che come dice la liturgia della Messa che, per la fede, la vita non è tolta ma trasformata dal mistero della “potenza di una vita irriducibile” (Eb 7,16) propria di chi dona la vita nell’amore al prossimo insegnato e praticato da Gesù in vista della testimonianza dell’avvento della sovranità di Dio nel contesto e nella circostanza giornaliera, quale anticipazione e speranza dell’immersione nel mistero di Dio – solo amore – nella gioia senza fine… il luogo, l’ambito e il destino di ogni uomo e donna di buona volontà che dona la vita, il suo tempo e le sue forze per il bene del prossimo e di una nuova umanità nella giustizia e nel diritto, senza discriminazioni di ogni genere.

Padre Claudio all’Asmara.

Possiamo rivedere padre Claudio Altieri in due video: il primo risale ai momenti più acuti della crisi attorno alla stazione di Como San Giovanni (estate 2016), il secondo è del momento in cui la giunta del Comune di Como cercò di impedire la distribuzione delle colazioni fuori dall’ex chiesa di San Francesco (dicembre 2017).

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