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ecoinformazioni 362/ La città che cambia

Ecco il numero di ecoinformazioni di novembre 2005, dedicato al tema La sinistra sconfitta, lo potete scaricare qui (pdf).

Il sommario del numero 362

– Rappresentanza zero GIANPAOLO ROSSO

– Latte prêt à porter BARBARA BATTAGLIA

– Quale energia GIULIO POZZOLI

– Diminuire i consumi FRANCESCA DI MARI

– Ostentazione è bellezza MAURIZIO MIGLIORI

– In Sudan senza risposte ANGELIKA ERDT

– Cifrario

Tema: La città che cambia

– La città come relazione ALBERTO BRACCHI E MARCO CASTIGLIONI

– Chiamare i giovani a cambiare la città DARIO MANUETTI

– Storia di un luogo. L’area ippocastano

– La vertigine dellinvenzione CHIARA ROSTAGNO

– Le idee senza idee LAURA VERGA

– Piazza Cavour, una provocazione BRUNO PERLASCA

– Il tempo di Eglom MARCO LORENZINI

– Un’immagine del centro LAURA VERGA

– Luci in sala ALBERTO CANO

– Il trionfo del neoclassico FABIO CANI

– Politecnico ROBERTO NEGRINI

– Plinius MARGHERITA CANEPA

– Frammenti di vita LANFREDO CASTELLETTI

– Rogo mediatico GIANPAOLO ROSSO

– Fuoco fatuo MARCO LORENZINI

– Giro di mostra

ecoinformazioni 361/ Il lavoro precario a Como

Ecco il numero di ecoinformazioni di ottobre 2005, dedicato al tema Il lavoro precario a Como, lo potete scaricare qui (pdf).

Il sommario del numero 361

– Davvero ANTONIA BARONE E GIANPAOLO ROSSO

– Più sicura, meno costosa ROBERTO FUMAGALLI

– Agenda 21 Como. Un’esperienza nel Gruppo mobilità e trasporti ALBERTO BRACCHI

– Gli occhi della libertà FABIO CANI

– La politica senza polis CELESTE GROSSI

– Aprire le moschee MAURIZIO MIGLIORI

– Sguardi di stranieri sulla città PRIYA AGTERBERG

– Flash dalla Palestina ADRIANA MASCOLI

– Cifrario

Tema: Il lavoro precario a Como

– Le forme antiche dei nuovi lavori CECCO BELLOSI

– Precariopoli FRANCESCA POZZI

– Tra autoimprenditorialità e sfruttamento DANILO LILLIA

– Sventure atipiche ROSSELLA RIZZA

– Braccia (e cervelli) offresi BARBARA BATTAGLIA

– Supplenti per sempre TATIANA CERUTI

– Compro anch’io? No, tu no!

– Meglio un evento o una struttura? Cosa costa di più? FABIO CANI

– Esempio museale BETTINA DELLA CASA

– La cartelletta di Alfonso ANTONIA BARONE

– Relativismo liturgico MARCO LORENZINI

– Hard boiled di ringhiera BRUNO PERLASCA

– Catalogo dei libri editi a Como PRIMA PARTE

– Giro di mostra

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 15 aprile 2010

Al Consiglio comunale del 15 aprile la maggioranza scappa per non votare la sfiducia al cda della Ca’ d’industria. La frettolosa uscita dei consiglieri e dello stesso presidente della seduta è stata censurata dalle grida del pubblico: «Votate vigliacchi!!! Prendetevi le vostre responsabilità!!!»

 Molte le preliminari al Consiglio comunale di giovedì 15 aprile. Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto delucidazioni su un concorso per un posto di dirigente ai servizi sociali, «no vogliamo pensare male, chiediamo solo qualche spiegazione» ha precisato. «In questa amministrazione più disastri fai più vieni premiato! Non ne capisco la logica» ha esordito Donato Supino, Prc, riferendosi ai premi dati ai responsabili del cantiere delle paratie e del muro. Marcello Iantorno, Pd, ha invece annunciato la presentazione di una mozione urgente per revocare gli emolumenti agli ingegneri Viola e Ferro.

Meno trascuratezza nella gestione dei beni comunali ha chiesto Mario Molteni, Per Como, che annuncia la presentazione di una lista di tutte le piccole cose da sistemare, a partire dall’orologio di Porta Torre bloccato da qualche tempo.

«Chiedo l’iscrizione all’ordine del giorno della Commissione competente la questione di via Quasimodo» ha detto Vittorio Mottola, Pd, riferendosi alla vertenza con un privato sul possesso di un terreno comunale.

Pasquale Buono, Pdl, ha segnalato la sporcizia dei servizi dei giardinetti di via Italia Libera data la «situazione di degrado e gli zingari in Ticosa».

Un attacco a sindaco è venuto da Luigi Bottone, Liberi per Como, «ho ricevuto una lettera anonima in cui è scritto che lei, signor sindaco, fa parte di 31 società come sindaco ufficiale o supplente», una situazione ambigua per il consigliere che ha chiesto chiarezza al primo cittadino per evitare situazioni come quando durante la discussione della fusione Acsm-Agam si scoprì che Bruni era sindaco in una partecipata di A2A.

Alessandro Rapiense, Area 2010, ha chiesto nuovamente al sindaco di far partire Agenda 21 anche a Como «per cui abbiamo già speso 371 mila euro! E lei deve solo nominare un rappresentante».

Si è quindi insediato il Consiglio ripreso in diretta da Etv. Posti gremiti in sala consiliare e un centinaio di lavoratori e parenti degli ospiti della Ca’ d’industria hanno seguito tutto sullo schermo approntato in Sala Stemmi.

Prima di riprendere il dibattimento sulla delibera riguardante la Ca’ d’industria è intervenuto l’assessore al bilancio Sergio Gaddi, che ha presentato la delibera economica fondamentale del Comune dati i tempi di legge che impongono l’inizio della discussione, che verrà affrontata subito dopo quella sull’ente assistenziale comasco.

Entrate per 94 milioni con una spesa indirizzata principalmente per il sociale, per l’assessore, con «il minor ricorso possibile all’indebitamento anche alla luce del famigerato Patto di stabilità che ci fa spendere 3,9 milioni in meno di quanto potremmo».

Gaddi ha rilevato la bassa copertura con le rette del servizio di asili nido, solo il 36,53 per cento, contro il 70 per cento delle refezioni, il 100 per cento dei servizi cimiteriali, ed il 10 degli impianti sportivi. L’assessore ha poi letto l’elenco del Piano delle opere, gli interventi maggiori previsti, che superano i 100mila euro, citando tra gli altri 1,650 mila euro per la bonifica dell’area ex Ticosa e 250 mila euro per il kilometro della conoscenza a Villa olmo.

Finito l’intervento la discussione è ripresa sull’argomento clou della serata con una bagarre fra parte della maggioranza e opposizione per i documenti.

Il presidente del Consiglio Pastore aveva chiesto al presidente della Fondazione Ca’ d’industria Pellegrino la documentazione inerente la vertenza in atto e l’esternalizzazione del servizio mensa, su indicazione di diversi consiglieri.

La Fondazione ha fatto pervenire tali atti solo nella mattinata e pomeriggio prima della seduta e solo in parte ai consiglieri. Un fascicolo con le carte più interessanti ai fini del dibattito è stata fatta pervenire personalmente solo al sindaco.

Un fatto di cui Pastore si è accorto solo durante la discussione confrontando i documenti differenti dati ai singoli e al primo cittadino: «c’è stata un’incomprensione» si è giustificato, fra le urla e le richieste di sospensione della seduta dai banchi di minoranza. «Datecene almeno una copia per gruppo» ha chiesto Franco Fragolino, Pd.

Le opposizioni, ritiratesi a discutere, hanno quindi richiesto di poter avere almeno una copia della documentazione, ma data la mole non è stata fatta «non possiamo far riaprire il centro stampa a quest’ora…» ha detto il sindaco, mentre il consigliere Iantorno si è offerto di fare lui le fotocopie dell’incartamento.

Tutto in una situazione semiseria con l’avvocato Iantorno che chiedeva la documentazione al presidente Pastore, che rispondeva di non averla, essendo la stessa nelle mani del sindaco, che la teneva sul tavolo alla sinistra di Pastore.

Nonostante ciò la seduta è proseguita, «prendo atto della buona fede – ha precisato Bruno Saladino, Pd – ma stupisce il fatto della consegna dei materiali in mattinata… è un tirare la corda, ed è grave e provocatorio. I documenti sono stati chiesti settimane e settimane fa!».

La difesa d’ufficio del Ceda della Ca’ d’industria è venuta quindi da Marco Butti, «non si può definire totalmente disastroso quanto ha fatto il Cda negli ultimi anni», Augusto Giannattasio, e Massino Serrentino che hanno fatto rumoreggiare i dipendenti presenti.

Avvicinatasi la mezzanotte è stata votata la prosecuzione ad oltranza della seduta dalle minoranze più Liberi per Como e alcuni esponenti liberal del Pdl (che si erano appartati per una discussione), contraria la maggioranza di quest’ultimo partito e la Lega.

Terminato il dibattito Bruno Magatti, Paco, proponente la deliberazione ha ribadito il motivo della presentazione della stessa, chiedere sì il mantenimento dei servizi all’interno della struttura, ma anche ribadire la capacità e volontà di indirizzo del Consiglio comunale sulla Fondazione.

Sospesa per mezz’ora la seduta per una riunione del Pdl si è affrontato il primo emendamento presentato da Supino che recita «si invita a togliere la fiducia ai componenti del Cda nominati dal Comune di Como». Dato che si trattava di esprimere un parere su delle persone precise la votazione era a scrutinio segreto ed appena si è definita la questione tutti i componenti del gruppo Pdl hanno frettolosamente abbandonato l’aula. Sindaco e presidente del Consiglio compresi, quest’ultimo ha chiesto velocissimamente una sostituzione.

Una fuga che ha riempito di sdegno il pubblico presente in aula, ormai alla 1 di notte molto diminuito, che ha iniziato a urlare «votate vigliacchi!!! Prendetevi le vostre responsabilità!!!», alternando con «Buffoni! Vergogna!». Alcuni dei presenti sono rimasti amareggiati urlando ai fuggitivi la loro disillusione per averli votati.

Alla votazione hanno partecipato solo in 18 con 16 voti favorevoli alla sfiducia dei consiglieri della Ca’ d’industria, un contrario ed un astenuto. Una votazione non valida però mancando il numero legale. Fatte due appelli successivi e mancando sempre il numero minimo per continuare la seduta è stata aggiornata a lunedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Comuni razzisti. L’Unicef chiede l’intervento dell’Anci

Il Comitato di Como dell’Unicef ha diffuso la riflessione del presidente nazionale Vincenzo Spadafora sugli episodi di violazione dei diritti umani in Italia. Il testo integrale dell’appello al governo e all’Anci.

«L’Italia ha ratificato il 27 maggio del 1991 la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, che nel 2009 ha compiuto 20 anni. Venti anni fa il nostro paese sancì l’inviolabilità dei diritti dei bambini ed il superiore interesse del fanciullo, il suo diritto alla protezione ed all’uguaglianza. A venti anni di distanza colpisce come alcune istituzioni del nostro paese violino sistematicamente la Convenzione  lasciando in noi grande sconcerto e deplorazione. Quali sono le colpe di quei bambini se i loro genitori, in evidenti situazioni di difficoltà familiare, non riescono a pagare le rette e sono costretti a guardare il piatto pieno di altri compagni nelle mense scolastiche? Sono queste le amministrazioni e i sindaci vicini ai cittadini? Quelli che si fanno carico di tutti, senza escludere nessuno? In casi come questi è sempre una sconfitta per le istituzioni, nazionali o locali che siano, il non essere in grado di tutelare i più deboli, creando di fatto una discriminazione verso i più poveri. Qual è il ruolo dello Stato, se non quello di sostenere i più bisognosi? E’ un episodio che ricorda da vicino ciò che è accaduto a Napoli alcuni mesi fa, quando il piccolo Elvis fu ucciso dal fumo sprigionato da una stufa improvvisata. Anche in quel caso si trattava di un nucleo famigliare povero che non era in grado di pagare la bolletta elettrica. Allora l’Unicef fu il primo firmatario di un appello a sostegno delle famiglie più bisognose. Oggi siamo costretti a ribadire che lo Stato non può far finta di non vedere. Non credo più che siamo di fronte a casi isolati ma ad una strategia che punta a non avere rispetto per i più deboli siano essi bambini o adulti, stranieri o italiani, creando un “effetto domino” anche sui diritti dell’infanzia. Non può e non deve prevalere una cultura dell’infanzia che non la protegga in ogni luogo e che non la renda uguale in ogni contesto. In Italia i bambini non restano solamente “a pane e acqua” come in provincia di Vicenza e Brescia, ora muoiono anche, come ieri a Carugate, se il papà ha la tessera sanitaria scaduta e non può accedere a cure ospedaliere immediate. Chiedo al Presidente dell’Anci Sergio Chiamparino di farsi carico di una iniziativa forte proprio il 27 maggio nei confronti di quei comuni che non rispettano i dettami della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Al Governo invece che al più presto fornisca risposte concrete sul Piano nazionale dell’infanzia che tarda ogni giorno drammaticamente ad essere presentato e sull’istituzione del Garante dell’infanzia, figura che mai come in questi giorni avrebbe (come noi sosteniamo da anni) dimostrato la sua utilità come “tutore” dei diritti dei bambini in Italia.. Proprio così, sembrerebbe impossibile a dirsi, proprio in Italia».

Centinaia per la Ca’ d’industria

Soddisfazione dei sindacati per la partecipazione allo sciopero e manifestazione di mercoledì 7 aprile dei lavoratori della Ca’ d’industria «è stato un corteo molto partecipato, colorato e pacificamente chiassoso – ha dichiarato Matteo Mandressi, segretario Fp Cgil di Como –, hanno preso parte alla manifestazione tanti lavoratori della Ca’ d’Industria e non solo, molti parenti degli utenti della Fondazione, alcuni consiglieri comunali».

 Al termine del corteo è stato consegnato al vicesindaco un documento firmato da Cgil, Cisl e Uil nel quale si ricordano le ragioni della mobilitazione e si chiede un impegno a fermare l’esternalizzazione del servizio cucine.

I lavoratori da un mese presidiano il Consiglio comunale comasco, il Comune esprime 5 dei 7 membri del Consiglio di amministrazione della Fondazione, e promettono di continuare a farlo, anche nella prossima seduta straordinaria che ha all’ordine del giorno la situazione della struttura assistenziale comasca.

A Palazzo Cernezzi Paco, tramite il proprio consigliere Bruno Magatti, ha chiesto di rinviare l’incontro tra il Cda e i sindacati di giovedì 8 aprile «così come ogni ulteriore atto o deliberazione da parte del Cda fino a che il Consiglio comunale non avrà deliberato in merito agli indirizzi da assumere».

Un modo per sottolineare il ruolo e la capacità di indirizzo del Consiglio comunale.

Per il Partito democratico invece «è indispensabile un’urgente verifica della situazione complessiva della Ca’ d’Industria» al di là della situazione contingente dell’esternalizzazione del servizio di refezione.

«Dai bilanci degli ultimi cinque anni, tutti chiusi con perdite, – hanno dichiarato il segretario provinciale Luca Corvi e quello cittadino Stefano Legnani – appare infatti che esse sono state fino da ora contenute in importi non elevati ricorrendo da un lato ad un aumento delle rette nell’ordine di oltre l’11 per cento negli ultimi due anni e dall’altro dal maturarsi di una plusvalenza di oltre 1.800.000 euro conseguente alla vendita di un terreno edificabile a suo tempo ricevuto in donazione». Una situazione che non può essere procrastinata ulteriormente perché è «evidente che non potranno essere continuamente incrementate le rette degli ospiti e che la plusvalenza ha costituito un fatto straordinario che non si ripeterà», perciò il Pd comasco chiede di «assumere responsabilmente tutte le conseguenti decisioni che consentano di conservare in futuro questo importante patrimonio a servizio della città».

Il cda della Ca’ d’industria rispetti il Consiglio comunale

Il Consiglio di amministrazione della Cà d’Industria per Paco non deve decidere niente fino a quando non termina il dibattito in Consiglio comunale.

 Dopo la sospensione della seduta speciale sulla Ca’ d’industria a Palazzo Cernezzi non si trova un accordo sulla data per riprendere il dibattito sulla delibera che chiede la «revisione della posizione recentemente assunta in merito all’esternalizzazione della cucina» e di «garantire, per il futuro, la salvaguardia delle gestione diretta (in house) di tutte le funzioni collegate direttamente alle persone». Una proposta a cui sono già stati presentati ben quattro emendamenti sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Settimana prossima si riunirà nuovamente la Conferenza dei capigruppo per cercare un accordo e, come recita una nota alla stampa del gruppo di Paco, «il dibattito sulla delibera d’indirizzo riguardante Ca’ d’Industria riprenderà verosimilmente il 12 aprile, se non addirittura il 15».

«A questo punto diventa di straordinaria importanza – sottolinea il documento firmato dai portavoce della lista della rondine – la richiesta, fatta protocollare nella giornata di mercoledì scorso, da Bruno Magatti, capogruppo di Paco e promotore della delibera d’indirizzo».

Magatti ha chiesto di rinviare l’incontro tra il Consiglio di amministrazione della Fondazione e i sindacati di giovedì 8 aprile «così come ogni ulteriore atto o deliberazione da parte del Cda fino a che il Consiglio comunale non avrà deliberato in merito agli indirizzi da assumere».

Infatti per Paco «in assenza di indirizzi espressi dall’organismo competente (il Consiglio comunale) l’azione degli amministratori potrebbe invocare l’assoluta autonomia: ma ora il dibattito relativo agli “indirizzi” è stato avviato e il rispetto del ruolo istituzionale dell’organo consiliare esige che si concluda l’iter avviato con l’espressione del voto, prima che si possa procedere a qualunque atto deliberativo da parte di Ca’ d’Industria».

Il Consiglio comunale di Como di martedì 30 marzo 2010

Liberi per Como e i liberal del Pdl attaccano, insieme alle minoranze, l’immobilismo del sindaco sulla Ca’ d’industria. Più di cento persone fra dipendenti, comparsi anche con dei cappelli da cuoco, parenti degli ospiti, sindacalisti e cittadini hanno partecipato alla seduta speciale del Consiglio comunale comasco sulla Ca’ d’industria di martedì 30 marzo.

 Nelle preliminari Bruno Magatti, Paco, ha ripercorso la storia della richiesta di un Liceo musicale in città «fino a quindici giorni fa il Teresa Ciceri era nell’elenco di quelli previsti in Regione Lombardia». Un traguardo che avrebbe dovuto essere raggiunto a compimento di un percorso ormai trentennale, una meta scippata, per il consigliere della rondine inspiegabilmente dal Liceo Cairoli di Pavia. Di qui la richiesta di una attivazione dell’amministrazione per cercare di recuperare l’indirizzo musicale. Dello stesso avviso Vittorio Mottola, Pd, per cui l’ex Istituto magistrale «ha acquisito, dagli anni ’80, professionalità e strumentazioni».

Alessandro Rapinese, Area 2010, anticipando l’argomento della serata, ha letto un’interrogazione, che ha presentato in serata, in cui chiede «quale sia l’organo di controllo previsto dallo statuto della Fondazione e se sia possibile acquisire copia dei verbali di tale organo».

Donato Supino, Prc, vista la calca all’ingresso della sala consiliare ha chiesto al vicepresidente del Consiglio di poter lasciare entrare i convenuti, oltre alla ventina di posti a sedere che la sala garantisce per il pubblico. Una proposta accolta da Vincenzo Sapere, nonostante i mugugni di alcuni rappresentanti della maggioranza.

La seduta è così iniziata con la presentazione di una delibera presentata da Paco, e sottoscritta da altre forze, che si ripropone di arrivare «alla revisione della posizione recentemente assunta in merito all’esternalizzazione della cucina» oltre a «a garantire, per il futuro, la salvaguardia delle gestione diretta (in house) di tutte le funzioni collegate direttamente alle persone».

Il presentatore Magatti ha sottolineato la dipendenza del Consiglio di amministrazione della Ca’ d’industria da un mandato dato dal Consiglio comunale comasco; i cinque settimi sono di nomina del sindaco. «Qualcuno ha detto che la scelta di esternalizzazione del servizio pasti è stata già fatta negli ospedali – ha precisato Magatti – ma là si è ospiti solo per un breve periodo di tempo».

Il presidente Pellegrino e i suoi consiglieri si sono trovati tra due fuochi, dato che bordate sono partite anche dai banchi della maggioranza. Lamentando la poca chiarezza e la mancata risposta ad alcune domande in Commissione Luigi Bottone, Liberi per Como, ha esclamato «vada a casa questo Cda!». Aggiungendo «Pellegrino ha detto che non è tenuto a risponderci, ma stiamo scherzando?». «Non si può risparmiare sugli anziani» ha rimarcato il suo compagno di gruppo Emanuele Lionetti. Contrariato anche Pasquale Buono, Pdl, «il presidente della Fondazione ha dato risposte incomplete», rincarando la dose «signor sindaco se lei mi nomina e io rappresento una parte politica di maggioranza non posso poi fare quello che mi pare!». Il vicecapogruppo del Pdl a Palazzo Cernezzi ha poi definito interessanti le affermazioni di Magatti e chiesto a Pellegrino un confronto serio.

Sulla fiducia data da Bruni ai membri del Cda della Ca’ d’industria sono intervenuti anche Rapinese, che ha attaccato a spada tratta il primo cittadino, «la responsabilità di tutta la situazione è sua», chiedendone la sfiducia, e Mario Molteni, Per Como, «lei ha fatto un patto con le persone che ha nominato, a cui ha dato la massima fiducia. Ed ora prendono decisioni così importanti senza neanche consultarla?».

Mottola ha letto una lettera speditagli dal figlio di un ospite che testimonia del peggioramento della qualità dei pasti, mentre Supino, che ha chiesto l’azzeramento della dirigenza delle Ca’ d’industria, ha ricordato che il Consiglio comunale si era impegnato a far cambiare lo statuto della Fondazione per permettere ai consiglieri di partecipare alle sedute del suo Cda. Marcello Iantorno, Pd, si è scagliato contro le modalità della gara appalto e all’appalto stesso che essendo decennale sarà una pesante eredità per il futuro sindaca e la futura dirigenza della struttura assistenziale comasca.

Tutto è nato dopo l’intervento dei Nas e dalla chiusura della cucina di Rebbio «ma chi aveva la delega alla salubrità delle cucine? Qualcuno avrà delle responsabilità?» ha chiesto Luca Gaffuri, Pd, che ha posto il problema di una prospettiva di lungo termine: «Negli ultimi anni il bilancio si è retto grazie alla vendita di alcuni terreni e ad un aumento delle rette, una politica che non può continuare».

A fine serata il capogruppo del Pdl Marco Butti ha chiesto una sospensione per una discussione all’interno del proprio gruppo, rientrati in aula, data l’ora, il presidente della seduta ha proposto di sospendere la discussione e di aggiornarla ad un’altra data.

Gaffuri ha chiesto quindi di andare ad oltranza fino all’esaurimento dell’argomento, una proposta bocciata dalla maggioranza. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Pasquetta sotto i cedri

L’iter per l’abbattimento dei due cedri di via Matteotti ad Asso procede con il parere non ostativo della Commissione lavori pubblici e viabilità della Provincia di Como per la quale la costruzione di una rotonda davanti al municipio sarebbe un intervento migliorativo che favorirebbe una maggiore sicurezza della trafficata arteria valassinese. Ma l’impegno dei numerosi cittadini che nelle ultime settimane si sono mobilitati per la salvezza delle due maestose piante continua nel segno della protesta nonviolenta e creativa.

L’appello è ora  per una festa-presidio per la giornata di Pasquetta, lunedì 5 aprile, con un pic nic proprio sotto i due cedri. «Partecipate numerosi e portate roba buona da mangiare e da bere. A quanti vogliono bene a questi alberi: potrebbe essere l’ultima che facciamo» è l’invito degli amministratori del gruppo di Facebook Salviamo la cascata Vallategna, che ha raggiunto il ragguardevole numero di 2353 fan e propone ora una discussione costruttiva con la condivisione di proposte per la valorizzazione dell’area della cascata alternative alla costruzione del supermercato.
In numerosi esercizi commerciali di Asso continua inoltre la raccolta di firme per chiedere il blocco del progetto e grazie al contributo del Fai (Fondo Ambiente Italiano) sarà possibile firmare anche a villa La Rotonda e villa Mezzanotte a Inverigo sabato 27 e domenica 28 marzo in occasione della Giornata di Primavera.
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