25 novembre/ Indicibile/ Virtuale è reale

Alle Bonicalzi, l’artista che fotografa attraverso gli occhi bleu, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne 2020 ha realizzato Indicibile II. Sulla bocca di tutti (e tutte), una mostra “virtualmente non autorizzata”, visibile dal 24 novembre www.allebonicalzi.com/indicibile.

«Indicibile non deve e non può essere la violenza subìta dalle donne». «Indicibile è l’indignazione di fronte al silenzio di chi osa chiedere conto di quella violenza alle vittime invece che ai carnefici».

Con la mostra Alle Bonicalzi prosegue una riflessione «sul tema dell’integrità personale (e quindi dell’identità) e del silenzio o, meglio, della possibilità e libertà di infrangerlo», avviata con una mostra reale “Indicibile. Il coraggio di rompere il silenzio” (www.allebonicalzi.com/personal/indicibile), realizzata ed esposta per la prima volta nel 2019 al Teatro Sociale di Como e al Teatro San Teodoro di Cantù.

La mostra è costituita da 59 immaginidi un volto di donna, sempre uguale a se stesso e, apparentemente muto, luogo di una violenza fisica e verbale insieme. Un viso «stropicciato, tagliato, ferito, bruciato, soffocato», violentemente negato, che non smette di interrogare chi guarda. Su ciascuna immagine sono stampigliate grossolanamente delle parole rosso vermiglio, unica «voce udibile».La manipolazione fisica dell’immagine di partenza si è fatta elaborazione del pensiero.

La consueta difficoltà che artisti e artiste incontrano a trovare spazi espositivi accessibili, in città come la nostra, dove la cultura è erroneamente considerata un bisogno secondario, e dunque è scarsamente finanziata, quest’anno, a causa della pandemia, si aggiunge un’ulteriore insormontabile problema: se anche la mostra fosse esposta non sarebbe visibile. Ma gli ostacoli sono una sfida da superare creativamente per Alle Bonicalzi, che ha elaborato l’idea di organizzare un’esposizione “fake”, artefatta (nel duplice senso di manomessa e fatta ad arte), un connubio tra reale (la mostra che c’è) e desiderio: esporre le immagini stampate in grandi dimensioni, all’aperto, «attaccate ai muri al posto delle pubblicità, a invadere lo spazio collettivo e imporsi allo sguardo anche distratto di chi passa, come a chiamarci in causa tutti/e e ciascuno/a. Inesorabilmente». Come fare? Bonicalzi ha fotografato alcuni cartelli pubblicitari esposti a Como e ha sostituito digitalmente il contenuto con le opere della serie fotografica.

Ora tocca a noi parlarne, dire che la mostra si può vedere, si può condividere, si può rilanciare. [Celeste Grossi, ecoinformazioni]

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