ecoinformazioni 385/ La sinistra sconfitta

Ecco il numero di ecoinformazioni di maggio 2008, dedicato al tema La sinistra sconfitta, lo potete scaricare qui (pdf).

Il sommario del numero 385

– Un altro mondo esiste MASSIMO PATRIGNANI

– Laicità e diritti universali MICHELE DONEGANA

– Le mani sulla città, la città senza volto MICHELE DONEGANA

– Fare rete contro le Paratie FRANCESCO VANOTTI

– Lo scherzetto della raccolta differenziata FRANCESCO VANOTTI

– Muoversi senza fare danni NICOLETTA NOLFI

– Lavoro per poco FRANCESCO COLOMBO

– Corto circuito NICOLETTA NOLFI

– I democratici fanno scuola MICHELE DONEGANA

– Ancora cemento in città MICHELE DONEGANA

– Tra Ato e grandi opere FRANCESCO COLOMBO

– Progettare e comunicare GRETA PINI

– Cifrario A cura di FRANCESCO COLOMBO

Tema: LA SINISTRA SCONFITTA

– I voti partiti MARCO LORENZINI

– I lettori dicono che…

– Il nodo dei diritti FRANCESCO COLOMBO e FRANCESCO VANOTTI

– Lontani dalle telecamere CLAUDIO SCUTO

– IndignAzione MARIATERESA RANCATI

– La Lega, lo stato, la sinistra LUCA MICHELINI

– La sconfitta profonda VITTORIO AGNOLETTO

– Alla periferia dell’arte FABIO CANI

– ReSpiri(ti) EDOARDO COLOMBO

– Non so che dire MARCO LORENZINI

– Libreria FABIO CANI

– Giro di mostra

Un migliaio di persone alla prima Street parade comasca

La pioggia non ferma i giovani e la loro voglia di riappropriarsi della città. La manifestazione, ancora in corso, animata da 15 carri musicali si concluderà al Tempio Voltiano verso la mezzanotte.

Inizio un po’ in sordina, alle 14 di sabato 24 maggio, per la Street parade di Como, la gente arriva alla spicciolata e si ripara dall’acqua sotto i rami dell’ippocastano. Intanto nel piazzale fervono i preparativi, si sistemano i camion e si provano gli impianti. Sono ben quindici i carri che “spareranno” musica fino a mezzanotte, dieci quelli comaschi, gli altri arrivano da fuori, uno addirittura da Napoli. Il numero di capannelli di persone sotto gli ombrelli o avvolte negli impermeabili cresce, ma aumenta anche l’intensità della pioggia. Alle 15.30 il tempo va migliorando e alle 16, sotto un cielo bianco fumo, la colonna di automezzi si mette in marcia verso il centro città e i Giardini a lago. Il numero di persone a questo punto è cresciuto molto, per una giornata iniziata almeno climaticamente con il piede sbagliato. Sono circa un migliaio i giovani che si muovono per le vie di Como, chi a passo cadenzato chi invece vorticoso seguendo la musica dei carri. Alcuni si accompagnano muovendo nell’aria gli strumenti di giocoleria, altri ancora camminano su e giù lungo il muro di suono chiacchierando o sorseggiando birra. La maggioranza dei partecipanti ha vent’anni. La popolazione di Como assiste un po’ in disparte: poche le persone alle finestre, quelle che incrociano il loro cammino con quello della festa itinerante tagliano dritto. Ma qualcuno si ferma ad ascoltare ed osservare. Certamente oggi qualcosa in città si è mossa, dei giovani si sono riappropriati di uno spazio pubblico che ci spetta di diritto. Qualcuno se la prenderà con l’eccessivo rumore, altri col degrado che vedranno in questa manifestazione, altri urleranno un categorico «Andate a lavorare!», molti protesteranno per l’inevitabile blocco del traffico. Ma per i giovani il capoluogo lariano ha una discreta necessità di essere scosso e movimentato per non morire ogni sera alle 18. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

La Street parade cambia percorso, lo ha deciso Caradonna

Riduzione di percorso per la Como Street Parade che attraverserà le vie della città sabato 24 maggio: via Sirtori piuttosto che via Milano per salvaguardare il traffico. Gli organizzatori: «Siamo allibiti. Ma la riduzione del percorso non comprometterà l’esito e lo spirito della Street Parade».

A poco più di 24 ore dall’avvio della manifestazione, cambio di percorso per la Como Street Parade: via Sirtori al posto di via Milano. Il festoso corteo quindi scenderà dal parcheggio Ippocastano direttamente in viale Cesare Battisti passando dalla stazione Nord, per poi sfilare davanti al Comune e in piazza Cavour, prima di raggiungere i Giardini del Tempio Voltiano, dove animerà la serata con musica e spettacoli di giocoleria. L’ordine è arrivato la mattina di venerdì 23 maggio dall’assessore Caradonna per problemi viabilistici. Gli organizzatori hanno accettato la proposta di modifica per scongiurare la prescrizione del percorso che sarebbe altrimenti scattata da parte della questura. «Siamo allibiti nell’apprendere la variazione solo oggi – hanno dichiarato gli stessi – un giorno prima dell’evento. Siamo disgustati dall’essere considerati solamente un problema viabilistico, soprattutto se a farlo è l’assessore Caradonna, che ha dimostrato varie volte la sua incompetenza in materia. La variazione, comunque, non comprometterà l’esito e soprattutto lo spirito della Street Parade: sarà una grande festa della città e per la città».

Presentazione di I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti Tra sospensione del diritto e razzismo culturale

«Non parlare di loro ma far parlare loro, siamo ignoranti sulla materia del mondo e, convinti di sapere, ci siamo dimenticati di parlare e vivere con le altre persone». Parole di Renato Curcio, che giovedì 23 maggio all’Arci Xanadù ha presentato il suo libro I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti tra sospensione del diritto e razzismo culturale.

Lidia Martin della rete Territorio precario, organizzatore della presentazione, ha introdotto la serata, spiegando la tempistica dell’iniziativa che «è in cantiere da un po’ di tempo, ma è giusto proporla oggi: un momento in cui la situazione vede una forte propaganda politica e mediatica a favore dell’insicurezza».
Il mondo del lavoro ha cambiato la sua composizione, alcune strutture contano addirittura l’80 per cento di lavoratori immigrati e in Italia non si considera mai questo dato quando si parla di lavoro. Questo è lo spunto dal quale il gruppo di ricerca guidato da Renato Curcio (nella foto) si è mosso per analizzare nel volume I dannati del lavoro. Vita e lavoro dei migranti tra sospensione del diritto e razzismo culturale [Sensibili alle foglie, 2007] i cambiamenti del mondo lavorativo nell’ultimo decennio. L’autore ha voluto sottolineare che sono stati i lavoratori stranieri la prima fonte d’indagine e che per evitare il rischio di trasformare in numeri e percentuali le persone si deve ritornare ad una forma di ricerca che abbia le sue basi nelle narrazioni dirette dei suoi protagonisti, metodo d’analisi sociale già utilizzato in Italia negli anni ’50 e ’60 da Danilo Montaldi (1929 -1975). Nei due anni di studio gli autori hanno raccolto un centinaio di storie di lavoratori provenienti da tutto il mondo e le narrazioni stesse hanno suggerito la direzione da seguire nella ricerca.
La prima questione emersa è il carattere globale del problema. Per analizzare il lavoro migrante, si deve considerare il mondo come un grande teatro sul quale si muovono grosse società, capitali, merci, uomini e donne. Le grandi multinazionali che nutrono, vestono e permettono a noi occidentali di avere il nostro stile di vita, si avventano sul mondo esterno, che è il loro territorio di caccia, per cercare di massimizzare i profitti. Grandi navi-fabbrica spazzano i mari alla ricerca di pesci per alimentare il primo mondo, ma così facendo modificano le condizioni lavorative in uno stato, soffocando le piccole attività, i mestieri e le economie locali. Questo è il fattore che implica la migrazione.
Dal 1982, anno degli accordi di Schengen, sottoscritti dall’Italia solo negli anni ’90, l’Europa si è trincerata in una vera e propria fortezza che divide chi ha i soldi da chi non li ha. Il confine dell’Europa è evidentemente punteggiato di centri di permanenza temporanea (cpt). L’agenzia che per conto dell’Unione europea si occupa di gestire i movimenti di persone attraverso i suoi confini è la Frontex. Questa agisce in base alle congiunture economiche e decide le sorti di tutti i viaggi della speranza, se per esempio una nave della speranza può attraccare in un porto oppure deve finire affondata. Dall’entrata in vigore degli accordi sono stati diecimila i morti accertati. Ma non è finita qui, nonostante l’Onu abbia ammonito tutti gli stati a non usare la parola illegale per definire i lavoratori migranti, le nazioni europee si stano muovendo per creare un database che raccolga le informazioni riguardanti ogni singola persona che attraversi i confini della “fortezza”. Come delle merci, si vorrebbero tracciare gli esseri umani e il metodo univoco per identificarli è la catalogazione del dna.
L’altra triste assurdità è quella dei cpt, luoghi dove i diritti vengono cancellati, che ricordano molto fedelmente i primi campi di concentramento. Dai cpt si esce con decreto di espulsione, ma l’espulso deve, in un giro di parole no-sense, espellersi da solo, cioè farsi carico delle spese di viaggio per il ritorno nel suo stato. Ma l’espulso non ha soldi per pagarsi un viaggio in aereo, in nave o in pullman fino al suo paese d’origine. Inoltre lo stato italiano strappa per altri dieci anni i diritti a questa persona che non dovrà più esistere sul suolo italiano, producendo, di fatto, una sottoclasse di lavoratori senza diritti.
L’orrore è quello della doppia massimizzazione del profitto, sia in Italia con l’impiego di manodopera a basso costo nei lavori non dislocabili come l’edilizia, che nei paesi in via di sviluppo con la disgregazione dell’economia locale.
A condire il tutto e per consentire operazioni di controllo meno invadenti agli occhi dell’opinione pubblica, si utilizza la carta della propaganda dell’insicurezza che ha la doppia valenza di agevolare i controlli sugli stranieri di serie b e di dare ai precari italiani un capro espiatorio su cui far ricadere le cause dei propri problemi.
Secondo Renato Curcio dovremmo «accettare le differenze ed imparare a convivere: le differenze ci sono ma il rapporto deve essere gestito tra pari, con più spontaneismo. La società capitalista ci ha spinto ad una frammentazione e ad una solitudine nel lavoro, nella vita e nella morte, sulle quali il potere stesso vive». [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

La sinistra cerca casa

Per la casa della sinistra, che raccoglie uomini e donne già attive ne La Sinistra l’Arcobaleno, lancia l’idea di un luogo di confronto aperto e capace di iniziativa politica, un “luogo comune” dove avviare il percorso costituente bruscamente interrotto dalle elezioni.

Un «luogo sinistro», come definito con autoironia da alcuni partecipanti all’assemblea, per confrontare le anime della sinistra e lanciare la costituente. Questa l’idea del gruppo di una trentina di partecipanti Per la casa della sinistra, riunitosi giovedì 22 maggio alla Camera del lavoro. Un’idea da realizzare subito – hanno concordato tutti i presenti – senza attendere i tempi dei congressi dei partiti.
Una “casa” che dovrà essere luogo di confronto «a prescindere», perché mai come nella grave situazione politica odierna è necessario riattivare un percorso aperto a tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche personali. Quindi associazioni e movimenti che lavorano su precise tematiche territoriali, ma anche partiti esterni al percorso de La Sinistra l’Arcobaleno come i socialisti, che orfani di rappresentanza parlamentare, sono interlocutori privilegiati. Con la speranza che nella casa possa prendere corpo la costituente della sinistra, che per i partecipanti all’assemblea resta l’unica via percorribile dopo il tracollo elettorale. Per presentarsi pubblicamente e intercettare i futuri “inquilini”, i partecipanti all’assemblea hanno proposto un’iniziativa pubblica da svolgersi entro un mese sul diritto alla cittadinanza, tema di scottante attualità vista la persecuzione dei migranti che è in corso. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

«Un attacco politico contro la gestione pubblica dell’acqua»

Così Roberto Fumagalli commenta la contestazione dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici agli affidamenti in house degli acquedotti di 64 Ato.

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (www.autoritalavoripubblici.it) ha avviato un procedimento istruttorio volto ad accertare l’eventuale inosservanza della normativa per l’affidamento del servizio idrico integrato su 64 Ato (Ambiti territoriali ottimali per i servizi idrici) che hanno disposto lo stesso in favore di società completamente pubbliche. L’Authority, un organo costituito da sette membri nominati con determinazione adottata d’intesa dai presidenti della Camera e del Senato, contesta il fatto che le autorità pubbliche di controllo divengano parte in causa anche come società controllate. Per Roberto Fumagalli, referente del Contratto mondiale sull’acqua, «si tratta di un chiaro attacco politico contro la gestione pubblica dell’acqua, anche perché i decreti successivi alla legge Galli ne consentono l’affidamento a società completamente pubbliche e non si può quindi considerare un atto illegittimo». «Evidentemente il nuovo Governo – aggiunge l’ambientalista comasco – a pochi giorni dall’insediamento, ha voluto dare un segnale a favore delle privatizzazione dell’acqua, contestando le scelte di gestione pubblica assunte dalla maggior parte degli Ato italiani». Per l’esponente comasco del Contratto mondiale sull’acqua questo atto «è forse destinato a favorire gli interessi delle lobby economiche. In Lombardia ad esempio la società A2A, derivante dalla fusione di Aem Milano con Asm Brescia, ma con una componente azionaria che riconduce alle grandi multinazionali private dell’acqua, vorrebbe mettere le mani sugli acquedotti di tutta la Regione e questo quando, proprio in Lombardia, ben 132 comuni hanno proposto un referendum abrogativo della legge regionale, che obbliga a mettere a gara i servizi idrici». Un processo che porterà i cittadini lombardi ad esprimere il loro voto contro la privatizzazione dell’acqua nel 2009.

Decrescita anche a Como?

Sta per nascere anche a Como un circolo del movimento per la decrescita felice, il percorso è ancora aperto e si cercano attivisti.

Le idee di Latouche e Pallante hanno trovato proseliti anche a Como. Sono ancora pochi, per ora si limitano a uno scambio di e-mail, ma sono intenzionati a fondare anche sul Lario un circolo del movimento per la decrescita, nato nel 2007 su proposta di Maurizio Pallante, teorico italiano della decrescita. Perciò lanciano il loro appello a tutti gli interessati ad approfondire temi ambientali, economici e sociali dal punto di vista dell’«avere meno per stare meglio», come sottolinea Giuseppe Leoni, coordinatore della lista Cercoffro de L’isola che c’è, tra i promotori del circolo.
«La società occidentale è arrivata al top – continua Leoni – dobbiamo fermarci ed eventualmente fare qualche passo indietro, permettendo lo sviluppo di altri paesi. Sul territorio sono già molte le esperienze che promuovono il percorso della decrescita, come Vivi sostenibile de L’isola che c’è o i Gruppi di acquisto solidale, che saranno di certo interlocutori privilegiati. Il circolo vuole essere aperto alle idee di tutti i cittadini, ognuno con le proprie competenze e proposte».
Un primo appuntamento è in definizione per il periodo tra il 16 e il 20 giugno, quando il coordinatore nazionale dei circoli territoriali Massimo De Maio sarà a Como per aiutare il nascente movimento a sbrigare la burocrazia: ogni circolo deve infatti stendere un suo statuto che riprenda le linee giuda nazionali.
Per informazioni o partecipare alla creazione del circolo contattare Giuseppe Leoni tel. 031.880129 o 335.6574682, e-mail leoni.giu@tiscali.it,. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 20 maggio

Supino chiede ragione dei 71 mila euro per Gandola, Molteni vuole sapere se Gaddi è disponibile ad accompagnare tutti e non solo Sgarbi la notte a Villa Olmo. Il sindaco chiede tempo. Nella seduta di lunedì 19 maggio del Consiglio comunale si parla del Regolamento per i servizi alla prima infanzia.

Il Consiglio comunale è incominciato con una preliminare di Donato Supino che ha chiesto chiarimenti al sindaco sull’accumulo di cariche di Gianandrea Gandola, presidente, amministratore delegato e direttore di esercizio di Spt Spa per uno totale di 71 mila euro lordi annui. Al consigliere del Prc il sindaco Bruni ha risposto che «non ci sono state consultazioni preventive. Ho già chiesto le motivazioni di una tale scelta e quando avrò una risposta relazionerò al Consiglio».
Un attacco poi all’assessore Gaddi è venuto da Mario Molteni, Per Como, a causa della visita notturna alla mostra L’abbraccio di Vienna di Vittorio Sgarbi, guidata dall’assessore alla cultura in persona. «Esistono cittadini di serie A e B per andare a visitare la mostra? In tanti mi chiedono a chi devono rivolgersi per visite notturne estemporanee in compagnia di amici, eventualmente guidate. Se il nostro assessore fosse disponibile informi la cittadinanza perché non sono pochi i richiedenti».
Mentre Mario Lucini, Pd, ha sottolineato l’incongruenza delle scelte della maggioranza che in discussione di Bilancio ha bocciato l’emendamento di cui era primo firmatario, per la realizzazione del Parco locale di interesse sovracomunale della valle del Cosia, un provvedimento che auspicato dagli assessori Faverio, D’Alessandro e Peverelli che lo avevano definito «un atto avente rilevanza strategica nella politica di tutela e riqualificazione del territorio» in una nota alla Giunta di febbraio.
Lucini, dopo la sortita del lago in piazza Cavour, ha anche affermato che «è incredibile che il livello del lago sia sempre sul filo del rasoio, con il Consorzio dell’Adda che a maggio mantiene il livello di un metro sopra lo zero idrometrico, cioè 157 milioni di metri cubi d’acqua, quando i serbatoi alpini hanno una capienza di 500 milioni di metri cubi sfruttata attualmente solo per il 20 per cento». «È incomprensibile – ha concluso il consigliere Pd – che il Comune di Como non dica nulla».
La serata si è poi incentrata sul nuovo Regolamento per la gestione e fruizione dei servizi alla prima infanzia. L’assessora Anna Veronelli ha spiegato il documento proposto ricordando anche le strutture presenti in città: nove asili, due spazi gioco, due spazi bimbo e un giardino dei piccoli. Al nuovo Regolamento sono state proposti ben dieci emendamenti e un ordine del giorno, sia di maggioranza che di minoranza.
Claudio Corengia, An, ha subito precisato, a proposito dei punteggi delle graduatorie che prevederebbero una valutazione superiore per un «nucleo trasferitosi di recente privo di altri parenti in città», che «non si è voluto favorire il cittadino italiano o residente. Favorire gli extracomunitari è contro ogni logica». Una esternazione che per Luca Gaffuri, capogruppo Pd, evidenzia l’ignoranza delle dinamiche del fenomeno immigratorio. L’esponente del Pd ha auspicato un aumento del servizio nel periodo estivo per andare incontro alle esigenze delle famiglie «in un territorio come il nostro dove le piccole e medie imprese non chiudono tutte ad agosto». Anche per l’assessora Veronelli «non è detto che siano extracomunitari».
Nella serata sono stati approvati solo due emendamenti di maggioranza sui rappresentanti “politici” nei Consigli di nido, che prevedono la diminuzione da due a cinque della durata della carica e l’attribuzione della loro nomina al consiglio comunale nell’eventualità dell’eliminazione delle Circoscrizioni nella nostra città, così come previsto dall’ultima legge Finanziaria per le città con meno di 100 mila abitanti.
Un emendamento più articolato sul cambiamento dei punteggi per la formulazione delle graduatorie è stato solo introdotto da Bruno Magatti, Paco, e verrà discusso nel prossimo Consiglio comunale. Rispetto al regolamento proposto si modificherebbero i punteggi assegnati soprattutto per quanto riguarda la situazione lavorativa del nucleo famigliare, che nella prima versione proposta aiuta soprattutto chi ha un lavoro fisso a tempo pieno, dando quattro punti, contro i due per chi ha un lavoro occasionale, stagionale o è studente e un solo punto per chi è in cerca di lavoro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Meet up di Como si presenta alla Piazza virtuale

Saltato l’intervento sulla Street parade, per la defezione all’ultimo momento dell’ospite, l’ottavo appuntamento con la Piazza virtuale di AltraComo, tenutosi lunedì 19 maggio, è stato incentrato sulla presentazione del Meetup di Como, che ha suscitato qualche polemica tra la ventina di partecipanti.

In attesa dell’ospite della prima parte della serata i partecipanti alla chat hanno ampliamente commentato la decisione del Comune di Como di chiudere il dormitorio pubblico per i mesi estivi. «La nostra amministrazione non ha la minima intenzione di occuparsi del problema – ha sottolineato un partecipante alla Piazza virtuale – oltretutto sono obbligati per legge ad avere un dormitorio aperto tutto l’anno, ma evidentemente non se ne preoccupano. La mia idea è che questo fa parte della loro strategia per evitare che le persone possano aggregarsi e possano mettere in luce le contraddizioni di questa società». In altri interventi è stata lamentata la mancanza di luoghi dove incontrarsi fisicamente, discutere di queste problematiche e attivarsi non solo per sensibilizzare i cittadini, ma per approntare azioni concrete.
Dopo qualche minuto di attesa gli organizzatori hanno deciso, non avendo notizie dell’ospite che avrebbe dovuto parlare della Street parade, di passare al secondo argomento della serata, presentando Paolo, portavoce dei grillini della provincia comasca. «Il Meetup di Como è nato quasi un anno fa – ha spiegato Paolo – il 27 maggio 2007. Ho aperto il Meetup perché ero sorpreso che nella mia città non ci fosse un gruppo di questo tipo. L’ho fatto per scherzo e senza dire nulla a nessuno, poi come per magia sono iniziate le iscrizioni, ora siamo circa 230 anche se gli “operativi”, ovvero le persone che partecipano attivamente sono solo una ventina». «Dopo un annetto – ha continuato il portavoce – il gruppetto si è formato: l’idea è quella di parlare alle persone e fargli notare che c’è un’altra realtà rispetto a quella che ci mostra la televisione, ma anche di diventare una sorta di megafono attraverso il quale amplificare la voce di altre associazioni ed enti presenti sul territorio». Le parole di Paolo non devono aver convinto un partecipante alla chat che ha cominciato a provocare il grillino su vari temi (dalla chiusura del dormitorio, alla Notte bianca, alla mancanza di un centro sociale) per poi accusarlo di essere intervenuto «non per parlare del tema ma per pubblicizzare il Meetup e con tanti non so!».
«Secondo me Como è una città “appena appena” chiusa – ha ripreso Paolo, cercando di continuare la discussione – c’è gente tutto sommato buona, ma si fa incredibilmente e ostinatamente gli affari suoi. Bisogna riuscire a coinvolgere la gente, a sensibilizzarla. Non è facile, forse è impossibile, ma bisogna provarci. Le uniche difficoltà sono il tempo e le persone, su Internet è facile parlare, progettare, ma nel concreto, quando c’è da mettere la faccia, i soldi, e il tempo le cose cambiano». Dopo diversi minuti spesi per discutere sulla necessità di creare un centro di aggregazione e sul termine più idoneo da utilizzare per definirlo (centro sociale, punto d’incontro, centro giovanile, ecc.) il dibattito si è arenato sulla necessità, sostenuta da alcuni e non condivisa da altri, di cercare un confronto sulle problematiche locali a prescindere dall’appartenenza politica e dalla mediazione dei partiti.
Paolo ha poi ricordato che il Meetup sarà presente sabato 24 maggio a Porta Torre per raccogliere firme per il V-day informazione, a favore di tre referendum per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria e l’eliminazione del Testo unico Gasparri sulla radiotelevisione.
Gli organizzatori hanno chiuso la serata poco dopo le 23, ma hanno lasciato il canale a disposizione dei partecipanti, che ne hanno approfittato, proseguendo per oltre un’ora a dibattere. [Greta Pini, ecoinformazioni]

Calcio per gli stanchi cronici

Venerdì 23 maggio al centro sportivo Belvedere Un calcio… all’indifferenza, triangolare di calcio per sostenere l’Associazione malati Cfs onlus.

«Un’iniziativa simpatica, un bell’abbinamento tra sport e solidarietà, speriamo nella dovuta presenza della città». Parole del vicesindaco Paolo Mascetti, che ha presentato Un calcio… all’indifferenza, il triangolare calcistico che vedrà impegnate venerdì 23 maggio al centro sportivo Belvedere la squadra dei comici televisivi, la Como 2000 e la Seleçao Sacerdoti Calcio a partire dalle 20.30.
Il ricavato dai biglietti d’ingresso (5 euro, gratis fino a 10 anni) sarà devoluto all’Associazione malati Cfs onlus, che da quattro anni aiuta le persone affette dalla sindrome di stanchezza cronica, malattia non riconosciuta ufficialmente, causata da un infezione virale su un soggetto predisposto geneticamente. «Il nome italiano – ha però specificato Roberta Ardino, presidentessa dell’associazione – non rappresenta la gravità della patologia, sminuendola. Chi soffre di Cfs ha difficoltà a rimane concentrato a scuola o a lavorare per otto ore. Deve centellinare e pianificare le sue energie, in un contesto sociale e giuridico che non rispetta né tutela il malato: non esiste un riconoscimento di invalidità per chi soffre di Cfs, non essendo ancora state effettuate ricerche approfondite e spesso il malato viene deriso perché privo di segni fisici che testimonino il suo handicap».
L’associazione, oltre ad aiutare nel concreto le persone colpite da questa rara malattia, è impegnata nella formazione dei medici, a partire da quelli di base, organizzando convegni tematici per scongiurare la possibilità che la malattia venga liquidata come semplice depressione. «La sindrome è troppo poco conosciuta, sia tra i medici che tra la popolazione. L’obiettivo di questo ed altri eventi è duplice: informare e sensibilizzare la gente e raccogliere fondi per continuare la nostra attività».

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