Società della cura/ Il 21 novembre anche a Como

Nella mattinata di giovedì 19 novembre è stata indetta la conferenza stampa di presentazione del percorso di convergenza per una Società della cura. Nel corso dell’incontro, andato in onda su Gotomeeting, è stato presentato il manifesto fondativo del movimento, ma soprattutto è stato dato spazio all’annuncio della mobilitazione che avrà a luogo anche a Como in occasione della manifestazione nazionale di sabato 21 novembre. A fare da relatori erano presenti Nicoletta Pirotta (Ife Italia), Alessandro Muscolino (Medicina democratica), Celeste Grossi (Arci) e Sandro Giana (Attac Como).

Nicoletta Pirotta ha presentato il percorso di convergenza per la Società della cura, che è nato durante il lockdown e coinvolge ormai più di 700 associazioni e centinaia di individui mossi dalla consapevolezza che l’espansione del virus è stata veicolata da un sistema socioculturale fallimentare e catastrofico.
La Società della cura si oppone alla società del profitto, in cui imperversano conflitti generati dall’individualismo e dall’indifferenza; sono altri i conflitti che andrebbero messi in campo se l’obbiettivo è una società più equa e più giusta.
Il 21 novembre è stata lanciata una manifestazione nazionale che chieda reddito per tutti e per tutte, misure di prevenzione sanitarie, servizi sociali, piano di assunzioni e di tutela della salute e del tessuto sociale. Queste richieste non sono utopie, le risorse ci sono o possono essere create attraverso tasse patrimoniali, tasse sulle emissioni inquinanti e per mezzo di disinvestimenti nell’ambito militare.
La chiusura epidemica ha accentuato l’importanza del mutualismo, dalla spesa solidale alla rete internet condivisa all’assistenza reciproca sul lavoro e nell’istruzione: la Società della cura sta già trapelando, ma deve diventare un obbiettivo politico reale e raggiungibile.

Antonio Muscolino ha presentato il manifesto della convergenza.
Il covid è una sindemia (termine coniato da Merril Singer e Richard Horton), una sinergia epidemica tra condizioni patologiche bio-sociali che aumentano la suscettibilità della popolazione ad un peggioramento della propria salute.
La cura non deve limitarsi all’immediato emergenziale, bensì deve estendersi a tutta la società e realizzarsi sul lungo periodo, trovando vaccinazioni non solo contro il covid, ma anche contro la disuguaglianza e la povertà.
Qui il testo completo del manifesto.

Celeste Grossi ha rilevato come la globalità del covid si colleghi alla globalità neoliberista, la cui prima traduzione è il dominio violento, attraverso la violenza e la guerra.
Smilitarizzare dovrebbe quindi essere uno dei passi principali verso una Società della cura. La Lombardia produce l’80% delle armi leggere e ha continuato a farlo, dunque le spese belliche sono un tema particolarmente doloroso in una regione devastata dalla pandemia e totalmente incapace di investire efficacemente sulla sanità.
C’è però anche un’altra violenza, quella verso l’altro, la persona migrante e la persona non ricca, non borghese. Anche nel morbo, non siamo tutti sulla stessa barca anche sul piano sanitario e dell’accesso alle cure e questo è un altro muro da abbattere verso una società più giusta.

Sandro Giana ha concluso il primo giro di interventi riflettendo sul perché chiedere una Società della cura.
Il liberismo, a fine anni ’70 e ’80, ha scalzato il Welfare State in nome del trasferimento della ricchezza e, citando la Thatcher, di un mondo fatto di “individui, non di società”. Le politiche di quegli anni hanno comportato una perdita enorme di ricchezze e di diritti a vantaggio di pochissimi, indebolimento ricaduto inevitabilmente sulla popolazione mondiale con la crisi del 2007.
La frammentazione sociale e il riemergere di nazionalismi in stile novecentesco a cui si assiste oggi sono rinati in questo clima di sfiducia, disgregrazione e precarietà.
Conseguenza di tutto ciò, le tre crisi che viviamo oggi: economica, climatica e sociale, a cui si aggiunge quella sanitaria dovuta al covid-19.
Il rischio da scongiurare è che, risolta la pandemia, si torni alla situazione pre-coronavirus; la Società della cura cerca di impedire questo scenario.
Serve, innanzitutto, un’era del reddito che sostituisca quella del profitto.

Al termine di questo primo giro espositivo è stata data parola alle domande dei giornalisti.
Il dibattito si è sviluppato riguardo il rapporto tra pubblico e privato nella gestione del covid a livello regionale. Dati reali non ci sono ancora, ma è abbastanza chiaro come in generale la sanità abbia fallito.
La sanità lombarda deve essere commissariata per la sua incapacità di riconoscere l’importanza della salute rispetto agli interessi dei privati.
Vittorio Agnoletto, anche lui di Medicina democratica, ha scritto un libro, Senza respiro, che è depositato in magistratura come atto d’accusa e in cui si dettaglia il malfunzionamento della sanità regionale.

SENZA RESPIRO

Si è poi parlato dello spezzone comasco legato alla mobilitazione nazionale del 21 novembre.
Il centro dell’iniziativa è Roma, dove si scenderà in piazza e si connetteranno oltre 35 città aderenti alla manifestazione.
A Como andrà in onda una diretta online in cui saranno presentati i punti del manifesto e verranno raccolte testimonianze concrete di associazioni già attive sul territorio nella costruzione di una Società della cura.
Durante questa diretta ci saranno anche collegamenti con la piazza romana e con situazioni locali di mobilitazione in presenza. Anche in città, sui balconi ma non solo, compariranno striscioni inneggianti all’impegno per una Società della cura.
L’intero palinsesto di ArciComowebtv sarà dedicato, il 21 novembre, alla Società della cura.

In conclusione è stata nuovamente ribadita la trasversalità della società della cura: Grossi ha sottolineato l’importanza della cura dei giovani e degli adolescenti attraverso l’educazione e non solo, mentre Pirotta ha fatto notare che il 21 ci sarà spazio anche per la tutela delle donne dato che il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è dietro l’angolo.

La speranza del percorso di convergenza, comunque, è che la mobilitazione del 21 novembre non costituisca un punto di arrivo, ma l’inizio del cammino concreto e collettivo contro la società del profitto e delle disuguaglianze, verso la Società della cura. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]


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