Le voci della Como della Cura

Nel pomeriggio di sabato 21 novembre è andata in onda su Zoom la mobilitazione comasca per la Società della cura.
L’iniziativa si collocava nel contesto della mobilitazione nazionale che ha coinvolto oltre 700 associazioni e 50 città nel percorso di convergenza che chiede di abolire la società del profitto in favore di quella della cura.
Nel corso dell’evento online, sono stati fatti collegamenti col presidio per la Società della cura in corso alla diga foranea, a Como.

Ha aperto Nicoletta Pirotta di Ife Italia, che ha sottolineato i numeri massicci che confermano l’interesse diffuso in tutta Italia per il percorso di convergenza.
Il covid sta creando enormi disagi economici, con oltre mezzo miliardo di persone che rischiano di cadere sotto la soglia di povertà.
Il dramma della pandemia però non è solo sociale ed economico, ma anche ambientale: la Società della cura propone un regime sociopolitico basato sull’attenzione e la tutela di sé, dell’altro e dell’ambiente.
A mobilitarsi, moltissime associazioni attive nel quotidiano sul territorio nazionale in cerca di una società migliore, nella convinzione che la normalità a cui una certa retorica vorrebbe tornare sia il problema.
Non è utopia, ha affermato la Pirotta, è una realtà che può realizzarsi riducendo le spese militari, tassando le emissioni inquinanti e istituendo una tassa patrimoniale.
Nessuno si salva da solo, e quello del 21 novembre è solo l’inizio di un percorso di cura sociale che passa dalle persone.

Si è subito svolto un primo collegamento dal presidio comasco, con Massimo Lozzi (Associazione territori), in collegamento dalla Diga foranea, dove è stato esposto uno striscione recante la scritta: “Società della cura”..
Il cambiamento climatico è stato un veicolo drammatico per il covid: negare la pandemia e negare il cambiamento climatico sono due negazionismi che vanno a braccetto.
L’economia deve essere riconvertita ecologicamente e messa al servizio dell’uomo e del pianeta. Serve dare più spazio ai produttori locali, da un lato, ma anche cessare la costruzioni di grandi opere, cambiare il sistema di produzione energetica e un miglioramento della filiera alimentare che dia più spazio alla produzione chilometro zero e andando contro l’etica dello sfruttamento del suolo e degli animali.

Il terzo intervento è stato quello di Antonio Muscolino, di Medicina democratica, che ha citato Richard Horton e la sua definizione del coronavirus come sindemia (dalla crasi di sinergia e pandemia).
Il covid è il risultato di un sistema che ha reso vulnerabile la popolazione: la questione non va collocata nell’emergenza, ma in un quadro istituzionale colpevole della situazione presente.
La Lombardia, in particolare, ha sulla coscienza grossi disinvestimenti che hanno indebolito i presidi sanitari nei territori, sul piano delle sedi come su quello del personale. Persino in seno a partiti come la Lega si notano differenze sostanziali tra la situazione lombarda, dove l’attenzione è all’individuo e il Veneto, dove si è operato in ottica più collettiva (con risultati comunque migliori).

La piazza virtuale è proseguita con Celeste Grossi, di Arci, che ha sottolineato come uno dei sintomi principali della globalizzazione liberista sia la violenza, la guerra.
La Società della cura non vuole ragionare usando la dicotomia amico/ nemico: chiede dunque che le spese militari vengano tagliate in favore di spese dedicate al sociale, alla vita.
Questo cambiamento di prospettiva avrebbe risultati benefici anche sull’ambiente e soprattutto per le vite delle persone migranti che trovano in Europa non democrazia e diritti, bensì ostacoli ad una vita degna di questo nome.

Ha poi preso parola Michele Gianella, che ha parlato della richiesta, a livello europeo, di un reddito di base senza condizioni.
Questo reddito sarebbe erogato senza richiesta di contropartite e senza indagare sulla situazione economica pregressa del ricevente.
Un provvedimento di questo tipo renderebbe giustizia al valore economico, spesso non riconosciuto, prodotto da tutti quegli individui impegnati quotidianamente nella cura.

Dal virtuale, si è tornati nuovamente nel reale: Sandro Giana, di Attac Como, è intervenuto dal presidio alla diga foranea.
Le rivoluzioni industriali hanno creato perdita di lavoro, ma questo non è l’unico ostacolo da affrontare, dato che un problema ancora più grande è costituito dalla lotta di classe dei ricchi contro i poveri. Il sottoimpiego e la disoccupazione dilagano.
La società del lavoro chiede il riconoscimento del diritto all’esistenza ed un reddito garantito che lo tuteli e tuteli una vita umanamente degna. Bisogna passare dalla società del salario a quella del reddito, dove il bivio sarà tra ozio creativo ed ozio dispersivo.
Per rendere questo possibile bisogna rivoluzionare il sistema produttivo, alimentare ed energetico, valorizzare la cura di sé, degli altri e dell’ambiente, ma anche garantire il diritto alla cultura e all’informazione, nonché alla salute.

Ancora dal presidio comasco ha preso la parola Shyvonne Collins di Extinction Rebellion, che ha fatto notare come il fallimento dei canali istituzionali abbia portato ad un continuo peggioramento della situazione ambientale mondiale.
Serve disobbedienza civile che metta in minoranza quelle figure politiche che stanno condannando il pianeta al collasso climatico e sociale.
Bisogna andare contro il fatto che essere cittadini oggi non significa essere fruitori di diritti, ma soggetti a repressione sia politica che economica. Bisogna riflettere sulla responsabilità che ciascuno ha nei confronti di sé stesso e del pianeta andando contro le devastanti politiche securitarie, emergenziali e più in generale legate al neoliberismo.

Terminati i collegamenti da Como, è intervenuta Alessandra Mecozzi, che nella mattinata del 21 è stata in piazza alla mobilitazione di Roma, epicentro della manifestazione nazionale.
Lì la partecipazione è stata forte, con un’iniziativa parallela dei centri sociali che hanno cercato di muovere in corteo verso la sede principale dell’iniziativa, vendendo però bloccati dalla polizia.
Tra le 12 e le 14 è stato attuato un bombardamento di mail e tweet richiedenti un cambiamento netto nelle misure sociali adottate per contrastare la devastazione sociale causata dalla pandemia.
La partecipazione è stata numerosa e la voglia di proseguire il percorso è, evidentemente, tanta. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

Leggi l’articolo di Pietro Caresana con la seconda parte della manifestazione on line e in presenza del 21 novembre.

Guarda la registrazione dell’evento on line dalla pagina fb della società della cura Como.









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