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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 15

Sui fatti di Praga si consumò nel ’69 una delle rotture più note della storia del PCI: quella legata al gruppo del Manifesto. La rivista era nata nel giugno di quell’anno su iniziativa della componente di sinistra vicina ad Ingrao, con l’obiettivo di promuovere un dibattito che riprendesse i temi da lui sollevati in occasione dell’XI Congresso, che agli occhi dei promotori erano ancor più attuali alla luce del clima che attraversava il paese e tutto l’occidente. Sin dalle prime uscite la rivista agitò le acque interne al Partito, provocando la reazione dell’ala più moderata.

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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 14

I primi anni ’70 fanno registrare una generale avanzata dei consensi a favore del PCI. Il risultato più significativo arriva in occasione delle elezioni amministrative del 1975: nel giugno di quell’anno vengono chiamati alle urne le cittadine ed i cittadini di più di 6000 comuni e di quasi tutti i capoluoghi di provincia; si tratta dunque di un appuntamento importante non solo per il futuro dei governi locali, ma anche per le indicazioni politiche che quelle elezioni potranno dare a livello nazionale.

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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 13

Il Congresso del ’72 segna un cambio al vertice del Partito: a Longo succede Enrico Berlinguer, che già dal ’69 aveva affiancato in qualità di Vice il Segretario. Figlio di Mario Berlinguer – che insieme a Giovanni Amendola aveva organizzato l’Aventino – Enrico si era avvicinato sin da giovanissimo al PCI, organizzando proteste e manifestazioni contro il caro del pane nella sua Sardegna.

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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 12

Negli stessi giorni in cui il PCI celebra il suo XI Congresso, avviene quello che da molti è considerato l’inizio della stagione della contestazione nel nostro paese: nella città di Trento, gli studenti occupano la Facoltà di Sociologia, avanzando rivendicazioni legate al riconoscimento del proprio ciclo di studi. E’ solo l’inizio di un movimento di protesta che nel breve volgere di un anno porta alle occupazioni delle Università di Pisa, Roma, Milano, Torino e Napoli.

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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 10

L’XI Congresso è teatro di un confronto acceso all’interno del partito. L’assise si svolge in un contesto profondamente mutato, non solo perché si tratta del primo congresso senza Togliatti (morto due anni prima), ma perché da quasi tre anni al governo del paese c’è una coalizione di centro-sinistra che vede coinvolto anche il partito socialista. Le due questioni al centro del dibattito riguardano la democrazia interna e la linea strategica del partito.

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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 08

La presenza di intellettuali come Concetto Marchesi o Emilio Sereni tra i deputati comunisti eletti all’Assemblea Costituente dimostra l’attenzione particolare che fin dal dopoguerra il Partito Comunista ebbe nei confronti degli intellettuali e più in generale della politica culturale. Ad ispirare la linea politica del Partito c’erano le riflessioni che Gramsci aveva dedicato nei Quaderni al concetto di egemonia culturale, alla figura dell’intellettuale organico e al forte legame tra cultura e organizzazione politica; insieme alla lettura che Antonio Labriola aveva dato del pensiero di Marx.

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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 07

La caduta del fascismo, la ricostruzione delle istituzioni democratiche e il riconoscimento delle principali libertà segnano la rinascita del sindacato. Nel giugno del ’44, in una Roma ormai vicinissima alla sua liberazione, nasce la CGIL, ideale prosecuzione della CGdL nata agli inizi del secolo e poi sciolta dai fascisti. Tra i firmatari del Patto di Roma, insieme al socialista Buozzi e al cattolico Grandi, c’è Giuseppe Di Vittorio.

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Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 06

Dopo aver dato un contributo fondamentale alla Resistenza contro il nazifascismo (grazie anche alla rete di donne e uomini che aveva costituito durante gli anni della clandestinità), il PCI partecipa alle fasi di ricostruzione del Paese, a partire dalle sue fondamenta istituzionali. In occasione delle elezioni per l’Assemblea Costituente del giugno ’46, ottiene il 18,9%, pari a 104 seggi, la terza delegazione dopo quelle democristiana e socialista.

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