Testimonianze della Como della Cura

Nella seconda parte della mobilitazione comasca del 21 novembre per una Società della cura sono state raccolte testimonianze dal territorio locale. L’obbiettivo di questo momento di confronto di esperienze era quello di dimostrare che la Società della cura non è mera utopia, ma è già orizzonte di moltissime persone che quotidianamente si impegnano concretamente per realizzarla.

Il primo intervento è spettato a Patrizia Losito (Telefono donna), anche lei presente al presidio fisico alla diga.
La sua associazione è impegnata nell’assistenza delle donne vittime di violenza e nella creazione di un percorso di uscita da quella situazione drammatica.
Fondamentale è la dimensione economica: le donne hanno bisogno di un’autonomia economica che consenta loro di sfuggire al proprio carnefice.
La situazione economica del welfare, sempre più lontano dalle reali esigenze dei cittadini, mette rende questa esigenza vitale estremamente complicata da soddisfare.

Ha poi preso la parola Raffaele Faggiano, impegnato con Arci Noerus nell’assistenza durante la pandemia.
La cittadinanza attiva è già all’opera nel chiedere provvedimenti che mettano le persone in condizione di superare senza traumi sociali questo momento critico.
Non solo il tessuto sociale è fragile, ma le istituzioni statali stanno abbandonando la popolazione anche sul piano della distribuzione di dispositivi di protezione individuale.

Mariateresa Lietti, insegnante, ha voluto testimoniare della propria esperienza riflettendo sul problema delle differenze sociali all’interno della scuola.
Le differenze sono tra istituti, ma anche nelle classi, come è noto: le condizioni economiche e sociali creano disparità enormi che vanno sanate attraverso fondi e l’impiego di personale adeguato. La scuola è centrale nella formazione delle persone e dei cittadini; non produce pil, ma è fondamentale come luogo privilegiato di relazioni tra pari, tra giovani ed adulti e tra istituto e mondo esterno. La mancanza di questi legami ha creato sofferenza e traumi e questo è un aspetto che supera anche la diffusione di cultura, che comunque è fondamentale.
Anche l’educazione però deve essere ripensata, riflettendo sul fatto che al piano dell’istruzione vada associata anche la discussione sul corpo e sulla necessità di includere tutte le forme di intelligenza e di corporeità. Questo, e la dad lo ha fatto notare evidentemente, appare un obbiettivo ancora lontano ma fondamentale da raggiungere.

L’intervento successivo è stato quello di Giulia Galera di Miledu, che ha presentato la propria impresa sociale, impegnata nella creazione di opportunità lavorative per persone considerate fragili (in particolare migranti).
L’obbiettivo è l’autonomia economica e abitativa, ma anche la creazione di un impulso di cambiamento sociale che integri le persone nel contesto in cui si trovano a vivere.

Luigi Nessi, di Como senza frontiere, ha raccontato l’esperienza della propria associazione, nata nel 2016 con la questione delle persone migranti in stazione a Como.
Da volontario, Nessi è testimone della trascuratezza con cui Como ha affrontato questo problema: le persone migranti sono abbandonate a sé stesse, senza diritti, spazi ricreativi né opportunità lavorative.
L’associazionismo ed il volontariato non bastano a colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni, capaci solo di creare il carcere di via Regina e paventare l’allestimento di dormitori. In quanto ex consigliere comunale, Nessi ha sottolineato che l’abbandono ha interessato anche la popolazione anziana di Como, costretta spesso a vivere isolata e senza alcun conforto e, ora, messa in pericolo dalla malagestione delle rsa e della sanità regionale e non solo.

A concludere la presentazione delle esperienze già in atto per la società della cura è stato Giacomo Scarpina, di Terra viva.
In quest’intervento è stata sottolineata l’importanza di iniziative come quella del 21 ed è stato presentato l’impegno ecologico e di produzione ambientalmente responsabile della propria associazione.
“Prendersi cura” significa agire partendo da una posizione di comprensione. Questa posizione va mantenuta, ma anche condivisa e lo studio e la conoscenza sono fondamentali in questo senso. La scuola è dunque un veicolo fondamentale per creare individui capaci di impegnarsi realmente per una società migliore.

In conclusione del lungo pomeriggio sono stati effettuati altri due collegamenti. Il primo è stato col presidio comasco, dove lo striscione illuminato con scritto “Società della cura” si è illuminato nel buio invernale.
Poi, è stato accolto l’intervento di Marco Schiaffino, che ha raccontato della manifestazione milanese, totalmente online. La partecipazione è stata molto rinfrancante e gli interventi hanno reso la trasversalità che è la reale motrice del percorso per una Società per la cura.

Una società migliore è un traguardo impossibile da raggiungere singolarmente; bisogna fare rete ed agire sull’intero tessuto sociale. Le azioni sono tante e, anche se il percorso è lungo, la voglia di intraprenderlo è tanta, così come gli enti pronti ad impegnarsi in questa lotta. Le tantissime città che si sono mobilitate in questo 21 novembre lo hanno dimostrato.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

Leggi l’articolo di ecoinformazioni sulla prima parte dell’assemblea on line del 21 novembre.

Guarda la registrazione dell’evento on line dalla pagina fb della società della cura Como.



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