
«Come gente sbandata, senza riferimenti, il Vangelo direbbe “come pecore senza pastore”: è l’immagine dei tanti migranti accalcati alla Stazione San Giovanni di Como dal luglio 2016 che mi porto nel cuore.
La stessa immagine su scala minore si ripropone in questi giorni. Como è città di frontiera non solo per i frontalieri italiani ma anche per migliaia di Migranti che tentano, attraverso la Svizzera, di arrivare in Germania, e non riuscendoci vengono respinti a Ponte Chiasso.
Una città di frontiera necessita di mentalità, di servizi e di strutture che la rendano tale, ma a tutt’oggi la Città di Como nella sua amministrazione non si rende conto o non vuole rendersi conto della realtà mutata. Personale dedicato? Strutture dedicate allo scopo? Non se ne parla! E l’ingiustizia di parte del patrimonio immobiliare comunale lasciato a far nulla continua.
La Parrocchia di Rebbio e i tanti cittadini comaschi e ticinesi che a Rebbio hanno trovato un laboratorio aperto all’accoglienza stanno contribuendo insieme a tanti altri cittadini e realtà associate a costruire un pezzetto di città aperta e conviviale.
Tanti volontari con competenze diverse curano la prima accoglienza in strada, l’ascolto, lo scambio, l’accompagnamento giuridico-legale, il vitto e l’alloggio, l’orientamento a corsi di formazione e l’avviamento al lavoro.
L’aiuto economico e i rifornimenti alimentari ci arrivano in egual misura dal Canton Ticino e da Como.
Questo lavorio di accoglienza è dovere di giustizia, non è un “di più”, non è misericordia: è giustizia! È un diritto dell’uomo ad ogni latitudine essere accolto in un paese in cui è forestiero e accogliere chi viene straniero nel suo paese. Forza vecchia Como, apri il tuo cuore, le tue porte in modo intelligente agli uomini e donne che vengono da altri paesi. Educa, forma e lasciati formare ed educare da questa umanità che nel deserto, nelle prigioni libiche e in mare è passata attraverso tre rischi mortali». [Giusto Della Valle]

