
Martedì 12 giugno si è svolto nella sede milanese di Emit Feltrinelli il convegno “Come attestare e valorizzare le competenze acquisite dalle volontarie e dai volontari del Servizio Civile?”, organizzato da Arci Servizio Civile, che ha visto la partecipazione di numerosi enti e associazioni interessate e coinvolte nella realizzazione del nuovo Servizio Civile Universale.
Il rapporto tra Servizio Civile e mondo del lavoro è ormai un evergreen, come affermato da Licio Palazzini, presidente nazionale di Arci Servizio Civile, che ha sottolineato come questo sia un tema da sempre affrontato a livello legislativo:
«Il legislatore si è sempre posto il tema di come il Servizio Civile possa essere di aiuto per i giovani e le comunità valorizzandone le competenze», affrontando d’altro
Per questi motivi il discorso sulle competenze risulta di massima importanza in questo momento di cambiamento e di riforma di un sistema che dalla sua nascita riconosce nella valorizzazione delle competenze uno dei principali fattori di credibilità nel patto di Servizio Civile con i giovani volontari, come affermato dallo stesso Palazzini.
del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, deve essere affrontato partendo dal territorio e dai responsabili di Servizio Civile degli enti, in modo da raccogliere le esperienze di chi ha lavorato sul campo e attraverso quelle elaborare un modello che si possa trasmettere a tutti i partecipanti.
Ma come e quanto è influenzato il tema del convengo dal contesto nazionale? Ha analizzato la questione Alessandro Rosina, professore di Demografia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con un breve quanto preciso intervento dati alla mano:
«Le nuove generazioni in Italia sono “usate” poco e male. Bisogna dotare i giovani degli strumenti giusti con le giuste opportunità. Una società – ha affermato Rosina – cresce e prospera quanto più investe su un adeguato apporto qualitativo e quantitativo per le nuove generazioni».
Tra le possibilità di sviluppo delle competenze il professore identifica il Servizio Civile come «uno strumento importante di rafforzamento delle competenze», sopratutto in un paese come l’Italia che è la principale “fucina” in Europa di giovani che non studiano e non lavorano.
Rosina evidenzia anche una conseguenza allarmante del problema, ossia la
«C’è il rischio che si rinunci già in partenza: se si pensa che non valga la pena studiare, impegnarsi, ci si accontenta o ci si rassegna al fatto che non ci siano opportunità». A quel punto perché formarsi? Perché non lasciare l’Italia alla ricerca di opportunità altrove? La situazione risulta così grave che Rosina afferma: «aAl ritmo attuale si rischia di bruciare un’intera generazione».
Di fatti la valorizzazione delle competenze trasversali, secondo Patrizia Bertoni, Forum nazionale del Terzo Settore, risulta un tema chiave nello sviluppo del Servizio Civile Universale, che dovrebbe svilupparsi al fianco di una presa di coscienza di sé del volontario verso il principio del “saper essere” oltre che “saper fare”.
Non si può pensare di ideare uno standard di certificazione delle competenze utilizzabile da ogni singolo ente nel Paese; tuttavia si può impostare un modello sulla base delle esperienze positive di chi si è già cimentato con il problema. Onelia
Licio Palazzini ha concluso l’incontro ringraziando i presenti e sottolineando una necessità cruciale per il futuro di questo tema, ossia la partecipazione della Pubblica Amministrazione nella realizzazione di un apparato e di un modello sostenibile economicamente e applicabile alle diverse realtà che animano il Servizio Civile.
La riflessione continuerà nei prossimi mesi per giungere ad una proposta fattibile, ricordando che il Servizio Civile «ha la possibilità concreta di sviluppare delle capacità che durino per tutta la vita dei volontari» ed è giusto e doveroso ideare una modalità di certificazione delle competenze acquisite con il Servizio Civile. [Vincenzo Colelli, ecoinformazioni]

