Braga e Tettamanti contro i tagli alla scuola

Gelmini colpisce anche a Como e taglia scuole e diritto allo studio. Lo denunciano la parlamentare del Pd Chiara Braga e il Consigliere provinciale del Prc Renato Tettamanti.

Non solo le scuole, ma anche i rappresentati politici del territorio lariano si attivano per contrastare la distruzione della scuola pubblica che il governo Berluscono attua con i tagli previsti dalle “riforme” Gelmini imposte al Parlamento senza discussione.
Lo denuncia la parlamentare Pd Chiara Braga che segnala come «la preoccupazione espressa dai molti amministratori locali e dagli operatori scolastici dell’Alto Lario è più che giustificata. La scure dei tagli previsti dal decreto Gelmini rischia di abbattersi pesantemente anche sui piccoli Comuni della nostra Provincia, specie nelle aree montane. In molti di questi contesti le scuole, soprattutto quelle primarie, rappresentano una presenza importante non solo dal punto di vista didattico ma anche sotto l’aspetto culturale e sociale; la loro soppressione, applicata in modo automatico ed indipendente da una verifica delle specifiche condizioni territoriali, si tradurrebbe in un impoverimento di tutta la comunità locale».
Dello stesso avviso Renato Tettamanti, consigliere provinciale del Prc, che evidenzia che «I tagli alla scuola mettono in pericolo numerosi istituti scolastici del nostro territorio, i cittadini e le cittadine con le Amministrazioni comunali e Provinciali facciano sentire la propria voce. I dati pubblicati dall’assessore regionale all’istruzione Rossoni parlano di rischio chiusura per 240 sedi scolastiche di Istruzione obbligatoria in Lombardia e di circa 60 istituzioni scolastiche che perderebbero il Preside perché accorpati con altri Istituti. Si tratte di tutte quelle scuole collocate in montagna o a scarsa densità abitativa. La Provincia di Como non è esente da questi tagli. Numerose scuole elementari o medie del centro alto lago e del triangolo lariano rientrano in questo triste elenco. Queste paventate chiusure completano il dato drammatico già annunciato di tagli ed esuberi del personale della scuola e preludono a un abbassamento generalizzato della qualità dell’istruzione pubblica».
Non coincidente tuttavia la valutazione sul da farsi per contrastare l’attacco berlusconiano alla scuola pubblica e al diritto alla studio delle comunità lariane.
Tettamanti dichiara che «oggi è il tempo della protesta e delle proposte alternative per difendere il diritto all’istruzione anche per coloro che abitano in territori montani o a scarsa densità abitativa», mentre Braga, confidando sull’ordine del giorno accolto dal Governo nel quale c’è l’impegno a concordare, con le Regioni, gli enti locali e gli uffici scolastici regionali, qualsiasi intervento di razionalizzazione, afferma che «Fermo restando il giudizio negativo sul provvedimento, credo che se, come temo, il decreto verrà convertito così com’è, occorrerà vigilare perché almeno questo impegno sia rispettato. Tuttavia, le numerose prese di posizione da parte di amministratori locali di qualsiasi colore politico e di molti operatori della scuola della nostra provincia, sono il sintomo di una crescente e diffusa preoccupazione circa gli effetti del decreto Gelmini imposto dalla maggioranza, Lega compresa, senza nessun confronto con quei territori che si vanta di rappresentare e che rischia di determinare un peggioramento della già difficile situazione delle scuole comasche».

école contro Gelmini

La rivista di idee per l’educazione école in una lettera aperta al mondo della scuola invita i lavoratori del settore alla mobilitazione contro l’attacco alla scuola della Gelmini: «La scuola pubblica può e deve sopravvivere ai suoi affossatori».

«Care colleghe e cari colleghi, la legge Gelmini segue serenamente il suo iter parlamentare come decretazione d’urgenza imposta a colpi di fiducia. Il ministro Brunetta irride gli insegnanti «lavoratori part-time». I sindacati confederali hanno fissato una data per quello sciopero generale della scuola che doveva aver luogo almeno da un mese. La presidenza della Repubblica inondata di mail che chiedono a Napolitano di non firmare la legge 137 risponde «il Presidente non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce». Nel frattempo però le scuole occupano, i genitori cominciano a partecipare in massa alla protesta e nel paese si va diffondendo l’informazione (tenuta ben protetta e nascosta da quasi tutti i media) e con essa la consapevolezza dell’enormità di quest’intera manovra. A Firenze la “fiaccolata” del 13 ottobre per la difesa della scuola pubblica è stata una manifestazione imponente, una massa civile e critica di popolo, piena di allegria, e altrettanto si prepara a Bologna e altrove, con una splendida presenza fianco a fianco di studenti universitari e medi, genitori e maestre. Non sarà forse possibile bloccare l’iter parlamentare imposto con metodi autoritari ma è possibile disarticolarne l’applicazione e far pagare al governo un prezzo politico altissimo: la legge Gelmini sarà comunque una vittoria di Pirro per le destre, la scuola pubblica può e deve sopravvivere ai suoi affossatori.
école vi invita perciò a partecipare e far partecipare il più possibile allo sciopero (questo sì generale, di tutte le categorie) del 17 ottobre indetto per tempo dai sindacati di base per dare un segnale chiaro e unitario che l’attendismo e il tentennismo sono decisamente fuori luogo e fuori tempo massimo. Ben venga poi la partecipazione anche a quello del 30 ottobre. Il sacrificio economico non indifferente richiesto per due scadenze ravvicinate è irrisorio se paragonato ai costi (umani, sociali, di civiltà) che questa manovra comporta per tutti e per ognuno di noi. [La redazione di école]

Liceo Terragni contro Gelmini

Non sono solo le elementari a mobilitarsi e a lottare contro i tagli alla scuola. L’assemblea sindacale dei docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni ha dichiarato lo stato di agitazione e invita l’intera comunità scolastica all’azione comune per difendere la scuola pubblica.

In una nota diffusa oggi i docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni di Olgiate Comasco comunicano lo stato di agitazione della scuola.
Nel comunicato si legge che gli insegnati hanno deciso di: «sostenere le diverse iniziative di sciopero generale indicate dalle organizzazioni sindacali considerandole tappe di un unico percorso di mobilitazione; di confermare lo stato di agitazione indetto nell’assemblea di venerdì 10 ottobre; di indicare come prima forma di azione la sospensione delle attività di recupero e di sportello; di avviare, a partire dalla riunione del Consiglio d’istituto del 14 ottobre, l’informazione alle altre componenti della scuola sugli effetti dei provvedimenti adottati dal governo; di utilizzare la giornata del 24 ottobre per sensibilizzare i genitori al tema della valorizzazione e della difesa della scuola pubblica; di invitare i genitori a partecipare venerdì 7 novembre alle 21 ad un’assemblea di tutta la comunità scolastica; di comunicare alle organizzazioni sindacali territoriali e nazionali e ai coordinamenti di scuole in lotta la partecipazione del Terragni alla mobilitazione in atto».

Scuola senza assicurazione

Ancora tagli per le scuole lombarde. La Regione non pagherà più l’assicurazione degli studenti che dovrà essere finanziata dalle scuole. Stipulare e pagare le polizze antinfortunio per le scuole spetta ai capi d’istituto.

In una nota diffusa dall’Agenzia stampa regionale della Lombardia nel comunicare la novità si attribuiscono le responsabilità della nuova tassa ai governi precedenti: «La legge Bassanini (59/1997) e le successive norme applicative – spiega Gianni Rossoni, vice presidente della Regione e assessore all’Istruzione, formazione e lavoro – sono inequivocabili: gli adempimenti connessi agli infortuni degli alunni, nelle scuole di ogni ordine e grado, spettano ai capi di istituto». «Il costo delle polizze – continua Rossoni – annuale per gli Istituti scolastici e formativi lombardi è rimasto in carico alla Regione fino alla conclusione dell’anno scolastico 2007/2008, anche se va precisato che nella maggior parte dei casi le scuole e gli enti provvedevano già a stipulare polizze integrative a quella regionale». Le norme che attribuivano alla Regione il sostegno di tali spese, già superate dalla norma statale, sono state infatti abrogate dalla legge regionale 19/2007 (articolo 32). «Con questa decisione dunque – spiega ancora Rossoni – ci adeguiamo, sia pure con un certo ritardo, alla normativa nazionale del ’97 (legge Bassanini) e alla circolare ministeriale n. 305 del 1998 che ne prevede l’attuazione. Del resto l’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative deve trovare quanto prima anche una sua traduzione pratica. Il passaggio di alcune funzioni di gestione dal livello centrale o periferico a quello delle singole istituzioni scolastiche va letto in quest’ottica».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 13 ottobre 2008

Approvata la delibera d indirizzo sulla raccolta, smaltimento dei rifiuti e pulizia cittadina presentata da Paco.

Nella seduta consiliare del 13 ottobre, dopo la nomina dei membri elettivi per la commissione che valuterà, entro metà settimana, l’ammissibilità dei referendum comunali sul Sant’Anna e la casa accoglienza per i senza dimora, per la maggioranza Michele Alogna, Fi, e per le minoranze Marcello Iantorno, Pd, è ripresa la discussione sulla proposta di delibera di indirizzo sulla raccolta dei rifiuti presentata da Bruno Magatti, Paco.
Finita la presentazione e la discussione, nel corso dei consigli precedenti, sono stati presentati dodici emendamenti e due ordini del giorno migliorativi accolti dal consiglio che li ha fatti sostanzialmente propri, salvo alcune modifiche, e la delibera emendata è stata così approvata praticamente all’unanimità.
Una comunione di intenti al di là delle prese di posizione dell’assessore Peverelli, che ha nuovamente fatto una serie di precisazioni su quello che a suo parere sarebbe dovuto essere modificato nella proposta ed ha ribadito, a proposito di indicazioni in più lingue sulla raccolta dei rifiuti e contro ogni forma di integrazione, che «chi viene a Como deve parlare se la va ben l’italian e se la va mej anca ‘l dialet!».
Contro chi opponeva alla delibera un problema di finanziamento, Magatti ha invece spiegato che l’aumento dei costi della raccolta differenziata dovuti ad un miglioramento del servizio, ora per la raccolta totale sono di 6,3 milioni di euro, potrà essere assorbito grazie alla diminuzione dell’indifferenziata, che costa di più smaltire, ed a maggiori introiti dovuti alla rivendita dei materiali raccolti, soprattutto la carta, ora lo smaltimento costa 4,7 milioni di euro.
Insomma con la gara d’appalto che si terrà nell’aprile 2009 verrà riformata, un termine usato congiuntamente da Peverelli e Magatti, la raccolta differenziata dei rifiuti con una maggiore precisione e una separazione fra carta, metalli, ecc., che ora vengono indistintamente messi nei sacchi viola. Verrà introdotta la raccolta dell’umido e ci sarà la possibilità, per chi possiede giardini, di fare compostaggio. La delibera va nella direzione di cercare di passare dall’attuale tassa sui rifiuti alla tariffa, dai metri quadri alla produzione, e a «meccanismi economici che incentivino e premino l’azione collaborativa-partecipataiva dei cittadini», una migliore pulizia delle strade. Tra gli ordini del giorno uno era per un aumento delle sanzioni per chi sporca, nel mirino chi getta mozziconi per strada e chi lascia per strada gli escrementi del proprio cane.
Una prospettiva di grande cambiamento in un sistema fermo dal 1994 con l’introduzione del sacco viola: «Speriamo non rimanga lettera morta – ha sottolineato poco prima del voto, a dieci minuti dalla chiusura del consiglio, Donato Supino, Prc – così come è accaduto per l’aumento de tempi di validità dei biglietti urbani del bus da 75 a 90 minuti». Una paura non condivisa da Magatti per cui una delibera di indirizzo, tra l’altro con una così alta condivisione, non può non essere applicata, più in generale il capogruppo di Paco ha dichiarato che «questo risultato ha dimostrato che si può far politica dall’opposizione e recuperare al Consiglio temi di sua competenza, che per ora vengono tenuti dalla Giunta. È un precedente metodologico». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

18 ottobre La notte dei senza dimora

Pubblichiamo in versione integrale il comunicato che l’associazione Incroci ha diramato alla stampa per La notte dei senza dimora, che si terrà sabato 18 ottobre a Como a Porta Torre dalle 10 fino alla notte.

«In occasione della Giornata Mondiale Onu di lotta alla povertà, anche a Como, come in molte piazze d’Italia, si dorme per terra. Un gesto fortemente simbolico per avvicinare le persone più in difficoltà e portare su di loro l’attenzione di tutti.
Una realtà poco visibile, o molto ignorata, quella di chi vive per strada. A Como l’8 per cento della popolazione ha grandi difficoltà ad affrontare le spese essenziali: cibo, casa, salute (da un’indagine dell’Ufficio statistica del Comune di Como del 2005).
La “Notte” nasce da un’idea di Terre di Mezzo ed è curata a Como dall’Associazione Incroci Onlus che garantisce, ogni sera, un pasto caldo e gratuito a poveri ed emarginati, in uno spazio messo a disposizione dall’Opera don Guanella.
L’iniziativa della “Notte” viene proposta in riferimento alla “Giornata mondiale di lotta alla povertà” indetta dall’Onu per il 17 ottobre e nasce nell’ottobre del 2000 a Milano su iniziativa dei giornali di strada “Terre di mezzo” e “Scarp de’ tenis”. Dal 2004 viene organizzata anche nel cuore di Como e rappresenta un forte momento in cui proporre un’iniziativa di promozione sociale e di solidarietà.
È con questo spirito che quest’anno la nona edizione della notte si apre alla… mattina con un’importante novità: una tavola rotonda in cui discutere insieme del fenomeno delle nuove povertà e dei senza dimora con particolare attenzione a quanto accade a Como. Nel pomeriggio tutti sono invitati a diversi momenti di festa e di intrattenimento in via Cesare Cantù, nei pressi di Porta Torre, con musica e spettacoli fino al tramonto. In serata cinema al teatro Lucernetta e poi appuntamento con il sacco a pelo sotto i portici del liceo Volta, per una notte all’addiaccio, un gesto semplice di solidarietà.
L’iniziativa ha attenuto il patrocinio del Comune di Como, assessorato Servizi Sociali e si avvale della collaborazione di Avc-Csv, Associazione del volontariato comasco, Centro servizi per il volontariato.

Programma

Dalle ore 10.00 al Teatro Lucernetta – Un momento di confronto
Conferenza per “Open Space – guida ai servizi di accoglienza per le persone in stato di bisogno” realizzata da inMensaMente (coordinamento delle mense di Como, Erba e Cantù). Intervengono:
– padre Giuseppe Turati che presenterà la realtà delle mense per i poveri nel nostro territorio e illustrerà scopi e vantaggi per operatori e utenti della nuova guida “Open Space”.
– Rosangela Pifferi racconterà la sua esperienza nei servizi di accoglienza.
– Massimo Cremonini porterà la sua testimonianza come volontario all’Opera S. Vincenzo di Terni.
– Il dibattito sarà moderato da Linda Bellunato, volontaria “di lungo corso” a Terre di Mezzo.
Rinfresco preparato da Enaip.

Dalle ore 15.30 a Porta Torre – Un momento di informazione e di animazione
Le associazioni della città che si occupano di emarginazione sono presenti con i loro volontari.

Concerto Note senza dimora – Musiche e arti di strada
15.30 Como Lake Rovers (folk band)
16.15 Spettacolo di magia, giocoleria e arte varia del Mago Barnaba
17.15 La banda del villaggio solidale
18.33 (ora del tramonto) Giocoleria di “Lune al Tempio”

Dalle ore 21.00 al Teatro Lucernetta – Un momento di divertimento
Proiezione del film Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni
Rinfresco preparato da Garabombo

Notte sotto i portici – Un momento di condivisione
Dopo il cinema, ognuno con il suo sacco a pelo, ci si sposta sotto i portici del liceo Volta per trascorrere la notte all’aperto.

Partecipano all’iniziativa: Acli, Amnesty International – Gruppo di Como, Arci provinciale di Como, associazione Incontri (mensa di Cantù), associazione Incroci (mensa di Como), associazione La Città Possibile (Como), associazione Mani Aperte (mensa di Erba), Caritas decanale Cantù Mariano Comense, Casa della missione dei padri vincenziani, Circolo Bertolt Brecht, Cooperativa soci Coop, Coordinamento comasco per la Pace, associazione Lambienteinvita, Opera don Guanella, Punto Einaudi Como, Società San Vincenzo de Paoli – Consiglio centrale di Como, Sprofondo.

Per informazioni Associazione Incroci Onlus, via Tommaso Grossi, 20 – Como, Davide Ciucci, tel. 328.2194211».

 

Scuola: Quali conoscenze, quali diritti

Alla Cascina Massée di Albate al dibattito Scuola: Quali conoscenze, quali diritti. La legge Gelmini indica una prospettiva per la scuola. Orientata al futuro o al passato? Giuseppe Granata e Maurizio Coda hanno messo in luce l’attacco alla qualità della scuola dei provvedimenti del governo Berlusconi.

Una trentina di persone, per lo più lavoratori della scuola, hanno partecipato venerdì 10 ottobre al dibattito organizzato dal Circolo culturale Libero Fumagalli per riflettere sull’attacco in corso alla scuola e alla cultura italiana. Toni addolorati già nell’introduzione del presidente del sodalizio Graziano Dizioli che ha messo in luce come le “innovazioni” imposte dalla Gelmini siano orientate al passato, al tentativo astorico di ripristinare tempi tutt’altro che gloriosi di una scuola che classista ormai non esiste più. Nell’introduzione Dizioli, ribattendo alle tante memorie di personalità che avendo fatto le scuole elementari in epoca di maestro unico acclamano il ritorno al passato della scuola berlusconiana, ha ricordato come anche la sua esperienza personale sia stata quella di un maestro unico, ma autoritario che costringeva frequentemente gli allievi a stare in piedi con le mani in testa per punizione. Forse una pluralità di docenti avrebbe potuto limitare i danni di un maestro inadeguato.
La parola è poi passata a Giuseppe Granata, segretario segretario della  Flc (Federazione Lavoratori della Conoscenza) della Cgil di Como che ha messo in luce le motivazioni per lo più di cassa dei tagli approvati senza discussione dal Parlamento. Secondo quando deciso dal governo nei prossimi tre anni la scuola dovrà risparmiare 8 miliardi di euro. Per raggiungere questo obiettivo verranno licenziati in tronco 130.000 dipendenti (senza cassa integrazione, non prevista nel settore pubblico) e per questo motivo il sistema scolastico italiano dovrà “riassorbire” 800.000 alunni che rimarranno senza insegnanti.
Il ministro Gelmini ha quindi deciso di aumentare il numero di alunni per classe, diminuire il numero di ore di lezione e chiudere le scuole più piccole: gli alunni saranno concentrati in grandi scuole, in cui staranno stretti e per poco tempo al giorno.
Tutto questo abbasserà la qualità dell’insegnamento, forzerà i tempi di apprendimento e aumenterà in generale il disagio degli alunni. In poche parole la scuola sarà solo più selettiva e non più efficiente così come vuol far credere la ministro.
Nei vari ordini di scuola il quadro è drammatico: per la scuola elementare saranno previste 24 ore settimanali e il maestro unico. La scuola sarà solo quella del mattino, nel pomeriggio i bambini saranno semplicemente sorvegliati, tornerà il doposcuola e il Tempo pieno sparirà. Nella scuola media accadrà esattamente la stessa cosa. Il prossimo anno scolastico la riforma Moratti andrà a regime, le ore settimanali saranno 29 e assisteremo così alla scomparsa del Tempo prolungato e anche per le superiori le ore di lezione settimanali saranno ridotte con effetti devastanti soprattutto negli istituti tecnici e la scomparsa di alcune materie.
L’intervento del maestro Maurizio Coda ha approfondito le ragioni pedagogiche che portano i professionisti del settore a rifiutare l’intera gamma delle novità partorite dal duo Tremonti-Gelmini.
Il relatore ha ricordato l’importanza della pedagogia di Howard Gardner, anticipata in Italia nella scuola elementare fin dagli anni ‘90, che riconosce  la complessità irriducibile del bambino è afferma la  necessita di una formazione che tenga conto delle intelligenze multiple di ciascuno. Come può farlo un insegnante solo tuttologo? Come è possibile rinunciare alla collegialità fondamento principale della qualità dell’istruzione? Come è possibile rinunciare ai momenti di progettazione e programmazione delle attività?Come è possibile attaccare proprio il settore scolastico universalmente ritenuto migliore?
Domande che sembrano non angosciare né il ministro ne la sottosegretaria Valentina Aprea che invece già pensa a creare nuovi disastri trasformando i,l Consigli di istituto in Consigli di amministrazioni e le scuole pubbliche in fondazioni. La traccia segnata dalle iniziative berlusconiane è infatti quella della distruzione del diritto all’istruzione, della mercificazione dei saperi. E ciò paradossalmente proprio mentre il mercato soccombe a se stesso e chiede soccorso (prontamente offerto) alle casse pubbliche per continuare a far danno.
Nel dibattito, singolarmente molto orientato alla discussione relativa alla politica del Pd nella scuola, sono state ribadite le considerazioni fatte dai relatori, ma non sono mancate voci autocritiche che hanno affermato che doveva centrosinistra avrebbe dovuto occuparsi della carriera degli insegnanti, avrebbe dovuto abrogare e rinnovare i Decreti delegati e “aggiornare” prima che lo facessero le destre. E in conclusione una domanda inquietante: è vero che gli insegnati di religione cattolica guadagnano a parità di condizioni più dei loro colleghi di altre materie? La risposta data da Granata è stata:«Sì ed il loro numero entra nei calcoli sull’insieme dei docenti che lavorano con ogni singolo alunno. Così e grazie anche al grande numero di docenti di sostegno che svolgono il loro indispensabile ruolo per favorire i diritti degli allievi con maggiori difficoltà le statistiche danno valori inconfrontabili con quelli relativi ad altre scuole europee».

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 9 ottobre 2008

«Ci sono vasche piene di rifiuti pericolosi in Ticosa» ha denunciato Mario Lucini. Nel Consiglio comunale di giovedì 9 ottobre è continuata la discussione a Palazzo Cernezzi sulla proposta di delibera di indirizzo presentata.

La maggioranza si disinteressa del dibattito sulla proposta di Paco per l’appalto sulla raccolta dei rifiuti e la pulizia cittadina, alle 21, dopo tre quarti d’ora dalla convocazione, erano solo in 6 per poi non superare mai la dozzina di presenze su 25 eletti.
Polemiche nella maggioranza con Emanuele Lionetti, Lega Nord, che ha sbottato nelle preliminari «così non si può andare avanti!», ha definito la Giunta «traballante per i suoi 6/11, se sta in piedi è solo merito del sindaco» il tutto causa di «troppi personalismi, imposizioni e fughe in avanti».
Mario Lucini, Pd, ha riportato al centro della discussione la bonifica dell’Area ex Ticosa, chiedendo al Comune, per la seconda volta, di passare agli enti di controllo, Arpa e Asl, i dati della relazione sulle sostanze pericolose presenti nell’area individuate da Sinesis per conto di Multidevelopment, la vincitrice dell’appalto per l’acquisto dell’area. È stato infatti presentato il piano di bonifica dell’area, preliminare ad ogni lavoro, e 4 punti, presenti nel rapporto Sinesis, non sono stati presi in considerazione. Si tratta di zone con alte presenze di piombo, cadmio, zinco, rame, idrocarburi pesanti e Pcb. In alcuni casi si tratta di vere e proprie vasche «la mancata trasmissione di queste informazioni è un reato e comporterà in futuro problemi gravissimi», tra cui cui un possibile blocco dei lavori una volta intrapresi, ha denunciato il consigliere del Pd.
Il Consiglio è cominciato poi con un numero legale garantito solo grazie alle minoranze.
L’assessore Peverelli ha prodotto una brochure sulla proposta pachista, distribuita a tutti i consiglieri, con commenti puntuali e in cui si difende l’operato dell’assessorato. Soprattutto, come ha poi ribadito in aula l’assessore, sul contatto d’appalto, sostanzialmente identico dal 1994, che per Peverelli «è stato concepito e da interpretare come progetto ponte per dare tempo agli uffici di dare il tempo ali uffici di istruire nuove regole». Per l’assessore «non corrisponde assolutamente alla verità» la mancata raccolta differenziata del sacco viola denunciata dall’inchiesta di Paco tanto che viene definita «della cattiva informazione che oserei definire terrorismo ambientale».
Lo spirito leghista si nota anche nei commenti alla proposta di dare depliant informativi in più lingue «in quanto si ritiene che sia dovere dell’ospite apprendere lingua, usi e costumi locali al fine di una più corretta integrazione sul territorio».
Una difesa dell’operato dell’assessore è venuta da Giampiero Ajani che ha chiesto «quanto ci costerebbe l’approvazione della delibera?». Voci, diffuse dall’assessorato guidato da Peverelli, parlerebbero di 4 milioni di euro.
Di diverso tenore gli interventi successivi; Dario Valli, Area 2010, ha definito la proposta di Paco «un bel passaggio per un’amministrazione che per ora naviga in acque basse se non paludose», che ha anche aggiunto «la maggioranza dei cittadini comaschi ha un’aspettativa e una coscienza ecologica più alta del servizio offerto», una sensazione condivisa anche da Donato Supino, Prc, per cui «i cittadini sono più attenti a questo tema del Consiglio comunale».
Una carrellata di dati sull’aumento della produzione dei rifiuti a livello nazionale ed in particolare nel nord Italia e su come cercare di rendere maggiormente coscienti del problema i cittadini sono stati al centro degli intervento di Silvia Magni e Marcello Iantorno, Pd.
Lionetti ha lodato la presentazione della delibera e il passaggio prospettatovi da tassa a tariffa: «Una normativa fiscalmente più corretta».
Marco Butti, An, ha fatto delle annotazioni specifiche e chiesto di pensare ad un accordo con il Comune di Cernobbio, per poter utilizzarne la piattaforma ecologica, ora in costruzione, fino a quando non ne sarà approntata una nella zona di Tavernola per potere servire i quartieri a nord, troppo eccentrici rispetto alla Guzza.
Bruno Saladino, Pd, ha annunciato la nascita anche a Como, venerdì 10 ottobre a Lurate Caccivio, di un Circolo per la decrescita felice, per una nuova concezione di sviluppo aggiungendo «una città della grandezza di Seattle si è data come obiettivo rifiuti zero!».
Dopo qualche intervento sulla pulizia della città il Consiglio, data l’ora tarda è stato aggiornato alla prossima seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Fiorenzo Gagliardi: stanno distruggendo la scuola

In una lettera aperta alle sue nipoti Alessandra, Lucilla e Francesca, Fiorenzo Gagliardi, uomo di scuola ed esponente di spicco del volontariato lariano, esprime la sua amarezza per la svolta autoritaria, classista e anticulturale insita nei provvedimenti sulla scuola approvati, senza discussione parlamentare, dal governo Berlusconi. Il testo integrale del documento.

«Questa sera, alla Camera, un ministro della casa delle libertà concluderà un’azione di parziale distruzione dell’impianto amministrativo e pedagogico della scuola elementare che, come sapete ho contribuito non poco, insieme con la mamma, a consolidare con un lavoro attento e disinteressato, talvolta anche appassionato.
Una decisione così avventata e sconsiderata non mi risulta sia mai stata intrapresa nell’ambito dei problemi dell’educazione.
Da sempre i disegni di legge, le leggi quadro che riguardavano la scuola, erano discusse prima che in Parlamento, nella società civile, nelle associazioni caratterizzate dalle più diverse ispirazioni, in ambito sindacale, politico.
Il problema veniva ripreso senza risparmio di spazio, dai giornali, dalle agenzie di comunicazione, alla radio ed alla tv, sia pure in appositi contenitori opportunamente predisposti.
Tutto ciò non ha caratterizzato l’iter politico-sociale della proposta suggerita al ministro dell’istruzione da un collega che pare solo interessato a far cassa, senza riflettere sugli sconquassi prodotti a breve scadenza dalle sue sciagurate intenzioni.
Quanto ai genitori, non sono stati adeguatamente informati come se il problema della scuola non li riguardi: la modificazione non solo dell’orario, ma dell’impostazione della scuola primaria e di quella materna, determinerà un regresso pedagogico e quindi educativo che si riverbererà sui vostri figli che sono anche miei cari nipoti.
Frequenteranno una scuola, pardon una scuoletta, nozionistica, frammentata arbitariamente, suddivisa in contenitori orari custoditi da personale non coordinato, perché temo dipendente da diverse amministrazioni o proveniente da agenzie non certo qualificate, se non dalla buona volontà e spero, non dal mero interesse.
Si tornerà purtroppo al “doposcuola”, perché i pomeriggi dovranno pur prevedere la presenza di alunni che dovranno essere protetti dalla frequentazione della strade; alle palestre super et similia continueranno ad essere destinati i figli di papà.
Si progetta insomma un sistema educativo che favorirà il permanere delle distinzioni di classe che nel modello della scuola tanto faticosamente costruita da governi responsabili delle più diverse e svariate composizioni, si era tentato di modificare, creando le premesse per un’educazione popolare, nel senso nobile del termine, non in quello depotenziato tanto in uso presso i predicatori del liberismo nostrano.
Non posso trascurare qualche appunto a proposito del massacro che si sta tentando di realizzare anche nell’ambito della scuola media. In questo delicato ramo dell’educazione (quello degli adolescenti) oggi il bullismo è chiamato in causa per giustificare la proposta di pedagogia correttiva che la ministra enfatizza a giustificazione delle sue trovate.
La realizzazione del tempo pieno e/o prolungato ha raggiunto modelli di eccellenza in più di un istituto ed è ormai diffuso in quasi tutto il Paese.
Si tratta di svilupparne le potenzialità non solo nell’ottica di creare una scuola per tutti, specialmente per coloro che richiedono speciali attenzioni dal punto di vista delle capacità psicoficiche, ma soprattutto, in relazione ai nuovi studenti che provengono dai paesi del Terzo Mondo.
Perché una scuola deve preoccuparsi degli alunni del suo territorio (uguale preoccupazione deve avere il ministro del Welfare!): dobbiamo volere una scuola veramente bella e seria per tutti, non solo per i nostri figli, ma per tutti i cittadini del nostro Paese». [Nonno Fiorenzo]

Sinistra unita e plurale

Adesione alla manifestazione dell’11 ottobre a Roma e un fitto calendario di iniziativa nella provincia di Como. Presentato giovedì 9 ottobre a Villa Saporiti il programma delle iniziative della Sinistra unita e plurale di Como.

La sinistra unita e plurale riparte a Como dalla manifestazione dell’11 ottobre a Roma. Il nuovo raggruppamento politico «è nato dalle assemblee autoconvocate dopo le elezioni e da quella del 19 aprile a Firenze» ha ricordato Celeste Grossi, in una conferenza stampa tenutasi giovedì 9 ottobre. Dopo un paio di altre assemblee nazionali ed un seminario sulle forme della politica il 29 luglio è stato pubblicato un primo appello su Il Manifesto «una chiamata a raccolta, per superare le differenze interne ai vari partiti e concludere la stagione congressuale, per far ripartire la mobilitazione dopo l’estate». Un processo nazionale che è stato colto anche a Como, da dove partirà un pulmann per la manifestazione romana definita significativamente L’opposizione è nelle nostre mani. Un’altra politica per un’altra Italia.
«Si cerca di far risalire l’opposizione sociale che rimonta i provvedimenti economici di questo governo tutelano le banche, ma non chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese: lavoratrici, lavoratori, pensionati» ha affermato Renato Tettamanti, «infatti i fondi delle pensioni integrative private ora sono a rischio» ha aggiunto Domenico Caccavari.
«Dopo lo scoramento elettorale, il nuovo Governo, le sinistre escluse dal Parlamento bisogna far girare nel paese progetti, idee per una nuova opposizione, non solo nelle aule parlamentari dove tentenna e non è adeguata, un processo che è iniziato anche nel nostro territorio gli autisti di Asf».
Come si legge nel manifesto programmatico la manifestazione nazionale è stata indetta «per la pace e il disarmo», per «un’azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri», contro la «piaga degli “omicidi bianchi”» e «la violenza degli uomini contro le donne», per «respingere l’attacco alla scuola pubblica, all’Università e alla ricerca, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva» e «sostenere il valore della laicità dello stato». Si prefigge anche di «sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l’acqua» e di «contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili» cercando di sviluppare «una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli».
Marco Lorenzini ha quindi scandito i prossimi appuntamenti comaschi in cui la Sinistra unita e plurale sarà presente e l’impegno si articolerà su tre aspetti principali Pace, scuola e impegno contro razzismo e xenofobia.
Prima fra tutte ci sarà la manifestazione contro il numero di telefono per la denuncia dei clandestini assieme alla Associazione 3 febbraio a Cantù in piazza Garibaldi nel pomeriggio di sabato 18 ottobre. «Aderiamo anche all’assemblea indetta dal Comitato salute e territorio contro l’abbattimento del monoblocco dell’Ospedale Sant’Anna, indetta per il 7 di novembre». Poco dopo, l’11 di novembre, la Sinistra unita e plurale proporrà una serata di riflessione, aperta agli amministratori locali e a chi si candiderà alle prossime amministrative, assieme a Sbilanciamoci, sulla finanziaria e il federalismo fiscale con Giulio Marcon. In programma c’è anche un’iniziativa sulla scuola ad Erba, ancora da definire, e una serie di conferenze, con scadenza mensile di politica internazionale per seguire le grandi tematiche di attualità come le elezioni presidenziali statunitensi, Caucaso, Medio Oriente, Sud America e il ruolo dell’Unione europea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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