Appuntamento con Lario critical wine domenica 1 giugno

Domenica 1 giugno, alla Cooperativa moltrasina in via Raschi 9 dalle 10 alle 20 Lario Critical wine prima edizione lariana della manifestazione itinerante ispirata da Luigi Veronelli.

Critical wine è una manifestazione itinerante che da alcuni anni fa conoscere ai consumatori piccole produzioni vinicole rispettose del lavoro contadino e della terra. Il progetto nasce da un’idea di Luigi Veronelli, giornalista enogastronomico, per la necessità di difendere i piccoli produttori agricoli dallo strapotere delle multinazionali agro-alimentari. Il Lario Critical wine vuole essere una riproduzione, in piccolo e delocalizzata, di questo evento che ha preso forma al Centro sociale La Chimica di Verona, al Magazzino 47 di Brescia, al Leoncavallo di Milano ed in molti altri spazi autogestiti. L’idea di organizzare Lario Critical wine – spiega Danilo Lillia – nasce dopo alcuni mesi dalla fondazione dell’associazione Terra e Libertà, che riunisce una decina di amanti del vino, desiderosi di approfondire le tematiche di Critical wine e diffonderle sul territorio comasco. Riteniamo – continua Lillia – che tra produttore e consumatore non debba esserci esclusivamente una rapporto di compra-vendita, ma sia fondamentale instaurare una relazione diretta e un evento di questo tipo è proprio in grado di “accorciare le distanze”. Abbiamo cercato di conoscere i produttori, le cooperative e le aziende agricole del territorio comasco – prosegue Lillia – ma da un paio di secoli non si produce più vino, a parte qualche piccola eccezione, ci siamo quindi rivolti a produttori di altre zone, privilegiando quelli lombardi, che abbiamo conosciuto durante altri appuntamenti di Critical wine e li abbiamo invitati a partecipare alla nostra iniziativa.
I piccoli produttori, saranno presenti alla Cooperativa di Moltrasio dalle 10 alle 20 per far degustare i loro vini, li presenteranno ai cittadini e discuteranno di agricoltura, nuova contadinità, trasformazione della produzione e rivoluzione dei consumi, saranno inoltre presenti produttori di formaggio, salumi, miele e prodotti locali. Alle 16.30 interverranno Pino Tripodi, coautore del libro Terra e Libertà/ Critical Wine [Derive e Approdi 2004, 240 pp.], Riccardo Lagorio, presidente dell’Associazione nazionale per la denominazione comunale, seguirà alle 18.30 l’aperitivo musicale con i Potage. [Greta Pini, ecoinformazioni]

È on line il sito del gruppo Gay – lesbica Como (Glc)

È nato un nuovo spazio laico nel web comasco; il gruppo gay e lesbico di Como ha inaugurato il suo sito www.comogaylesbica.it, e-mail info@comogaylesbica.it. «Vorremmo e stiamo cercando di creare – spiegano i promotori – un “luogo” per chi, come noi, è stanco di dover vivere la propria condizione nell’anonimato e costretto, per incontrare e conoscere altri gay e lesbiche, a ripiegare su un’altra città». L’obiettivo del gruppo è quello di «essere presenti per difendere visibilmente i nostri diritti. Vogliamo dare la possibilità di incontro, di riflessione e svago a chi è come noi. Siamo consapevoli che, nel nostro territorio provinciale, per qualcuno è ancora forte il rischio della solitudine e dell’isolamento e vorremo essere utili per far sì che le cose cambino». Il nuovo spazio on line è uno strumento, «in questo momento storico dove troppo spesso da più parti si levano voci contro la nostra dignità e lo Stato non accetta ancora di riconoscerci elementari diritti», attraverso il quale gli organizzatori possano «essere voce che si fa sentire e si fa vedere».

Il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio 2008

La Garibaldina bis si farà. Il consiglio provinciale respinge la mozione che chiedeva un ripensamento sull’opera. Carioni continua a tacere sull’aumento di stipendio al presidente della Spt Holding.

La preliminare di Renato Tettamenti (Prc) sull’aumento di stipendio al presidente di Spt spa Holding ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio: «Non più di tre mesi fa questo consiglio deliberò la riduzione del consiglio di amministrazione della Spt Holding, e Carioni ci ricordò che il presidente della società era espressione dell’amministrazione provinciale. Ora, in virtù del nuovo incarico di amministratore d’esercizio, lo stipendio di Gandola raggiunge i 71 mila euro lordi l’anno, e lei, presidente, non ha ancor rilasciato dichiarazioni a proposito sulla stampa locale. Credo sia suo dovere esprimersi in questa sede e sia nostro diritto saperlo, dato che oltre all’aumento, Gandola occupa sia la posizione di direttore che di diretto». Il presidente Leonardo Carioni si è detto «d’accordo con molte delle questioni evidenziate da Tettamanti», ma non si è sentito in dovere di esprimersi in consiglio, preferendo rimandare il suo giudizio all’assemblea dei soci di Spt Holding, a sua detta «la sede opportuna per pronunciarsi».
«Finalmente – ha preso la parola Maria Rita Livio (Pd) illustrando la mozione all’ordine del giorno – il consiglio prende in considerazione l’argomento Garibaldina bis (il tracciato nell’immagine), dando una risposta anche ai comitati – presenti con una cinquantina di attivisti – che da due sedute ci fanno visita inutilmente. Presentando questa mozione chiediamo all’amministrazione un ripensamento su una grande opera che trova contrari tutti i sindaci e i cittadini del territorio. La prima richiesta degli abitanti dell’Olgiatese è infatti il completamento della variante alla Briantea, strada che assorbe la maggior quota del traffico tra Como e Varese, anche perché la più vicina alle attività industriali. Come se non bastasse la linea rossa che individua il tracciato della nuova strada corre parallela alla ferrovia Grandate-Malnate, mandando in fumo il progetto di pista ciclabile adiacente ai binari, che a Villa Guardia è già quasi realtà».
«Occorre anche un accordo quadro di programma – ha aggiunto Mauro Guerra, capogruppo del Pd – con Regione, Anas e Fs per definire le priorità viabilistiche del territorio in un’ottica unitaria».
Pietro Cinquesanti, assessore alla viabilità, dichiara di voler realizzare le strade di sua competenza in tempi ragionevoli, e non importa se è lui stesso a ricordare che l’iter della Garibaldina bis è partito nel lontano 1999. «Abbiamo sottoscritto negli anni – continua l’assessore – accordi di programma con i sindaci dell’olgiatese, che non sono mai stati revocati da atti ufficiali dei nuovi sindaci».
Riappare anche l’ipotesi autostradale per il collegamento tra Como e Varese. A sponsorizzarla, come riferisce Carioni, sarebbero questa volta le associazioni di categoria di Como, Lecco e Varese. Il presidente si è detto comunque contrario a questa ipotesi, almeno finché non venga redatto un serio studio di fattibilità, che prenda in considerazione il flusso di veicoli che verrà dirottato sulla Pedemontana. Prima di cedere la parola il presidente ha ricordato che «finché l’ipotesi autostradale sarà all’ordine del giorno, l’Anas non finanzierà di sicuro la variante alla Briantea».
Giordano Minotti (Lega nord) ha accusato la minoranza di strumentalizzare la protesta dei comitati, opponendo una «sterile e intransigente opposizione» ad un’opera fondamentale per rilanciare il rapporto Como-Varese, i due poli dell’università dell’Insubria. Anche l’esponente leghista ha ribadito la volontà di «spendere i soldi della Provincia per opere provinciali». Giancarlo Galli (Popolari) ha invece giustificato la realizzazione dell’opera con la crisi permanente del sistema viabilistico lombardo «che non garantisce la mobilità, ma bensì l’immobilità. In un contesto del genere quindi anche le opere meno suggestive vanno supportate». Sostegno che si è concretizzato nei voti contrari alla mozione, bocciata senza appello. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 26 maggio 2008

La maggioranza fa la voce grossa, ma non ha i numeri. Sospesa la seduta del consiglio comunale di lunedì 26 maggio per mancanza del numero legale. Ancora polemiche sulla Steet parade comasca e un appello per i bambini degli immigrati irregolari.

Polemiche bipartisan sulla Street parade comasca nelle preliminari al consiglio comunale. Pasquale Buono, Fi, che aveva già chiesto delucidazioni sull’evento all’inizio di maggio, ha sottolineato come le autorizzazioni siano state date dalla Prefettura e dalla Questura e come il Comune non abbia avuto voce in capitolo in questa scelta. «Ognuno può divertirsi come crede – ha continuato il consigliere forzista – ma se il nostro obiettivo è che la città vada verso il bello. Sabato scorso si è andati verso il brutto». Anche per Bruno Magatti, Paco, «una situazione come sabato non può essere riproposta. Tutte le iniziative devono tenere presente una logica di governo dei tempi e degli spazi». Marco Butti, capogruppo di An, ha alzato i toni: «Queste manifestazioni becere non è più possibile che si verifichino a Como, non è un problema prettamente viabilistico, è stata una pura presa per i fondelli dell’amministrazione comunale che ha dovuto subire mille vandali, vi invito a leggere il documento pubblicato in Internet dagli organizzatori». Unica voce discorde quella di Marcello Iantorno, Pd, che ha attaccato l’assessore Caradonna «non si può permettere di definire come animali, branco, i partecipanti alla manifestazione di sabato. Lei deve essere in grado di dialogare con i giovani anche ai fini della loro integrazione».
“Dei bambini invisibili” ha invece parlato la consigliera Roberta Marzorati, Per Como, citando un appello dei pediatri comaschi: «Con l’introduzione del reato di immigrazione illegale c’è il rischio che i genitori, per non farsi identificare, ritirino i bambini dalle scuole e non li facciano curare con effetti pesanti per la loro salute».
Un tema, quello dell’immigrazione che è poi stato al centro del dibattito consiliare.
Dopo l’approvazione da parte della maggioranza di alcuni cambiamenti alla proposta di Regolamento per le graduatorie per l’accesso agli asili comunali l’assemblea di palazzo Cernezzi si è animata sulla proposta di Roberto Rallo, Fi, di privilegiare, a parità di punteggio, gli italiani residenti a Como.
«Ci sarà chi con superficialità dirà che siamo razzisti – ha spiegato il consigliere forzista – ma non può che essere così, attribuire diritti differenti a chi non è cittadino, vi invito a guardare la nostra Costituzione e a vedere i diritti dei cittadini e degli stranieri».
Anche per Claudio Corengia, An, «chi è ospite passa in secondo piano rispetto al padrone di casa». Le opposizioni hanno ricordato come la norma sia discriminante anche per i cittadini comunitari. Iantorno ha ricordato il decreto del presidente della Repubblica 394/99 che impone un principio di parità per l’istruzione scolastica anche per tutte le persone che non hanno la cittadinanza italiana. Una vibrante ed accorata protesta è venuta dalla consigliera Marzorati: «Ma vi siete chiesti cosa fanno le mamme di quei bambini? Sono qui ad accudire e pulire i nostri anziani e i bambini li portano all’asilo anche con la febbre perché se stanno a casa un solo giorno rischiano di essere licenziate!».
Il parere tecnico del segretario generale Oliviero Emoroso ha chiarito l’impostazione data alla proposta. «La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è contraria a differenze etniche e religiose, così come i principi della direttiva comunitaria». Non ci possono essere discriminazioni all’accesso ai servizi durante la formazione dei punteggi della graduatoria, ha continuato il tecnico comunale, ma una volta assegnato il valore si possono fare delle preferenze.
L’emendamento con la proposta di variazione al regolamento per i servizi alla prima infanzia è quindi andato al voto. Le minoranze hanno abbandonato l’aula e la maggioranza non ha raggiunto il numero legale. Riconvocato il consiglio un quarto d’ora più tardi all’appello mancava un ulteriore consigliere di maggioranza e di fronte ai consiglieri presenti il presidente Mario Pastore ha dichiarato deserta la seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

La commemorazione di Giusto Perretta

Una settantina di persone si sono ritrovate lunedì 26 maggio all’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta per ricordare ad un mese dalla scomparsa la figura di Giusto Perretta (nella foto), uno dei fondatori del centro culturale comasco; esponenti del movimento cooperativo, delle associazioni di partigiani, della politica, dell’associazionismo e del sindacalismo comasco.

Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, ha ricordato «il contributo di Giusto Perretta (nella foto) alla difesa della memoria perché non vada dispersa con il volgere delle stagioni». «Una figura – ha proseguito il coordinatore Legacoop di Como – che ha sempre richiamato l’antifascismo come cemento delle fondamenta della democrazia, un punto obbligato per il futuro del paese e delle nuove generazioni». Dopo il commosso intervento del figlio Daniele che ne ha ricordato la figura in ambito privato, da più parti è venuta la proposta di istituire una borsa di studio per i giovani ricercatori così come sottolineato da Renzo Pigni «a 60 anni dalla Costituzione repubblicana, in ricordo della Resistenza, di Giusto, in continuità con il suo lavoro» e di intitolargli, insieme al padre l’Istituto.

La Holcim di Merone su Altreconomia

Altreconomia dedica un servizio agli Inceneritori mascherati da cementifici con limiti di emissioni più permissivi rispetto ai termovalorizzatori tradizionali parlando della Holcim di Merone da sempre accusata dagli ambientalisti di inquinare il territorio.

In Italia sono presenti una novantina di cementifici che, per produrre 47 milioni di tonnellate di cemento, bruciano pet-coke, uno scarto della raffinazione del petrolio, combustibili derivati da rifiuti (cdr), pneumatici e rifiuti solidi urbani.
Sul numero di maggio di Altraeconomia è possibile leggere il servizio Gli inceneritori nascosti – Scoprire cosa bruciano i cementifici, che parla anche dell’impianto di Merone.
La rivista si può trovare nelle botteghe equosolidali del comasco: Garabombo in via Milano 263 a Como,Il Ponte in via Carcano 10 a Cantù, Mondo Equo in piazza San Cristoforo 1 a Guanzate, Shongoti in via Mazzini 57 a Erba.

ecoinformazioni 385/ La sinistra sconfitta

Ecco il numero di ecoinformazioni di maggio 2008, dedicato al tema La sinistra sconfitta, lo potete scaricare qui (pdf).

Il sommario del numero 385

– Un altro mondo esiste MASSIMO PATRIGNANI

– Laicità e diritti universali MICHELE DONEGANA

– Le mani sulla città, la città senza volto MICHELE DONEGANA

– Fare rete contro le Paratie FRANCESCO VANOTTI

– Lo scherzetto della raccolta differenziata FRANCESCO VANOTTI

– Muoversi senza fare danni NICOLETTA NOLFI

– Lavoro per poco FRANCESCO COLOMBO

– Corto circuito NICOLETTA NOLFI

– I democratici fanno scuola MICHELE DONEGANA

– Ancora cemento in città MICHELE DONEGANA

– Tra Ato e grandi opere FRANCESCO COLOMBO

– Progettare e comunicare GRETA PINI

– Cifrario A cura di FRANCESCO COLOMBO

Tema: LA SINISTRA SCONFITTA

– I voti partiti MARCO LORENZINI

– I lettori dicono che…

– Il nodo dei diritti FRANCESCO COLOMBO e FRANCESCO VANOTTI

– Lontani dalle telecamere CLAUDIO SCUTO

– IndignAzione MARIATERESA RANCATI

– La Lega, lo stato, la sinistra LUCA MICHELINI

– La sconfitta profonda VITTORIO AGNOLETTO

– Alla periferia dell’arte FABIO CANI

– ReSpiri(ti) EDOARDO COLOMBO

– Non so che dire MARCO LORENZINI

– Libreria FABIO CANI

– Giro di mostra

Un migliaio di persone alla prima Street parade comasca

La pioggia non ferma i giovani e la loro voglia di riappropriarsi della città. La manifestazione, ancora in corso, animata da 15 carri musicali si concluderà al Tempio Voltiano verso la mezzanotte.

Inizio un po’ in sordina, alle 14 di sabato 24 maggio, per la Street parade di Como, la gente arriva alla spicciolata e si ripara dall’acqua sotto i rami dell’ippocastano. Intanto nel piazzale fervono i preparativi, si sistemano i camion e si provano gli impianti. Sono ben quindici i carri che “spareranno” musica fino a mezzanotte, dieci quelli comaschi, gli altri arrivano da fuori, uno addirittura da Napoli. Il numero di capannelli di persone sotto gli ombrelli o avvolte negli impermeabili cresce, ma aumenta anche l’intensità della pioggia. Alle 15.30 il tempo va migliorando e alle 16, sotto un cielo bianco fumo, la colonna di automezzi si mette in marcia verso il centro città e i Giardini a lago. Il numero di persone a questo punto è cresciuto molto, per una giornata iniziata almeno climaticamente con il piede sbagliato. Sono circa un migliaio i giovani che si muovono per le vie di Como, chi a passo cadenzato chi invece vorticoso seguendo la musica dei carri. Alcuni si accompagnano muovendo nell’aria gli strumenti di giocoleria, altri ancora camminano su e giù lungo il muro di suono chiacchierando o sorseggiando birra. La maggioranza dei partecipanti ha vent’anni. La popolazione di Como assiste un po’ in disparte: poche le persone alle finestre, quelle che incrociano il loro cammino con quello della festa itinerante tagliano dritto. Ma qualcuno si ferma ad ascoltare ed osservare. Certamente oggi qualcosa in città si è mossa, dei giovani si sono riappropriati di uno spazio pubblico che ci spetta di diritto. Qualcuno se la prenderà con l’eccessivo rumore, altri col degrado che vedranno in questa manifestazione, altri urleranno un categorico «Andate a lavorare!», molti protesteranno per l’inevitabile blocco del traffico. Ma per i giovani il capoluogo lariano ha una discreta necessità di essere scosso e movimentato per non morire ogni sera alle 18. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

La Street parade cambia percorso, lo ha deciso Caradonna

Riduzione di percorso per la Como Street Parade che attraverserà le vie della città sabato 24 maggio: via Sirtori piuttosto che via Milano per salvaguardare il traffico. Gli organizzatori: «Siamo allibiti. Ma la riduzione del percorso non comprometterà l’esito e lo spirito della Street Parade».

A poco più di 24 ore dall’avvio della manifestazione, cambio di percorso per la Como Street Parade: via Sirtori al posto di via Milano. Il festoso corteo quindi scenderà dal parcheggio Ippocastano direttamente in viale Cesare Battisti passando dalla stazione Nord, per poi sfilare davanti al Comune e in piazza Cavour, prima di raggiungere i Giardini del Tempio Voltiano, dove animerà la serata con musica e spettacoli di giocoleria. L’ordine è arrivato la mattina di venerdì 23 maggio dall’assessore Caradonna per problemi viabilistici. Gli organizzatori hanno accettato la proposta di modifica per scongiurare la prescrizione del percorso che sarebbe altrimenti scattata da parte della questura. «Siamo allibiti nell’apprendere la variazione solo oggi – hanno dichiarato gli stessi – un giorno prima dell’evento. Siamo disgustati dall’essere considerati solamente un problema viabilistico, soprattutto se a farlo è l’assessore Caradonna, che ha dimostrato varie volte la sua incompetenza in materia. La variazione, comunque, non comprometterà l’esito e soprattutto lo spirito della Street Parade: sarà una grande festa della città e per la città».

Presentazione di I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti Tra sospensione del diritto e razzismo culturale

«Non parlare di loro ma far parlare loro, siamo ignoranti sulla materia del mondo e, convinti di sapere, ci siamo dimenticati di parlare e vivere con le altre persone». Parole di Renato Curcio, che giovedì 23 maggio all’Arci Xanadù ha presentato il suo libro I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti tra sospensione del diritto e razzismo culturale.

Lidia Martin della rete Territorio precario, organizzatore della presentazione, ha introdotto la serata, spiegando la tempistica dell’iniziativa che «è in cantiere da un po’ di tempo, ma è giusto proporla oggi: un momento in cui la situazione vede una forte propaganda politica e mediatica a favore dell’insicurezza».
Il mondo del lavoro ha cambiato la sua composizione, alcune strutture contano addirittura l’80 per cento di lavoratori immigrati e in Italia non si considera mai questo dato quando si parla di lavoro. Questo è lo spunto dal quale il gruppo di ricerca guidato da Renato Curcio (nella foto) si è mosso per analizzare nel volume I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti tra sospensione del diritto e razzismo culturale [Sensibili alle foglie, 2007] i cambiamenti del mondo lavorativo nell’ultimo decennio. L’autore ha voluto sottolineare che sono stati i lavoratori stranieri la prima fonte d’indagine e che per evitare il rischio di trasformare in numeri e percentuali le persone si deve ritornare ad una forma di ricerca che abbia le sue basi nelle narrazioni dirette dei suoi protagonisti, metodo d’analisi sociale già utilizzato in Italia negli anni ’50 e ’60 da Danilo Montaldi (1929 -1975). Nei due anni di studio gli autori hanno raccolto un centinaio di storie di lavoratori provenienti da tutto il mondo e le narrazioni stesse hanno suggerito la direzione da seguire nella ricerca.
La prima questione emersa è il carattere globale del problema. Per analizzare il lavoro migrante, si deve considerare il mondo come un grande teatro sul quale si muovono grosse società, capitali, merci, uomini e donne. Le grandi multinazionali che nutrono, vestono e permettono a noi occidentali di avere il nostro stile di vita, si avventano sul mondo esterno, che è il loro territorio di caccia, per cercare di massimizzare i profitti. Grandi navi-fabbrica spazzano i mari alla ricerca di pesci per alimentare il primo mondo, ma così facendo modificano le condizioni lavorative in uno stato, soffocando le piccole attività, i mestieri e le economie locali. Questo è il fattore che implica la migrazione.
Dal 1982, anno degli accordi di Schengen, sottoscritti dall’Italia solo negli anni ’90, l’Europa si è trincerata in una vera e propria fortezza che divide chi ha i soldi da chi non li ha. Il confine dell’Europa è evidentemente punteggiato di centri di permanenza temporanea (cpt). L’agenzia che per conto dell’Unione europea si occupa di gestire i movimenti di persone attraverso i suoi confini è la Frontex. Questa agisce in base alle congiunture economiche e decide le sorti di tutti i viaggi della speranza, se per esempio una nave della speranza può attraccare in un porto oppure deve finire affondata. Dall’entrata in vigore degli accordi sono stati diecimila i morti accertati. Ma non è finita qui, nonostante l’Onu abbia ammonito tutti gli stati a non usare la parola illegale per definire i lavoratori migranti, le nazioni europee si stano muovendo per creare un database che raccolga le informazioni riguardanti ogni singola persona che attraversi i confini della “fortezza”. Come delle merci, si vorrebbero tracciare gli esseri umani e il metodo univoco per identificarli è la catalogazione del dna.
L’altra triste assurdità è quella dei cpt, luoghi dove i diritti vengono cancellati, che ricordano molto fedelmente i primi campi di concentramento. Dai cpt si esce con decreto di espulsione, ma l’espulso deve, in un giro di parole no-sense, espellersi da solo, cioè farsi carico delle spese di viaggio per il ritorno nel suo stato. Ma l’espulso non ha soldi per pagarsi un viaggio in aereo, in nave o in pullman fino al suo paese d’origine. Inoltre lo stato italiano strappa per altri dieci anni i diritti a questa persona che non dovrà più esistere sul suolo italiano, producendo, di fatto, una sottoclasse di lavoratori senza diritti.
L’orrore è quello della doppia massimizzazione del profitto, sia in Italia con l’impiego di manodopera a basso costo nei lavori non dislocabili come l’edilizia, che nei paesi in via di sviluppo con la disgregazione dell’economia locale.
A condire il tutto e per consentire operazioni di controllo meno invadenti agli occhi dell’opinione pubblica, si utilizza la carta della propaganda dell’insicurezza che ha la doppia valenza di agevolare i controlli sugli stranieri di serie b e di dare ai precari italiani un capro espiatorio su cui far ricadere le cause dei propri problemi.
Secondo Renato Curcio dovremmo «accettare le differenze ed imparare a convivere: le differenze ci sono ma il rapporto deve essere gestito tra pari, con più spontaneismo. La società capitalista ci ha spinto ad una frammentazione e ad una solitudine nel lavoro, nella vita e nella morte, sulle quali il potere stesso vive». [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

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