
«Il sistema delle autonomie (regioni, province e comuni) – spiegano i sindacati – subirà una riduzione dei trasferimenti di 5,7 miliardi in tre anni. La soppressione o accorpamento delle province, e la relativa riduzione dei servizi, caricherà sui comuni, già dissanguati, una serie di oneri ingestibili fuori da una logica di area vasta». «Pensiamo – continuano i sindacati – per la provincia di Como alla gestione delle scuole pubbliche, che verrà demandata al territorio su cui insiste l’istituto (il comune di Menaggio potrà sopportare le spese e la manutenzione del Vanoni, o Longone al Segrino quelle del Beldosso?), per non parlare dei centri per l’impiego, del mercato del lavoro, del coordinamento dei servizi sociali. In un momento di crisi si scardina lo stato sociale, non andando invece ad incidere sui veri centri di potere e di invadenza della cattiva politica nella pubblica amministrazione. Si prospettano tagli al Fondo Sanitario per 5 miliardi ed una riduzione di posti letto di almeno 7000 unità». «Ancora una volta – concludono le organizzazioni sindacali – si decide di fare cassa, con un’operazione di macelleria sociale e di tagli lineari. La messa in esubero di decine di migliaia di lavoratori statali avrà una ricaduta pesantissima sull’erogazione dei servizi fondamentali alla cittadinanza».
