
La legge permette infatti di svolgere le famigerate 200 ore anche in associazioni culturali come la nostra. Non è la prima volta che la redazione si apre a giovanissime collaborazioni e non è la prima volta che l’esito è strabiliante. Così la nostra Vanessa in pochissimi giorni è diventata web master, grafica, archivista, videoperatrice, fotografa, giornalista facendosi in quattro per dare il proprio contributo alla nostra impresa di libera informazione. La sua capacità di apprendere e di fare ci ha strabiliato e fa ben sperare per i nostri nuovi stagisti che arriveranno alla fine del mese. Ma tanta gioia non annulla la contrarietà per un provvedimento che riteniamo devastante per la scuola pubblica, pensato per renderla succube alla “cultura aziendale“. Ha senso costringere tutti gli studenti a 200 ore di stage dovunque capiti? Che significato formativo potranno avere esperienze di addestramento al precariato in aziende che necessariamente non possono essere selezionate dalle scuole perché ne occorrono così tante da essere quasi impossibile trovarne? Per questo – nonostante Vanessa – abbiamo aderito con l’Arci al Comitato referendario per la scuola pubblica. Quella che ha come obbiettivo la trasformazione della società, non semplicemente l’addestramento delle persone in funzione di imprese che forse potranno assumerle. Ma senza diritti, sia chiaro. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

