arte

Shirin Neshat

Per un’arte laica. Shirin Neshat è un’artista iraniana, esule dal suo paese perché dissidente dalla repubblica islamica di stretta osservanza confessionale. La sua opera è visivamente piuttosto nota (molte delle sue immagini e anche le sue più recenti produzioni video sono spesso citate e diffuse), assai meno nota è la sua vicenda personale, culturale e politica, che in questo contributo racconta con chiarezza, serenità e passione. Al centro della sua vicenda di donna e del rapporto con la storia del suo Paese, c’è la distruzione dello Stato laico in Iran (fomentata dalle “democrazie” occidentali). La laicità non è dunque una questione “aggiuntiva” della storia contemporanea, ma un centro problematico fondamentale.

Guarda il video nell’edizione del 15 gennaio 2021 di Arci Como web tv.

Partecipa all’incontro del 15 gennaio alle 21 Laicamente sorelle e fratelli tutti da computer, tablet o smartphone.
https://global.gotomeeting.com/join/138032413

Segui l’incontro sulla pagina fb di ecoinformazioni.

Arte/ Black wave al Museo della seta

In tempi calamitosi come questi intitolare una mostra “Black wave” (onda nera) potrebbe evocare cattivi auspici: l’onda nera in questione, viceversa, è un’onda culturale (una vague non solo nouvelle, tanto per non limitarci alle assonanze anglofone), che non travolge, ma nutre e vivifica.

Fuori di metafora: l’onda si riferisce sia a un movimento culturale di “recupero” in chiave assolutamente attuale di elementi dell’africanità che cresce negli ultimi anni in area statunitense ma solo, ma anche – crediamo – agli effetti finali /l’“onda lunga”) di un’iniziativa didattica che ha avuto luogo al CIAS Formazione professionale di Como a partire da due corsi per acconciatori in cui sono stati coinvolti anche i giovani richiedenti protezione internazionale della Cooperativa Intesa Sociale.

In breve: da un progetto didattico si è inevitabilmente passati a un processo di contaminazione culturale e poi a un progetto di comunicazione, perché il percorso fatto – di grande ricchezza – non poteva limitarsi a coinvolgere “pochi” soggetti professionalmente interessati.

Quindi: il ritorno dello stile afro nella moda e nella cultura occidentale è stato il viatico di un «percorso antropologico di cultura della moda» (ma forse, più semplicemente, si potrebbe dire «di cultura» tout court), che ha coinvolto prima le acconciature, poi la moda e infine (ma non è detto che sia la “fine”) la cultura visiva.

Intorno a questo lungo percorso si sono ritrovate scuole (il CIAS, appunto, e il Setificio), una cooperativa (Cooperativa Intesa Sociale), docenti (Francesca Gamba, che della mostra è ispiratrice prima ancora che curatrice, e parecchie altre), studenti (nativi e migranti), un fotografo (Carlo Pozzoni, che ha incarnato il ruolo di comunicatore pubblico, visto che le sfilate previste non avevano potuto svolgersi per le inclementi condizioni meteo) e un museo (il Museo della Seta, sede dell’esposizione).

Così, oggi e fino al 30 dicembre, nella sede di via Castelnuovo, è possibile “scoprire”, in mezzo ai macchinari della filiera serica, un cospicuo gruppo di immagini che ritraggono le acconciature realizzate (ma anche gli abiti e, soprattutto, le persone): fotografie che sono “usate” per raccontare un progetto di cultura (gli scatti originali di Carlo Pozzoni, infatti, sono stati “post prodotti” da ragazzi e ragazze del Setificio) e per ispirare un possibile destino post globale della filiera tessile (l’allestimento distribuito nel Museo è quasi sempre efficace e convincente, e anzi anticipatore di possibili sintesi creative future).

Una “buona pratica” con “begli esiti” che merita una visione non superficiale.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Arte non convenzionale in mostra

L’associazione Alfonso Lissi ha accolto, nella sede di via Ennodio a Como, l’esposizione Lis-piazza – Mostra, installazioni e performance di arte non convenzionale. Un’occasione per incontrarsi e scambiarsi la propria idea sul tema della piazza. Guarda l’album della foto della mostra di Mara Cacciatori.

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19-20 settembre/ Associazione Lissi/ Arte non convenzionale in mostra

«I giorni 19 e 20 settembre, l’Associazione Alfonso Lissi organizza, presso la propria sede di Via Ennodio 10 a Como, l’esposizione “Lis-piazza – Mostra, installazioni e performance di arte non convenzionale”. Tale evento si inserisce nel contesto di Spazio Lissi, una serie di mostre artistiche che si svolgeranno nei prossimi mesi.
Ospiti di questo evento sono 17 giovani artisti del nostro territorio; sono fotografi, pittori, scultori e musicisti che hanno elaborato i loro lavori (tutti inediti) su un tema specifico: la piazza.

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ARCI COMO WebTV/ Palinsesto 4 settembre/Arte a chilometro (quasi) zero

In un periodo in cui, soprattutto per le limitazioni o le autolimitazioni, gli spostamenti dai propri luoghi di residenza si sono molto ridotti – e quindi si è molto ridotta la disponibilità a fruire dell’arte direttamente dal vivo –, vale la pena provare a invogliare a (ri)scoprire le possibilità che offre il territorio, a distanza quasi-zero. L’abbiamo fatto ripetutamente in questi mesi, e lo rifacciamo quasi in chiusura della stagione solitamente dedicate alle vacanze, con una forsennata sintesi che in teoria copre molti secoli di arte e storia. Non considerate queste brevi introduzioni ai diversi argomenti come sostitutive, ma come introduttive, a un approccio diretto!

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Arte/ Due mostre alla Pinacoteca di Rancate

Dopo l’inevitabile chiusura imposta dall’emergenza covid-19, i musei del Canton Ticino, a poca distanza dal territorio comasco, hanno ripreso da qualche settimana l’attività.

Anzi, proprio in questi giorni, con l’obiettivo di non tornare semplicemente alla “normalità” precedente, i musei del Mendrisiotto hanno annunciato di aver dato vita a un coordinamento “di area” in grado di valorizzare ulteriormente le loro iniziative, così i Musei d’arte del Mendrisiotto (l’inevitabile acronimo è MAM) si sono dotati anche di nuovi strumenti web come il nuovo sito che offre una panoramica su tutta la loro offerta culturale.

All’interno di questa significativa realtà, la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate-Mendrisio conduce da sempre una fondamentale opera di ricognizione e promozione del patrimonio artistico del territorio.

Le due mostre attualmente in programmazione costituiscono un approfondimento del tutto particolare, estremamente utile per comprendere la complessità della stratificazione culturale di un territorio costitutivamente aperto a contaminazioni di ampio raggio (così simile, del resto, al contiguo territorio lariano…).

Jean Corty è un artista che ha attraversato l’Europa nella prima metà del Novecento; dal nativo Cantone di Neuchâtel a Bruxelles, poi di nuovo in Svizzera a Mendrisio, e ancora a Neuchâtel, a Mendrisio… Figlio d’arte nel senso più “fondamentale” dell’espressione (il padre era muratore e decoratore), visse un profondo disagio personale e psichico, tanto da essere ricoverato al Manicomio di Mendrisio negli anni Trenta. Qui incontrò il dottor Olindo Bernasconi, che lo incoraggiò a portare avanti la sua ricerca figurativa, nella prospettiva di un “ritrovamento” personale. La mostra di Rancate indaga e retituisce, quindi, proprio questo singolare intreccio tra ricerca artistica, relazione di cura e contesto territoriale (la vicenda dell’ospedale psichiatrico di Mendrisio, poi, si interseca con quella dell’ospedale comasco, con cui condivide pezzi di storia). Ma non si pensi che l’opera di Jean Corty sia apprezzabile solo per quel tanto che riesce a raccontare del disagio personale dell’autore; al contrario, è un’opera significativa in sé, capace di entrare in relazione con le contemporanee esperienze artistiche europee e di rimodularle sulla base personale. Di grande potenza espressiva sono i numerosi ritratti (sia a matita che a olio), così come i paesaggi, principalmente rurali. (Si noti, di passaggio, che le inevitabili “assonanze” con opere di autori di ben più alta notorietà sono più negli occhi di noi che guardiamo e cerchiamo di “riconoscere”…).

Le opere esposte provengono dalla collezione del dottor Olindo Bernasconi, che l’ebbe in cura al Manicomio di Mendrisio, e sono quindi testimonianza della speciale relazione di cura instauratasi tra paziente e medico, una relazione dal sapore anche letterario. E non a caso il catalogo della mostra si apre con una citazione del sommo capolavoro Il maestro e Margherita di Bulgakov.

La seconda mostra di Rancate (nella grande sala al piano superiore della Pinacoteca) è dedicata a Willy Leiser congiuntamente alla compagna di vita e di arte Teresa Giupponi.

Anche Willy Leiser e Teresa Giupponi sono persone in movimento: Willy nasce a Bienne, Teresa a Sciaffusa (ma la sua famiglia è lì emigrata da San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo), insieme giungono in Ticino nel 1943 dove vivono fino alla loro scomparsa (Willy muore prematuramente nel 1959, Teresa a settantun anni nel 1993), non senza frequenti spostamenti, ovviamente, sia in Svizzera che all’estero. Sono in movimento anche dal punto di vista artistico, alla ricerca di un proprio approccio tra molte diverse possibilità: tra astratto e figurativo (mai naturalistico, però), tra segno grafico ed espressivo. L’esposizione della Pinacoteca Züst è soprattutto dedicata a Willy (a Teresa il m.a.x.museo di Chiasso ha dedicato un’importante mostra nel 2012) e le opere di Teresa sono usate come contraltare dialettico, come testimonianza delle diverse sensibilità all’interno di una ricerca contaminata da una vita condivisa. Stupisce, effettivamente, nell’opera di Willy Leiser la varietà di approcci e, contemporaneamente, la capacità di appropriarsi di differenti strumenti espressivi, non solo le diverse tipologie (astratto – figurativo, decorazioni parietali – grafica d’arte ecc.) ma anche i materiali (dal legno alla pietra, dal filo di ferro all’inchiostro…). In più, grazie a una notevole documentazione fotografica (opera soprattutto di Claude Fleury), è possibile farsi un’idea dello straordinario laboratorio-abitazione di Sala Capriasca, dove Willy e Teresa portarono avanti il loro progetto di vita e di arte.

L’accostamento delle due mostre, in realtà assai diverse, permette al pubblico – per lo più ignaro delle vicende di tali artisti – una sorta di “viaggio trasversale” nell’arte del Novecento, visto nella prospettiva originata da un territorio di frontiera, consapevole – alla fine – di esserlo.

Infine un encomio sincero merita l’allestimento (ma bisognerebbe dire: gli allestimenti), capace di reinventarsi con misura e intelligenza, instaurando un dialogo efficace con opere così varie.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Vedute della mostra dedicata a Jean Corty

Vedute della mostra dedicata a Willy Leiser e Teresa Giupponi

Jean Corty 1907 – 1946. Gli anni di Mendrisio

a cura di Mariangela Agliati Ruggia, Alessandra Brambilla, Giulio Foletti

Willy Leiser 1918-1959. Grafica pittura scultura

a cura di Giulio Foletti, in collaborazione con Mariangela Agliati Ruggia, Alessandra Brambilla

Rancate (Mendrisio), Pinacoteca Züst

fino all’11 ottobre 2020

Orari: martedì-domenica 14-18 (luglio e agosto); 9-12, 14-17 (settembre e ottobre); lunedì chiuso, festivi aperto

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 8

Info: 004191 8164791, http://www.ti.ch/zuest

ARCI COMO WebTV/ “Èstate con noi”/ Marcel Gotene

Dalle 12/ Artur Borghesani ci porta un video su Marcel Gotène (1939/2013), artista congolese che in sessant’anni di carriera è diventato il simbolo della pittura africana nel mondo. La ricchezza dei suoi dipinti prende spunto dalle scene di vita quotidiana, dai villaggi, dalla danza, dalle piccole case di paglia, dalle savane, dalle foreste. Le sue tele esprimono movimento, fantasia, prediligendo un universo tormentato, con suonatori di tam-tam, danzatori, uccelli, animali in un groviglio ingarbugliato, dando vita a vere e proprie favole dai colori vivaci, vibranti e vivi, come porpora, blu, arancione, rosso e giallo. In alcuni quadri Gotène vuole denunciare quello che di negativo vede nella vita quotidiana.

I programmi del 26 luglio.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

26 luglio-16 agosto/ Arci Xanadù/ Schermi d’arte alla Villa del Grumello

Torna l’arte nella Villa del Grumello: di seguito il programma completo di Schermi d’arte, la rassegna cinematografica curata da Arci Xanadù sulle persone e le storie dietro i movimenti artistici che hanno fatto la storia.

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Arte/ Alberto Giacometti in mostra a Chiasso

Alberto Giacometti è uno dei grandi artisti del XX secolo che crediamo di conoscere: alcune delle sue opere si sono stabilmente insediate nell’immaginario collettivo, tanto da costituire una sorta di patrimonio comune dell’orizzonte visivo, e non solo per chi ha specifici interessi e competenze artistiche.

Poi, a considerarlo con l’attenzione che merita, rivela come tutte le grandi personalità una ricchezza completamente nuova.

È questa la sollecitazione che proviene dall’interessante mostra allestita al m.a.x.museo di Chiasso, aperta dal 9 giugno scorso, quando ancora non era accessibile al pubblico proveniente dal territorio italiano, e che da qualche giorno è accessibile per tutti.

L’esposizione è prioritariamente dedicata alla grafica dell’artista, secondo la missione dell’istituzione museale chiassese, sviluppata a partire dall’eredità del grande grafico elvetico Max Huber. E quindi è esposto un nutrito gruppo di opere (oltre quattrocento) realizzate con le diverse tecniche della grafica d’artista: xilografie, calcografie (soprattutto acqueforti) e litografie, comprese anche numerose illustrazioni per volumi, affiancate – sala per sala – da qualche scelto esempio di pittura e scultura, per sottolineare l’ampiezza e l’articolazione dell’orizzonte espressivo di Giacometti.

Nato nel 1901 in una frazione del comune di Stampa, nel Cantone Grigioni, Alberto Giacometti è artista cosmopolita quant’altri mai. Figlio d’arte (il padre Giovanni è pittore) e introdotto dal padre alla conoscenza diretta dell’arte europea contemporanea, appena poco più che ventenne, Giacometti si trasferisce a Parigi, dove si compie in buona parte la sua formazione. Attraversa quindi, stando in uno centri fondamentali di elaborazione (se non proprio “il” centro), le principali correnti d’avanguardia, ma – a considerare la sua vicenda artistica con sguardo retrospettivo – sembra quasi che avesse chiara fin dall’inizio la sua personalissima strada (o forse è una nostra percezione, incapace di staccarsi dalle sue opere più riconoscibili…).

Nell’esposizione, allestita in ordine sostanzialmente cronologico a partire dalle prime incredibili prove di un ragazzino appena decenne, si coglie il lavoro costante per l’elaborazione di un proprio linguaggio espressivo che aspira a un’essenzialità assoluta, frutto però non di una riduzione “minimalista” ma di una stratificazione profonda. Nella sua grafica, infatti, il segno nasce dalla complessità della relazione, dalla dialettica tra lentezza e velocità: sintesi magistrale a partire dall’analisi di dettaglio. All’interno di questo percorso si evidenzia la centralità della figura umana, continuamente indagata (straordinari sono i tanti ritratti ravvicinati, così come i nudi femminili frontali). In queste figure si rende evidente quell’intreccio tra arte e pensiero, richiamato nel titolo della mostra: Giacometti non fu propriamente un “teorico” ma, con atteggiamento significativamente moderno, attribuì sempre una notevole importanza alla “narrazione” ovvero alla comunicazione del proprio agire (e a questo proposito è particolarmente interessante una delle sue ultime opere, Paris sans fin, che contiene centocinquanta litografie e un suo testo).

Fondamentali per ricostruire l’universo dell’artista sono poi anche le molte fotografie che gli vennero dedicate durante la sua vita: vederle, con quel suo volto così espressivo, alternate alle sue opere induce quasi a pensare di poter vedere con i suoi occhi.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alberto Giacometti (1901-1966) grafica al confine fra arte e pensiero

a cura di Jean Soldini e Nicoletta Ossanna Cavadini

m.a.x museo, via Dante Alighieri 6, Chiasso – CH

fino a il 10 gennaio 2021 (chiusura estiva da 3 al 17 agosto agosto compresi)

orari: martedì-domenica 10-12, 14-18

Ingresso: CHF / euro 10; ridotto CHF / euro 7

Alcune vedute dell’allestimento:

Arte/ Black lives, black ink

Se Black lives matter comincia a dare forma all’arte, forse una speranza c’è: quella che cambi la percezione della situazione, che le ovvietà cedano progressivamente il passo a sensazioni più articolate, che le emozioni evolvano in consapevolezza. Non sarebbe poco.

Che a Como queste istanze vengano messe in mostra è fonte di ulteriori speranze: se si muove la periferia dell’impero, forse i tempi stanno davvero cambiando (Times they are a-changing, tanto per citare).

Alla libreria Plinio il Vecchio, in via Vittani a Como, è allestita da qualche giorno una mostra: Hands of protest è il titolo, Disegni ispirati al movimento “Black lives matter” il sottotitolo, Richard Tosczak l’autore. Sono alcune opere (gli spazi sono ridotti) che hanno al centro le persone, e soprattutto le loro mani. Con un segno potente, fluido, vibrante (e persino sensuale) l’autore (originario del Belgio, dov’è nato nel 1966, formatosi in Canada, dove ha studiato ad Alberta, e approdato a Como non si sa come) racconta uno spaccato delle proteste di queste settimane: segni tracciati su cartoni di recupero, espressioni dirette su materiali poveri.

Sono, come s’è detto, soprattutto mani: più spesso arrabbiate (pugni chiusi e dita medie alzate), qualche volta più dolci (di fronte all’ingresso ne spicca una che offre un fiore). Colore nero, pastoso (si direbbe quasi inchiostro da stampa), ma anche biacca a illuminare i volumi. Poi, nella seconda stanza, una grande presenza centrale con figure intere o quasi: da un lato un uomo, dall’altro una donna (in piano americano), e il cartello ormai iconico “I can’t breathe”.

È una piccola mostra: non cambierà il mondo, certo, ma potrebbe cambiare la nostra attenzione, per un momento almeno. E poi restare.

Grazia all’amica Pia, che l’ha proposta, e all’amico Alberto, che l’ha accolta. E a voi, se la vorrete vedere. E capire.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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