Per non lasciare soli gli anziani

Mi dicono di una signora sola che abita da sola e non riesce più a uscire di casa; mi dicono di una famiglia che ha difficoltà per pagare la retta alla Cà d’Industria per la mamma; ho in mente l’immagine di tre o quattro donne, in estate, quando la morsa del covid si era allentata, sedute su sedie di plastica, fuori da case popolari, a raccontarsi i tempi della loro gioventù, ma sole…

In questi giorni, con pandemia tornata a livelli drammatici, non é possibile non pensare agli anziani, ai nostri vecchi.

Purtroppo gli anziani, i vecchi, vengono tante volte considerati persone che vanno verso la fine della vita, e vengono considerati solo dal punto di vista demografico. Invece è responsabilità di tutti noi pensare alla loro saggezza, a quanto hanno dato per la crescita della nazione e della nostra città: lavoro, economia, idee, vita. Ho chiesto all’anagrafe di Como i dati (sono aggiornati a 19 ottobre 2020): nella nostra città dai 65 ai 74 anni sono 9718 (4323 maschi, 5395 femmine); dai 75 agli 84 sono 8026 (3297 maschi, 4729 femmine) dagli 85 ai 94 anni 3825 (con 1227 maschi e 2598 femmine) poi dai 95 in poi 377 persone(81 maschi, 296 femine).

Molte di queste persone sono sole, abbandonate, senza nessuno che li conforti. Vivono in questo periodo di covid in casa, dove anche i vicini hanno difficoltà a comprenderne i bisogni. Per questi, si faceva poco prima, ma ora nulla è stato fatto per allieviare le loro solitudini e soddisfare i loro bisogni.

Mi dicono, discutendo con amici, che ci sono anche anziani più fortunati, che vivono l’età della pensione con gioia e interesse (fanno i nonni, hanno conosciuto il mondo e riprenderanno a girare appena sarà possibile, hanno una famiglia e una vita serena, hanno interessi, molti sono impegnati nel volontariato. Ed é vero pure questo.

Penso anche al gran impegno dei sindacati, delle Acli, o delle San Vincenzo parrocchiali, da sempre impegnate per la collaborazione con le persone di queste età, penso alle proposte dell’Università della terza età e all’impegno delle “dame di San Vincenzo”, metodi forse vecchi, ma per tanto tempo pratici, all’impegno di molti per l’ aggregazione.

Penso alle strutture esistenti in città, quelle della Cà d’Industria che accolgono oltre 350 persone.

Allora, forse, sarebbe necessario che il nostro Comune, facesse un censimento, un’inchiesta su tutte queste persone, che hanno raggiunto e superato l’età della pensione, per capirne i bisogni e poi agire di conseguenza.

Ricordo che Paco-Sel, ai tempi dell’Amministrazione Lucini, propose una delibera, condivisa poi da tutti, maggioranza e opposizione, che dava indicazioni sulla Cà d’Industria, ma era aperta a tanti bisogni per le persone fragili di quella età. Tra l’altro a livello nazionale si comincia a pensare se le Rsa siano la soluzione ottimale. Occorre forse pensare ad altre forme di assistenza come in altri paesi europei stanno già facendo. Parlo di condomini protetti, comunità, domiciliarità.

Forse, più semplicemente, servirebbe un portierato sociale, cosa che La Prossima Como aveva proposto nell’ultima campagna elettorale.

Quindi occorre davvero un impegno politico comune. La città si deve preoccupare di più per le situazioni più fragili. Sarebbe terribile che un anziano si dichiarasse stufo di vivere… Sarebbe questa una sconfitta per la città e per tutti noi. [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

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