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C’era una volta il Muro/ Frammenti di Muro in scena

Nella serata di mercoledì 13 novembre è andato in scena, all’Ex fornace di Milano in Alzaia Naviglio pavese, lo spettacolo Il muro e lo specchio. Sul palco, la Compagnia dell’elefante 2019, ospite del penultimo giorno della rassegna C’era una volta il Muro.

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C’era una volta il muro/ Il muro dello stigma e dei pregiudizi verso la malattia mentale

Si è svolta il 12 novembre 2019 la serata dedicata al tema della paura verso la malattia mentale e come essa possa rappresentare a tutti gli effetti un muro che ci divide tra individi appartenenti alla stessa società. A dialogare con Gianni Zuretti c’era Antonella Barlocco, psichiatra del Centro Psicosociale di Cuggiono Asst Ovest MI, mentre Paolo Ronchetti con il suo progetto Aliens inframezzava i dialoghi tra i due.

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ecoinformazioni on air/ Segre comasca

Il servizio di Gianpaolo Rosso il 12 novembre a Metroregione di Radio Polare alle 7,15 La proposta di riconoscere la cittadinanza onoraria di Como a Liliana Segre arriva via social da Adria Bartolich della Cisl dei Laghi e ha adesioni bipartisan e della società civile. Ovvie le motivazioni politiche e culturali e per Como il fatto che la senatrice a vita è stata detenuta anche nel carcere di San Donnino della città prima di essere inviata al campo di sterminio di Aushwitz.

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Video/ La Giunta nega a Fff la Consulta ambientale

Ore 18 di martedì 12 novembre: conferenza stampa volante, nel Cortile d’onore di Palazzo Cernezzi, della delegazione di Friday for future Como, subito dopo l’incontro con una delegazione di Assessori comunali (assente il sindaco). La sintesi dell’incontro nella parole del portavoce dei giovani, con un giustificato velo di delusione.

ecoinformazioni on air/ Arcigay c’è

Il servizio di Gianpaolo Rosso il 11 novembre a Metroregione di Radio Polare alle 19,45. Dopo dieci anni dall’esperienza del Gruppo gay e lesbica nasce a Como l’Arcigay. Il Consiglio direttivo nazionale dell’associazione che ha dato il via libera a Svolta arcobaleno. Si chiama così il nuovo circolo che nasce per affermare i diritti Lgbt in un territorio difficile dove non sono rari gli episodi di violenza e di intolleranza omofoba come accaduto a luglio in città quando un attivista è stato aggredito da uno sconosciuto che lo ha ferito e insultato pesantemente per il suo orientamento sessuale.

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C’era una volta il muro/ Canzoni attorno ai muri

Si è svolta il 9 novembre sera, con grande partecipazione di pubblico, la serata che prevedeva esecuzioni di canzoni che parlano di muri, prigionia, ma anche di libertà e ribellione contro l’oppressione. Il trio composto da Paolo Ronchetti, Roberto Rossi “Stanga” e Luigi “Napo” Napolitano è passato dai Pink Floyd ai Kraftwerk, da Ivano Fossati a Anaïs Mitchell. Popoli, nazioni, storie diverse che hanno affrontato divisioni e lotte, o che, nel loro piccolo di artisti, hanno cercato di parlarne per portare all’opinione pubblica situazioni che altrimenti sarebbero passate in sordina.

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L’Arci con Svolta arcobaleno

L’Arci di Como ha seguito con attenzione e interesse la costituzione dell’Arcigay di Como, non solo per il profondo legame che lega le nostre associazioni unite nella Federazione Arci, ma soprattutto perché, in questa fase che vede rigurgiti pericolosissimi di antisemitismo, fascismo, razzismo e omofobia, lo sviluppo del Circolo di Como che afferma l’orgoglio Lgbt è importante e vitale.

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Intervista al climatologo Frank Raes / Il Movimento Fridays for future rimanga se stesso

Parla per quasi due ore di cambiamenti climatici introdotto da Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi. E lo fa appassionatamente, a tratti quasi concitato. Poi risponde alle domande del pubblico in modo non liquidatorio. E non si stanca di spiegare, precisare, capire meglio le osservazioni rivoltegli.

Ma il professor Frank Raes, climatologo di fama internazionale, non è un ambientalista con l’elmetto. Termini come «occupazione» e «resistenza passiva» non fanno parte del suo vocabolario. E non solo perché sente il dovere di stare dalla parte delle istituzioni virtuose, mantenendo una collaborazione con la Commissione europea, come egli stesso ammette.

Soprattutto perché ha un approccio scientifico ai problemi, essendo un fisico. E un innato ottimismo, basato sulla convinzione che uomo e ambiente sono strettamente connessi e forse è questa, l’unica vera loro fortuna. Inutile, quindi, tentare di fargli domande politiche. Ma questo lo abbiamo capito solo dialogando con lui.

«Professor Raes, recentemente il Comune di Como ha emesso un’ordinanza che impone di tenere chiuse le porte di accesso ai negozi per evitare dispersione termica, ma a eccezione di quelli che installano barriere d’aria, ovvero dispositivi elettrici che consentono di lasciarle aperte. Dato che il consumo da loro prodotto sembra alto, secondo lei si tratta di una misura adeguata? E ci sarà un vero risparmio, oppure è solo fumo negli occhi?»

«È difficile rispondere su due piedi alla domanda: bisognerebbe fare uno studio, che forse è facile redigere, trattandosi solo di misurare e monitorare costi e benefici».

«Ma non le sembra un controsenso che per risparmiare energia sia necessario consumarne?»

«Teoricamente si. Ma non è detto che poi il risparmio – anche contenuto – non sia reale. Piuttosto bisognerebbe chiedere al Comune se questa ordinanza sia stata emessa in base a studi scientifici. E farseli indicare, per poter verificare».

«Cosa pensa dell’evoluzione del movimento italiano Fridays for future? Ha qualche suggerimento in merito?»

«Parlo sempre con loro e devo dire che hanno realmente mosso qualcosa. E hanno pure la consapevolezza di averlo fatto. Ora è necessario che proseguano la loro lotta senza radicalizzarsi, meglio se continuando a organizzare eventi e scioperi. Ma con modalità sempre giocose, senza diventare troppo seri o intransigenti. Devono avere pazienza e andare avanti così per qualche anno, fino a quando le cose inizieranno a cambiare. Perché l’effetto delle loro lotte non è solo sui giovani, ma anche sugli adulti. Sui politici. Sperando che tra gli adulti non prevalga il cinismo che emerge in certi ambienti e che tende a svilirli a causa della loro giovane età. Il suggerimento è: continuate ad avere la scienza come riferimento, cosa che per altro fanno già. Le possibilità di cambiare le cose ci sono, come spiegavo poco fa, e loro devono convincerci. Se poi le cose continueranno a non cambiare, evidentemente è perché nella società ci sono interessi non sani».

«Ma in questo Movimento, lei vede un’evoluzione?»

«Per il momento è difficile dirlo, perché in fondo esistono da poco più di un anno. Tra pochi giorni – il 29 novembre – organizzeranno un nuovo sciopero globale, e dovranno riuscire a spiegarne bene le motivazioni. Perché siamo noi adulti a dover cambiare le cose. Il loro ruolo consiste nel convincerci a farlo. Poi anche loro cresceranno, andranno a votare e toccherà infine a loro influenzare le politiche e costringerle a cambiare».

«Secondo lei, è davvero possibile ottenere risultati nelle lotte ambientali rimanendo solo nell’ambito della legalità?»

«La legalità è importante… (ride). Penso che una società senza legalità non vada da nessuna parte. E dalla parte della legalità credo debbano stare anche i giovani. Penso che comunque sia possibile cambiare il sistema anche divertendosi. Inventare nuove regole, nuove opportunità, può anche essere divertente. Se invece si metteranno a fare politica in modo tradizionale, temo si perderanno. Devono trovare un modo di fare politica che non è destra, non è sinistra ma che non sia neppure populismo. Una “quarta via” che si allontani dal populismo e insegni a rapportarsi meglio tra le persone, e con la natura. Ci sono tanti filosofi che parlano di questa ulteriore opportunità e di cui abbiamo un grande bisogno».

«Lei vive da tanto tempo in Italia e conosce molto bene il nostro Paese. Come mai secondo lei, a differenza di altri stati europei, in Italia un partito verde fatica così a decollare?»

«Francamente non saprei. In Germania i verdi sono sempre stati una forza. In Belgio – io sono belga – il partito verde è stato forte fino a 10, 15 anni fa. Poi è sceso fino a essere irrilevante, e ora sta riguadagnando. Sono evidentemente ondate che dipendono da situazioni interne. In Italia negli anni scorsi c’è stato il Movimento 5 stelle, che ha dedicato una delle sue stelle proprio all’ambiente. Poi è andata come è andata e ora vedremo che cosa accadrà. Se avessi una risposta alla sua domanda, forse non sarei qui! (Ride)».

«Poco fa lei ipotizzava scenari su un ipotetico aumento incontrollato della temperatura terrestre. Nella peggiore delle ipotesi, se proprio la situazione dovesse completamente sfuggirci di mano, secondo lei la specie umana rischierebbe davvero l’estinzione?»

«Non credo che la specie umana si estinguerà. Si estinguerà piuttosto la nostra cultura, quella che abbiamo creato nelle ultime centinaia di anni. Però come minimo torneremmo al medioevo, senza istituzioni democratiche in grado di gestire la società. Senza una società redistributiva che guarda alle fasce deboli della popolazione. Crescerebbe l’individualismo, torneremmo a difendere il nostro campanile, le nostre città. Qualcosa del genere comincia già a vedersi ora, con i rifugiati climatici costretti ad abbandonare le loro terre. Ma il fenomeno diventerebbe incontrollabile, con una pressione sulle nostre istituzioni che diventerebbe tremenda, insostenibile. Sarebbero probabilmente loro – le istituzioni – a estinguersi. E torneremmo a un’epoca di barbarie che porterebbe alla distruzione della società umana».

«A proposito di cultura e di civiltà, può spiegarci brevemente il significato del Museo della tecnologia dell’Antropocene, da lei fondato a Laveno Mombello, sul lago Maggiore?»

«Dobbiamo cambiare cultura: è questo il significato che ho voluto dargli. La cultura moderna ha portato una netta separazione tra natura e uomo. Chi visita il museo sarà chiamato a conoscere e utilizzare gli oggetti come sorta di viatico alla transizione che siamo chiamati a fare. Dobbiamo transitare da una cultura vecchia a una nuova. E anche a una nuova forma di politica con la P maiuscola. Il museo è un pretesto per discutere di oggetti appartenenti alla cultura attuale, che ormai rappresenta il passato. Un pretesto per parlare di una nuova cultura. Che abbia al centro un nuovo rapporto tra uomo e natura». [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

Video/ Una Gatta Cenerentola accogliente e corale

Alla Cooperativa moltrasina folla di spettatori-sostenitori per il concerto di CaroCoro, diretto da Vittorio Liberti, a sostegno di Como accoglie. L’introduzione di Marta Pezzati e l’intervento di Claudio Fontana hanno sintetizzato sostanza e senso dell’attività di Como accoglie. Una serata emozionante per l’energia (rivoluzionaria e creativa) de La gatta Cenerentola, la passione contagiosa del coro, attivista della solidarietà da 18 anni, l’intervento di musicisti professionisti che hanno completato con i loro strumenti l’incanto delle voci. Una festa musicale per un fine solidale. On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.

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