Site icon [Arci – Giornalismo partecipato]

Testi video/ eQua/ Vogliamo tutto/ 23 marzo 2025

Testi di tutti gli interventi svolti nell’incontro di eQua a Palazzo Soardi di Mantova il 23 marzo 2025 a cura di alliev3 della scuola Castellini, impegnati in uno stage al circolo Arci ecoinformazioni di Como. I testi NON RIVISTI DAGLI AUTOR3 sono stati ottenuti da trascrizioni automatiche e migliorate con intelligenza artificiale. I numeri alla fine dei titoli si riferiscono ai diversi video. Guarda i video

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0223

Insieme ad Alice di Arci Torino, coordineremo queste conclusioni. Siamo arrivate alle battute finali del Festival Quadi di quest’anno e, a nome di Arci e del presidente Mirco Deas, volevo approfittarne per i ringraziamenti di rito.

Ringraziamo Arci nazionale, nelle persone di Walter, Carlo e della presidente onoraria Castellina, per averci scelto, insieme ad Arci Lombardia e, qui, Massimo Cortesi, come sede di quest’anno del festival, giunto alla sua quarta edizione. Ringrazio il Comune di Mantova per il patrocinio oneroso che fa la sua differenza all’iniziativa, e quindi il sindaco, che oggi non sarà presente per problemi familiari, ma ci porta i suoi saluti.

Ringrazio gli sponsor, Era Montana, e le collaborazioni che abbiamo avuto con Fondazione Petrinelli, Acli, Servizio Civile, Forum Disuguaglianze Diversità, che fanno Alleanza Transizioni Giuste e Sbilanciamoci. Ringrazio tutti gli ospiti che hanno partecipato, i conduttori dei panel e dei workshop. Ringrazio anche i circoli e i volontari, sia il Servizio Civile che i volontari tradizionali, che hanno messo comunque la parte più realizzativa di questi incontri. Ringrazio anche l’informazione per aver seguito, come media partner, le nostre iniziative e i nostri tecnici, questo lo faccio io personalmente, Marco e Mirco.

Dicevo, siamo giunti alle battute finali e oggi è una battutona, perché avremo interventi abbastanza corposi. Io e Alice saremo molto fiscali sulle tempistiche per restare nei tempi che ci siamo dati, perché sappiamo che il tempo, come l’attenzione, sono un bene prezioso che va scemando man mano che passano i minuti. Quindi partiremo subito con la presentazione dei lavori effettuati dai gruppi nel pomeriggio di ieri, che era una delle parti più importanti del nostro incontro. In particolare, lascerei la parola a chi porterà i risultati del gruppo “Partecipazione, Attivismo, Il Ruolo dei Nostri Spazi e dei Circoli”. Grazie.

Come dire, pensiamo in noti spazi, eh, li abbiamo chiamati indecisi dei circoli e abbiamo diviso il lavoro subito pensando a cosa succederebbe se avessimo un mondo distopico e come sarebbero i nostri circoli. E poi avevamo una parte più positiva e ottimista di quello che ci piacerebbe, ehm, di come ci piacerebbe vedere i nostri circoli in futuro.

Abbiamo dato delle indicazioni di massima, tre punti principali. Il primo che è venuto fuori è l’organizzazione formale dei nostri, della nostra associazione in generale. Quindi abbiamo detto: “Ma perché non lavoriamo sulla informalità anche?” Quindi c’è un direttivo, ma invece di chiamarlo in maniera iosa, facciamo il direttivo alle 6:00 dopo tutta la giornata di lavoro, ma prendiamoci una birra insieme, tanto le idee arrivano comunque anche lì, si discute lo stesso e quindi ripensiamo all’organizzazione.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0224

Eh, questo. Poi abbiamo il secondo punto che abbiamo chiamato da uno spunto di una, diciamo, la presidente di Arci Padova che è stata la precursore, diciamo, del custode del cuore di questa figura, che vorremmo che ci fosse in tutta la nostra rete. Noi diciamo: “Noi ci prendiamo sempre cura, vogliamo sempre, come dire, avere una cura rispetto all’esterno, ai nostri territori, alla nostra rete e alla nostra comunità in generale.”

E quindi mi ha detto: “Ma perché non ci prendiamo anche cura sempre di più all’interno dei nostri circoli, dei nostri comitati?” E quindi ci vorrebbe proprio una figura che non deve essere una figura professionale, ma una figura che si possa prendere carico, come dire, delle fragilità che possono emergere.”

Lascio la parola a Cledia.
“Ciao a tutte e tutti e tut, come anticipato da Fabiola, la cura è stata al centro della nostra riflessione ieri e anche al centro di molti panel a cui abbiamo partecipato. Abbiamo pensato appunto alla cura interna alla nostra associazione, a come far sentire tutti partecipi, quindi alla leadership diffusa, a uno scambio di competenze. Ma ci siamo dialogati anche su qual è il ruolo della cura all’esterno dei nostri circoli. Di fatto, il pensiero collettivo è stata l’impressione che le istituzioni molto spesso ritengano ai nostri spazi, ai nostri circoli, un lavoro che loro spesso non hanno più voglia di farlo, non hanno i fondi, eccetera.

Questa cosa però ai nostri spazi non viene riconosciuta adeguatamente perché? Perché ci trasformiamo in progetti F. Perché per poter molto spesso sopperire alle mancanze nei nostri territori dobbiamo attivare dei percorsi. Questi percorsi, però, noi non abbiamo dei fondi stabili, ma abbiamo ora la riforma del terzo settore che ci sta mettendo in difficoltà. Abbiamo molte volte dei problemi con le istituzioni e per continuare a far sì che i nostri servizi, quei servizi che ripeto le istituzioni ci derogano, dobbiamo trasformarci in progetti F.

Ecco, noi non vogliamo questa cosa, perché noi vogliamo prenderci cura sia dei nostri soci, soci internamente, che esternamente con stabilità, e vogliamo che questa cosa sia riconosciuta, cioè il nostro lavoro di rete, di cura, di servizi, il nostro attivismo deve essere riconosciuto da tutte le istituzioni, da tutti i cittadini, e deve essere fatto anche con delle azioni politiche. No, quindi sostenendoci, venendoci incontro e non mettendoci spesso poi i bastoni fra le ruote nelle nostre attività. Questo è quello che vogliamo, quindi un Arci che si prende cura del prossimo, sia all’interno che all’esterno, ma anche delle istituzioni che non solo di facciata sono dalla nostra parte, ma che lo sono con le azioni.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0225

Eh, io e Ipo abbiamo coordinato il tavolo “Generi, diseguaglianze e nuovi modelli di affettività”. Anche noi abbiamo lavorato su un immaginario di mondo utopico e distopico e abbiamo deciso, insomma, di organizzarci in due gruppi in modo tale che si poteva, insomma, lavorare in contemporanea per immaginare per l’appunto quello che potrebbe essere riguardante la nostra tematica, come potrebbe essere un mondo che sogniamo e un mondo invece che purtroppo si avvicina anche un po’ a quello che è quello della realtà, ovvero quello storico.

Nonostante diciamo che all’inizio ci sono state un po’ delle reticenze, perché è un po’ difficile andare un po’ oltre i nostri schemi, alla fine siamo rimasti molto colpiti dal fatto che in realtà il mondo utopico è riuscito a creare questo mondo che sogniamo, forse perché l’Arci è proprio un’associazione che a cui piace molto tenere grande e a sognare. Abbiamo avuto un po’ di difficoltà, ecco, a immaginarci un mondo distopico, proprio perché forse ci rendiamo conto che stiamo andando più verso quella direzione che verso l’altra.

Quindi siamo divisi in due gruppi e siamo riusciti a immaginare questi due universi paralleli e, dopo una grandissima discussione che è durata anche molto a lungo, molto intensa, perché comunque la nostra tematica era veramente molto importante e anche molto discussa all’interno della nostra associazione, siamo riusciti a sommare e fare una piccola sintesi, quindi una piccola nota, perché le proposte che abbiamo sono anche abbastanza intense, se possiamo dire così.

Siamo riusciti insomma a riassumere il tutto in tre proposte che adesso vi diremo. Se volete aggiungere qualcosa… perfetto, allora le leggo io magari… allora, aspetta che ce le siamo scritte… allora per intenderci, abbiamo dato anche proprio un nome per ogni proposta.

Allora, prima di tutto abbiamo pensato nel creare dei “circoli itineranti”, ovvero la creazione di circoli mobili che portino formazione, laboratori sui linguaggi e l’attraversabilità in scuole e spazi diversi, promozione dello scambio di buone pratiche non solo negli eventi nazionali ma anche nei circoli, creando un po’ sulla falsariga degli Erasmus, che si pensava con la condizione culturale, creare proprio un Erasmus transitendinista per la condivisione di saperi, strumenti e buone pratiche.

Questa è stata una proposta che è venuta fuori proprio perché molto spesso, parlando appunto di cariche transfemministe sui linguaggi, c’è nata la necessità tra di noi di dire: “Ok, quando ci sono dei convegni e comunque delle iniziative nazionali, ci sono questi momenti di formazione, però forse bisogna tornare un po’ alla radice, quindi alla base, e tornare proprio nei nostri circoli per poter fare formazione e autoformazione, e anche intergenerazionale, soprattutto.”

Quindi, volevamo fare un ritorno proprio alle basi e alla nostra, diciamo, forza che è proprio la capillarità della nostra associazione, tornare un po’ ai circoli in cui appunto si possono trasmettere le buone pratiche di formarsi e riformarsi.

Poi abbiamo immaginato un “circolo disobbediente”, ovvero dei circoli che colmino le carenze che ci sono nei territori. Quindi, che non vadano a sostituire le carenze che ci sono nei nostri territori, ma che vadano appunto a colmare, perché vorremmo offrire dei presidi informativi su salute sessuale, test per malattie sessualmente trasmissibili e supporto all’accesso all’IVG nei contesti appunto in cui l’assistenza è a senso limitato.

Qui abbiamo avuto grandissimo supporto da parte dell’associazione Arci Gay, che appunto ci ha trasmesso e contaminato con le loro buone pratiche. Quindi, abbiamo avuto questo privilegio di averlo nel nostro workshop, ma anche una sensibilità da parte di Morde sulla questione proprio dell’IVG, che riteniamo appunto che Arci debba prendere una posizione molto forte, proprio dando un supporto diretto all’accessibilità di questa pratica.

Quindi, parliamo proprio di una creazione di sportelli di prossimità per il sostegno diretto, proprio perché nel mondo storico che abbiamo immaginato, moltissime malattie sicuramente trasmissibili, ma tantissime altre che sono stigmatizzate, vengono invisibilizzate in questo modo. Attraverso il “circolo disobbediente”, invece, abbiamo la possibilità di non tanto visibilizzare, però di eliminare quello stigma di queste malattie che molto spesso vengono considerate tabù e quindi un sostegno vero e proprio per quanto riguardano tutte le soggettività.

E in ultimo, ecco, magari lascerei la conclusione a Jacopo. I “circoli etici” per noi è molto molto importante, perché nella nostra discussione è venuta fuori la necessità di mostrare e di comunicare in maniera più, diciamo, veloce e chiara possibile il nostro codice etico. Quindi abbiamo immaginato di voler proporre una definizione vera e propria di un codice etico, chiaramente in linea con il nostro statuto, che per tantissime ragioni molto spesso non viene compreso o comunque interiorizzato per tanti motivi. Però, creare proprio un codice etico che potrebbe essere chiaramente sulla base di ogni circolo, quindi che non deve venire dall’alto ma che parte chiaramente dal territorio, quindi dal basso, con dei protocolli di alfabetizzazione e tutela dell’identità.

Il codice, chiaramente come dicevo prima, in linea con lo statuto associativo, deve essere tra le altre cose discusso periodicamente nel circolo attraverso delle assemblee che non devono più essere solo esclusivamente organizzative, bensì anche di presa di cura tra le persone, quindi tra le persone che abitano il circolo. E chiaramente deve essere esposto, come si può vedere nella nostra immagine, che come vedete è molto esplicativa e ci piace che sia così, proprio di far vedere effettivamente l’identità dell’Arci che dovrebbe… questo codice, questo manifesto, che deve essere esposto nei nostri circoli.

Riteniamo che sia fondamentale proprio perché creare un circolo in cui i nostri valori sono chiari, può essere parte del cambiamento che vorremo nella nostra società.”

“Esaustiva, detto tutto, e volevo soltanto aggiungere il fatto che in realtà questa è stata il risultato di una discussione molto lunga, ne abbiamo parlato tanto, c’è stato molti dibattito, sono uscite tantissime proposte interessanti sul tema di consigliarci stampare il premio, la estera… ah, bravo, ma tutta una serie di cose bellissime anche di pratiche che già esistono nei circoli. Perché il tema era: cosa possiamo effettivamente esportare da un singolo circolo e portarlo all’interno di tutti quanti i circoli? C’è la nostra discussione differenza tra i circoli tradizionali e i circoli che fanno attività.”

E quindi mi sento di dire che è un po’ una speranza poi, così che l’idea che magari alla fine di questi eventi nazionali spesso poi queste proposte rimangono un po’, cioè se ne discute in commissione, rimangono un po’ lì, e invece la speranza è che poi queste cose escano e effettivamente diventino qualcosa di più massivo nella diffusione di questa comunità che può effettivamente andare a colmare tutta una serie di vuoti e essere quel gruppo di mutuo aiuto, non soltanto in un evento nazionale, ma anche in tutti quanti i circoli e nelle realtà che si vivono quotidianamente. E grazie.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0226

Allora noi ci siamo chiesti un po’ che ruolo possono avere i circoli nella sfera del lavoro, dei saperi e della sfera che va oltre anche il lavoro. Eh, è stato anche per noi più facile immaginare la distopia che non l’utopia. Nell’utopia abbiamo immaginato un lavoro garantito per il posto fisso. Abbiamo immaginato una formazione che non fosse solamente una socializzazione produttiva di mercato, quindi di scoprire un po’ il modello anche dell’essere umano rinascimentale e che non si specializza ma approfondisce diverse tematiche, un po’ più vicino e diversamente dall’essere una singola catena, diciamo, un singolo anello della catena fordista. Eh, abbiamo immaginato universale anche per sganciare l’identità personale da questa dal lavoro di pesca e anche per ridurre le disuguaglianze sociali. E poi abbiamo anche immaginato delle novità, diciamo, che potessero essere autosufficienti, adattare un po’ la dimensione dello scambio orizzontale. E nell’immaginarci il luogo dei circoli per quanto riguarda i saperi, abbiamo pensato ai circoli come luoghi di cultura accessibile, ma anche come luoghi di produzione di saperi con ISIS dal basso e con i luoghi dell’educazione informale. E li abbiamo pensati come luoghi, per quanto riguarda il lavoro, di fare che mettono davvero a disposizione dei giovani e delle giovani i mezzi della produzione culturale, quindi gli spazi, i mezzi per fare cultura e dove si possa, basta sperimentare come vivere di cultura o di terzo sensoriale. Abbiamo pensato ai circoli come luoghi di sperimentazione di economie alternative, dalle produzioni dal basso all’autofinanziamento anche oltre il consumo, che di nuovo torna il tema dello scambio orizzontale durabile, e li abbiamo pensati come luoghi con cui creare sportelli, diciamo, di mutuo aiuto per aumentare l’accessibilità dei circoli in generale, come luoghi in cui recuperare una dimensione comunitaria e linguistica, sia per essere felici oltre il lavoro e creare un’identità oltre il lavoro, sia per costruire insieme le indicazioni sul mondo del lavoro. E poi abbiamo assunto anche uno sguardo un po’ più critico e, cioè, abbiamo pensato al lavoro nei circoli e al lavoro nel terzo settore ed eravamo un po’ d’accordo sulla necessità di funzionare le piccole trappole e come ci sono nel mondo della cultura, di cui parlavamo anche nel sul lavoro, come un po’ la trappola della passione, c’è anche un po’ la trappola dell’attivismo. E qui ci siamo interrogati anche sul ruolo dei volontari, quanto si fa volontariato, quando si fa lavoro e come, quando essere, diciamo. Grazie.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0227

Abbiamo provato a lavorare insieme su questi due elementi che possono sembrare apparentemente distaccati, ma in realtà, se pensiamo tutto il tema delle coesioni, sull’isostenibilità e il disagio che provoca il cambiamento climatico del modello di sviluppo capitalistico e le sue incidenze sull’ambiente, in realtà, se ci pensiamo, non sono slegati per nulla. Diciamo che il nostro gruppo è partito da una riflessione principale rispetto al carico di lavoro che cade anche sui dirigenti dell’associazione. L’Arci nasce anche per organizzare il tempo libero liberato. La riflessione è partita dal fatto che questo comporta che tu durante la settimana stai organizzando questo tempo libero liberato e, quando c’è il tempo libero liberato delle persone, degli interessi soci, dei soci a lavorare, questo crea un carico veramente eccessivo. Il gruppo ha pensato che si debba ragionare su una divisione dei carichi che parte dalla formazione, quindi dalla trasmissione delle competenze che spesso ricadono e delle funzioni che spesso ricadono su poche persone. E c’è proprio una difficoltà a trovare anche il tempo per poter trasmettere queste competenze. E allo stesso tempo si è parlato anche di con degli spazi. Si prefigura degli spazi intergenerazionali in cui si faccia della formazione, in cui lo scambio è appunto una formazione comune. Siano le basi per provare, come dire, a prevenire forme di disagio attraverso una collettivizzazione dei problemi e la ricerca di un linguaggio comune anche per affrontarli. Un ultimo punto, prima di lasciare la parola a Chiara che esporrà per punti quelle che sono le proposte nate dal gruppo. Lo riporto perché è corretto: c’è stata anche in realtà una riflessione critica rispetto all’uso dell’intelligenza artificiale per realizzare l’immagine finale, proprio rispetto un po’ al discorso che si faceva anche ieri mattina nel panel, cioè ovvero, è sembrato che semplificasse eccessivamente quello che era un dibattito ricco, quindi è giusto ritornare anche su questa introduzione. E cedo la parola.

Allora, tutti, vi riporto la riflessione che l’immagine è abbastanza esplicativa. Da un punto di vista più strettamente ambientale, abbiamo bisogno di salute mentale e giustizia climatica, abitare spazi di formazione e autoformazione, spazi sociali in cui le persone imparano e si scambiano conoscenze, spazi in cui si riscrivono immaginari e vocabolari comuni e collettivi, spazi in cui immaginazione e gioco siano centrali, spazi colorati, intergenerazionali, attraversabili, spazi che si interrogano, che sono in continua definizione dai soci e dai soci, spazi verdi in cui e di cui ci si prenda cura, spazi di disconnessione, di comprensione e sottrazione alla performatività. Il circolo è uno spazio di cura e rivoluzione. Laci fa laci.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0228

Una restituzione che è quella della ricerca di Ipsos, commissionata proprio per questa occasione. Lascio la parola a Walter Massa che ci presenta meglio l’ospite e la ricerca.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0229

Che sia fondamentale, no, intanto grazie per questa restituzione e si collega molto adesso alla ricerca che abbiamo commissionato a Ipsos. Qui è con noi il presidente di Ipsos, Di Pagnoc, che ringrazio e che per noi è anche, diciamo così, un lustro in una nostra sede, in una nostra iniziativa così importante, forse la più importante, perché è un’età media molto bassa, quindi questo per noi è fondamentale. Il dottor Pieruc è un sondaggista molto conosciuto, è un volto noto anche di alcune trasmissioni, di martedì più, da chi si ricorderà Ballarò, più da chi… come è uno tra i più nuovi, tra i più preparati, aggiungo io, è uno tra i più seri e lo abbiamo visto anche nel lavoro che abbiamo condotto insieme, insieme al suo staff, alle sue collaboratrici e ai suoi collaboratori. E credo che ci restituisca non solo un’immagine e degli spunti di riflessione con questa ricerca, ma ci restituisce e ci dà, fatta proprio da Ipsos, anche l’autorevolezza. Ora, non tanto per guardarci allo specchio e per dirci quanto siamo belli o bravi, ma perché abbiamo bisogno che le cose che discutiamo, che le cose che teamo, che le cose che abbiamo sentito adesso, trovino una concretezza. E abbiamo bisogno che chi ha quell’autorevolezza paidos ci aiuti in questo lavoro, e quindi queste occasioni vanno sfruttate. Per questo ho presentato in questo modo questa presenza e questo lavoro che ringrazio ancora, dottore, per il capitolo con noi. Grazie. Scusate, aggiungo solo che è merito anche di Mattia, anzi soprattutto merito di Mattia che ci ha fatto conoscere

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0230

La ricerca è una ricerca che tiene conto di tutta una serie di altri contributi che noi stiamo realizzando o abbiamo realizzato in passato sul mondo dei giovani perché vogliamo andare al di là di quello che è lo stereotipo, lo sguardo sempre un po’, come dire, severo che il mondo adulto ha nei confronti dei giovani. Da diversi anni realizziamo, da più di 10 anni, l’Osservatorio giovani per l’Istituto Toniolo e realizziamo ricerche specifiche ad hoc che ci vengono commissionate dal terzo settore, da organizzazioni non profit, da istituzioni e così via per capire di più cosa si sta muovendo all’interno del mondo dei giovani.

Quindi cosa abbiamo fatto? Lo vediamo con una sintesi dei risultati che oggi vi volevo presentare. Innanzitutto, abbiate pazienza, la prima parte è più di tipo metodologico, perché? Per spiegarvi come abbiamo selezionato le persone che abbiamo interpellato, che in ogni caso, chiedo scusa, rappresentano un campione appunto di 1000 giovani tra i 18 e i 30 anni. È stato un campione selezionato con metodo probabilistico. Cosa vuol dire? Che tutti i giovani avevano la stessa possibilità di essere selezionati per essere inclusi nel campione. E poi ovviamente abbiamo analizzato la struttura del campione, vedremo tra poco come sono distribuiti. Abbiamo realizzato le interviste tra la fine di febbraio e il 3 di marzo, quindi sono molto recenti.

Un altro dato che vi volevo sottolineare è che abbiamo preso in considerazione davvero molti aspetti: il benessere psicologico e sociale, le aspirazioni dei giovani per il loro futuro, la sfera dei valori e della partecipazione sociale, il rapporto con le istituzioni. È una ricerca molto ampia, anche per esempio una sintesi che tiene conto appunto dei risultati più significativi che sono emersi. Dicevo, la distribuzione del campione. Vedete qui i parametri sociodemografici classici, però invece vi volevo mostrare soprattutto un secondo di più sulla condizione dei giovani. Vedete che un terzo, circa il 31%, delle persone che abbiamo selezionato lavora, un 16% studia e lavora, e quindi complessivamente abbiamo un 47% dei giovani che abbiamo interpellato che ha un’occupazione, o in esclusiva lavorando solo, oppure studiando e lavorando. E poi vedete un altro terzo, 35%, studia, e un 18% non studia e non lavora.

Allora, abbiamo cercato di capire perché non studia, non lavora, questo 18%. Abbiamo chiesto: 52% dichiara di essere disoccupato, 28% in cerca di prima occupazione, e così via. E quando abbiamo chiesto, per quale motivo non hai ancora un’occupazione, vedete, non ho ancora trovato un lavoro che mi interessi, il 38%. C’è solo offerta di lavoro precario ma retribuito, 25%. Il contesto occupazionale lo conosciamo. Fortunatamente, i dati sulla disoccupazione sono in diminuzione, anche i dati sulla disoccupazione giovanile, però non dimentichiamoci che siamo nei primi posti in Europa per disoccupazione giovanile. Poi ci sarebbe tutto un altro ragionamento da fare che ha a che fare con i processi di autonomia dei ragazzi, perché noi siamo anche su questo dato non brilliamo particolarmente in Europa. Pensate, il 67% dei giovani tra 18 e 35 anni vive ancora nella famiglia di origine, e tra questi, una parte ha un lavoro a tempo indeterminato che però è un lavoro povero, un lavoro che non consente, diciamo, di avviare processi di autonomia.

Quindi, ancora una volta, dobbiamo riflettere sul fatto che questo è un paese che continua a piangersi addosso per le dinamiche demografiche, comprensibilmente, ma allo stesso tempo non fa nulla per favorire i processi di autonomia dei ragazzi. Questo comporterebbe avere un po’ più di coraggio e affrontare il tema non tanto solo con singoli provvedimenti, ma con provvedimenti di tipo un po’ più strutturale. Scusate, ho fatto questa lunga premessa, ma per dirvi che in realtà c’è un tema molto serio di salario d’ingresso, c’è un tema molto serio di politiche abitative, ci sono giovani che non si trasferiscono in altre città perché devono impegnare metà o 2/3 dello stipendio che gli viene proposto per pagarsi il canone di locazione. E poi, se vogliamo aggiungere anche i temi legati alla natalità, c’è un tema di politiche conciliative, c’è un problema di servizi per l’infanzia. Non si risolve il problema dicendo ‘bonus al bebè’, bisogna intervenire con provvedimenti larghi, organici, che non producono risultati oggi, ma produrranno risultati tra 10-15 anni.

E quindi anche su questo la politica deve essere un po’ interpellata, perché non c’è un dividendo elettorale se si fa tutto oggi, perché i risultati li vediamo tra 10 e 15 anni. E allora ci troviamo in una sorta di cortocircuito, perché se ci pensate, senza generalizzare evidentemente, però comprensibilmente la politica vive di consenso. Dove va a cercare il consenso? Sui gruppi sociali più numerosi, e non sono i giovani. Non sono i giovani. A noi è stato chiesto addirittura di testare dei provvedimenti, delle ipotesi di provvedimenti, assegnando il voto doppio ai giovani, per esempio, un voto che vale due, però perché sono meno, per poter avere una rappresentanza adeguata. O addirittura un altro giurista ci ha chiesto di testare il voto doppio per i genitori di figli minorenni, giusto per riuscire in qualche modo a far sentire anche la voce e le aspettative e le istanze di chi oggi non è rappresentato.

Mi scuso, l’ho fatta un po’ lunga, ma per dirvi che è un tema che sicuramente conosciamo molto, ci appassiona molto, e il fatto che ci appassioni non fa venire meno la neutralità che è una delle caratteristiche importanti del mestiere che facciamo. Allora, partiamo dal benessere psicologico e sociale. Qui vedremo dei risultati magari un pochino più, come dire, attesi, no? Un po’ più scontati per certi versi. E allora vedete che, per esempio, abbiamo preso in considerazione tutta una serie di aspetti. Qui non entro nel merito dei singoli aspetti, però quando parliamo di valore medio di crescita personale, approfondimento e creatività, abbiamo preso in considerazione quattro domande diverse e fatto una sintesi.

E allora vedete che, per quanto riguarda l’autovalutazione, abbiamo un risultato un pochino più elevato sul tema della crescita personale, dell’apprendimento, della creatività. Quando vediamo l’autostima e l’accettazione del sé… Altri elementi importanti che abbiamo preso in considerazione con sei-sette frasi: ‘Sono in grado di gestire le mie finanze in modo responsabile’, ‘Porto a termine i compiti che mi propongo’, ‘Affronto le sfide con determinazione’, ‘Mi adatto facilmente a nuove situazioni’, ‘Dedico tempo sufficiente alle mie passioni e ai miei interessi’, ‘Gestisco il mio tempo efficacemente’. Ecco, questo per dirvi quali sono, diciamo, alcune delle domande che abbiamo preso in considerazione.

Vedete anche qui, utilizzando appunto una scala da 1 a 10, abbiamo dei valori che sono relativamente alti. Però, che cosa vi volevo sottolineare? Vi volevo sottolineare che il dato più contenuto, se diciamo, presenta un risultato 6,5 in una scala da 1 a 10, è ‘relazioni interpersonali e socialità’. Due elementi importanti da sottolineare. Attenzione, perché le ragazze hanno un’autovalutazione inferiore rispetto ai ragazzi, soprattutto lo vedete sull’autostima e l’accettazione del sé, che è la seconda riga: 6,5 contro 7,1 dei ragazzi. E l’altro elemento che è un po’ ricorrente in tutta la ricerca è che abbiamo valutazioni più basse tra i ragazzi che non studiano e non lavorano, no? Anni fa è stato con questo acronimo tristemente famoso dei NIT, no? Not in Education, Employment or Training, quindi ragazzi inattivi, per intenderci. E anche qui vedete che anche sul benessere fisico e mentale è un sei contro un sei e mezzo di chi studia e lavora. Il gruppo di coloro che studiano e lavorano presenta i valori più elevati in questa ricerca.

Procedo con il livello di soddisfazione per la propria vita. Anche qui è interessante. Lo vedete, è una scala da 1 a 10. Vedete che c’è un 88% che dà un voto quantomeno sufficiente. Il voto più alto da 8 a 10, 34%. Vuol dire che c’è un giovane su tre che esprime un livello di soddisfazione per la propria vita decisamente elevato, no? Fra 8 e 10 in questa scala da 1 a 10. E il valore medio è 6,7. Però anche qui vedete che è interessante osservare “Interessante osservare come guardiamo la parte del bicchiere mezzo vuoto, no? La parte in rosso, coloro che esprimono un giudizio di mancata soddisfazione, rappresentano il 22%. Però c’è un disequilibrio di genere, perché sono soprattutto le ragazze ad esprimere un’insoddisfazione per la propria esistenza, sono il 26% contro il 18% dei ragazzi, quindi sono 8 punti percentuali, una differenza davvero significativa. Procedo su alcuni elementi di soddisfazione per la propria vita che vedete qui elencati. Li abbiamo messi in ordine di soddisfazione e vedete che c’è un forte investimento su che cosa? Sulla propria famiglia. E qui, chi è della mia generazione, che è nata alla fine degli anni ’50, insomma, non era esattamente la famiglia ai vertici della soddisfazione, c’era una frattura intra-familiare, per intenderci, molto forte. I tempi sono cambiati da diversi anni. Vediamo che la famiglia si colloca ai vertici della soddisfazione espressa dal mondo dei giovani. Lo vedete anche qui con la solita scala da 1 a 10, però una percentuale molto alta. Soamoci solo sul voto medio: 71. Seguire lo svago, il tempo libero, e poi le amicizie, le relazioni sociali, la salute fisica. Anche questo è un dato che sorprende se facciamo, come dire, un confronto con le generazioni precedenti, perché erano soprattutto le persone mature e anziane a esprimere, come dire, soddisfazioni elevate o aspettative rispetto alla salute. In realtà vediamo i giovani anche qui con valori elevati. Eh, che cosa chiude questa graduatoria? Lo vedete in fondo, il denaro e la situazione economica, dove addirittura un 37% si dichiara poco per nulla soddisfatto. Anche qui qualche differenza di genere interessante: le amicizie, dove vediamo maschi un po’ più soddisfatti rispetto alle femmine, e la relazione col proprio corpo, anche qui maschi più soddisfatti rispetto alle femmine. Poi, solitamente, poniamo una domanda per verificare se esiste una discrepanza, una differenza tra quella che è la vita ideale e la vita reale. E allora vedete che anche qui è interessante, perché pur in presenza di un livello di soddisfazione non trascurabile, però il 65% lo vedete lì ritiene che la vita reale sia molto o abbastanza distante rispetto alla vita ideale. Quindi, di fatto, vedete anche qui la differenza di genere a cui facevo riferimento prima. Questo 65, addirittura un 70% delle ragazze. Quindi, un terzo ritiene che non ci siano molte differenze tra la vita ideale e quella che vivono, e in questo caso è uno su quattro, poco più di uno su quattro, tra le ragazze. Procederei con le aspirazioni per il futuro. Altro elemento interessante, perché, come dicevo prima, la ricerca era molto estesa, non abbiamo preso in considerazione tutte le slide, però abbiamo lavorato su… Chiedo scusa e… dicevo appunto l’immagine di sé per il futuro. Non ti immagini quando hai 50 anni? È interessante perché, eh sì, il 53% riesce a proiettarsi nel futuro. Quindi vedete, si dividono quasi a metà i giovani che abbiamo interpellato tra quelli che riescono a vedersi nel futuro e chi, viceversa, fa fatica a immaginare il proprio futuro. Il 47% non sa immaginarsi a 40 anni, sono soprattutto i ragazzi e soprattutto gli inattivi, cioè chi non studia e non lavora. Vedete, soltanto il 41% sa immaginarsi nel futuro, mentre invece chi oggi studia e lavora, per il 65%, quindi una percentuale decisamente rilevante, due su tre, riescono a intravedere il proprio futuro. Sì, ok. E a coloro che non sanno immaginarsi il futuro, quindi a quel 47%, abbiamo detto: ‘Ma perché non riesci a immaginare il tuo futuro?’ E vedete, ci sono troppe incertezze nella vita di oggi che impediscono di proiettarsi nel futuro. Le difficoltà, il disorientamento che oggi c’è, le incertezze, no, sono tali per cui uno non riesce proprio a capire quale sarà la propria vita e che cosa potrebbe essere a 50 anni. Qualcuno ci dice: ‘Il 31% manca ancora troppo tempo e tante cose che ancora non conosco devono ancora succedere’. Si tratta, si tratta ovviamente di scelte importanti. Parlavo prima di processi di autonomia, uscire di casa, avere una relazione, fare famiglia, eccetera, eccetera. E quindi tutto questo rappresenta un elemento di certezza e quindi non sono in grado di capire cosa sarò nel futuro. E poi il mondo intorno a me cambia troppo velocemente, non so proprio cosa aspettarmi. E qui sono le incertezze legate allo scenario complessivo che stiamo vivendo. Ecco, se andiamo invece a verificare quelli che sono, diciamo, gli elementi di chi immagina, si vede, si proietta nel futuro, vedete, si immaginano completamente abbastanza soddisfatti nella vita in generale. Quindi vedete è la parte in azzurro chiaro e un po’ più scuro. Quindi il 12% mi vedo completamente soddisfatto o abbastanza soddisfatto. Siamo al 72% nella vita in generale, quasi tre su quattro, quindi hanno un approccio, come dire, quel 50% che si immagina nel futuro ha un approccio positivo. Non trascuriamo però quel 19% che, viceversa, si proietta negativamente rispetto al futuro. Dal punto di vista lavorativo, anche qui la soddisfazione prevale, però vedete con valori un po’ più bassi: 66%. Ancora una volta voglio sottolineare il fatto che tra i ragazzi il livello di proiezione positiva al futuro, sia dal punto di vista della vita in generale che dal punto di vista lavorativo, è un po’ più elevato rispetto a quello che registriamo tra le ragazze. E qui è anche abbastanza significativo il titolo di studio, perché coloro che oggi sono laureati tendono ad avere una proiezione ancor più positiva rispetto a coloro che hanno titoli di studio inferiori. Andiamo alla sfera dei valori e della partecipazione sociale. Scusa, ecco, allora, e qui chiediamo sostanzialmente quali sono per te i valori più importanti, quelli che ti guidano nella vita quotidiana. Ovviamente possono riportare, devono citare più di un valore. E allora vedete che ai primi due posti abbiamo il benessere, il benessere, la ricerca di una vita equilibrata, la salute fisica e mentale, la serenità, l’appagamento, con un 48% delle citazioni, quindi quasi un… Sì, dicevo potevano indicare ovviamente più di un valore. Evidentemente, al secondo posto, ma più o meno allo stesso livello, lo vedete, la famiglia e le reti di amicizia, le relazioni, l’importanza dei legami familiari, supporto emotivo, le relazioni significative, supporto reciproco, la condivisione. Un po’ più staccato il tema della realizzazione personale, quindi desiderio di crescita personale, raggiungimento obiettivi e sviluppo del proprio potenziale. E poi vedete altri tre aspetti, tre valori: l’autenticità, la giustizia sociale, la solidarietà e la creatività, dal 20%, tra un quinto e un quarto delle persone che abbiamo interpellato. Poi via, non sto ad elencare tutto il resto, però mi interessava sottolineare che all’ultimo posto abbiamo democrazia e partecipazione, credere nei valori democratici, partecipare a vita politica e sociale, si colloca all’ultimo posto con un 13%. Anche qui non entro nel merito di tutto, però ci sono alcune differenze interessanti tra maschi e femmine. Ecco, poi abbiamo voluto entrare nel merito di quelle che sono, diciamo, le categorie di persone che subiscono trattamenti più ingiusti oggi. In Italia, e qui vedete sostanzialmente quasi allo stesso livello, le persone in difficoltà economica, i giovani, gli immigrati, leggermente più staccati, un paio di punti in meno le donne, e poi vedete via lesbiche, bisessuali tra gente, persone combin e via di tutti gli altri. Anche qui sottolineo opinioni diverse tra maschi e femmine, no, dove vedete le persone in difficoltà economica e i giovani prevalentemente vengono menzionati dai ragazzi, mentre invece le ragazze tendono ad accentuare di più gli immigranti, le donne e lesbiche, gay, bisessuali. Vediamo le attività culturali.

L’attività culturale più praticata dai giovani è ascoltare la musica, lo vedete, 86%. E poi vedete anche il film, le serie televisive, viaggiare, leggere. E anche qui abbiamo delle differenze abbastanza importanti. Provate a guardare visitare musei e mostre, che è un 35%, però a fronte di un’importanza che è molto più rilevante, perché è un 68%, così come andare in concerti. È come se ci fosse un divario tra l’importanza attribuita a queste attività e la capacità o possibilità di fruire di queste attività, no, e quindi il differenziale è interessante, proprio perché mostra quello che può essere una sorta di deprivazione rispetto a quelle che possono essere le proprie aspettative.

Veniamo alla politica, e abbiamo chiesto: “Se tu dovessi esprimere, anche qui sempre con la nostra scala da 1 a 10, no, il tuo interesse per la politica, che voto daresti?”. Vabbè, diciamo che anche qui si polarizzano un po’ le opinioni. Chi dà il voto almeno sufficiente rappresenta 2/3, un 66%, dove un po’ meno di uno su quattro dà il valore più alto, 23%. E poi vedete, però, anche qui qualche differenza, perché più critiche sono le ragazze, dove il 51% dà almeno la sufficienza contro un 59% dei ragazzi. Anche qui, titolo di studio abbastanza discriminante, perché i laureati, cioè chi ha scolarità più elevata, tende ad accentuare il giudizio positivo e viceversa.

Vi inviterei a guardare quell’ultimo dato che trovate su ‘non studia e non lavora’, che sono diciamo le persone che abbiamo interpellato, che sono più severe rispetto alla politica. Desidero peraltro sottolineare un elemento interessante che ci porterebbe molto lontano, però il tasso di astensionismo più elevato alle ultime elezioni politiche l’abbiamo registrato proprio tra i ragazzi da 18 a 27 anni. Per cui, se complessivamente alle ultime elezioni politiche, che hanno fatto segnare il tasso di astensione più elevato, quasi 17 milioni di persone non si sono recate alle urne, poi, se prendiamo in considerazione anche schede bianche e nulle, arriviamo a un 39% di elettori aventi diritto che non si sono espressi. Ebbene, tra i ragazzi di 18-27 anni, questa percentuale sarà 43%. No, dal punto di vista delle corti di età è il picco più elevato. Ora, è chiaro che entrano in gioco un po’ di fattori, quelli a cui facevo riferimento all’inizio della mia esposizione, quindi il fatto che non si sentano considerati dalla politica e quindi magari tendono a voltare le spalle, no, alla tornata elettorale, al voto e così via. Però può anche essere che la politica, a differenza di quello che avveniva nelle generazioni precedenti, non è più il tratto di identità prevalente, ma è un frammento dell’identità, e neanche il più importante.

Per cui io lo vedo, dico sempre sorridente senza nessuna malizia, ai miei studenti universitari. Io insegno in Cattolica a Milano. Ho chiesto tre settimane prima del voto alle elezioni per il sindaco di Milano: “Ragazzi, ma mi dite quando si vota per il sindaco di Milano?”. Dei frequentanti, vi garantisco, nessuno ha saputo rispondere. Scienze politiche sociali, laurea magistrale, quindi stiamo parlando di persone già laureate, un po’ isissico, però parlando con colleghi di altre, anche loro si sono trovati nella stessa situazione, no? Che siano, come dire, poco informati, ma evidentemente la politica è un po’ meno rilevante rispetto all’altro.

Bene, allora vediamo invece il coinvolgimento civico e la partecipazione. Lo vedete. Eh, quando poi noi chiediamo: “Ma lei ha l’occasione di discutere di politica, di attualità, problemi del tuo quartiere, eccetera eccetera?”, vedete che un 50% ha occasione, spesso o alcune volte durante l’anno, di parlare di politica. No, sceglie di acquistare o meno un prodotto sulla base di qualche motivazione etica, politica, ecologica, eccetera, 42%. Partecipare a iniziative di sensibilizzazione, sostegno o approfondimento rispetto a un tema politico di attualità, uno su tre, e via, poi con percentuali più basse, no? Partecipare a un gruppo di discussione politica, iniziative su un problema del quartiere e così via. Stiamo parlando appunto di percentuali che toccano un po’ più di un quarto, quasi un terzo dei ragazzi che abbiamo interpellato, e anche in questo caso con alcune differenze di genere rilevanti.

Se guardiamo all’attivismo, anche qui vedete in realtà, 37%, una percentuale più alta, seguire attivisti influencer su questioni politiche di interesse pubblico, e poi condividere, pubblicare opinioni personali su questioni politiche o di interesse pubblico sui social, quindi essere presenti nel dibattito pubblico, un terzo, circa un 34%, e poi via tutte le altre attività che abbiamo elencato. Ancora una volta, però, mi faceva piacere sottolineare che ci sono alcune differenze di genere abbastanza rilevanti. In particolare, guardate sulla condivisione e la pubblicazione di opinioni personali su questioni politiche o di interesse pubblico sui social. Abbiamo più i ragazzi, 37%, rispetto le ragazze, con un 30%.

Eh, e quindi sostanzialmente, se andiamo a vedere anche con la slide successiva, quello che è l’impegno attivo e collettivo, è interessante vedere lo svolgimento di attività di volontariato. Svolge o ha svolto in passato, tocca due ragazzi C3. Ancora una volta andiamo al di là dello stereotipo, no, della partecipazione, non partecipano eccetera. Sono diverse le modalità di partecipazione, è una partecipazione spesso su base tematica, molto spesso è a geometria variabile, e soprattutto non è automatico che questo tipo di partecipazione preluda un impegno politico, no, come invece avveniva nelle generazioni precedenti, ma è comunque partecipazione, partecipare al bene comune. E quindi vedete, ha svolto in passato, svolge oggi attività di volontariato, sia oggi che in passato, ha fatto parte di movimenti collettivi politici e sociali, ha fatto parte di associazioni e così via. Interessante perché l’ambito prevalente è l’ambito sociale, poi quello culturale, poi al terzo posto quello sportivo, l’istruzione e così via.

Tra coloro che invece non partecipano, abbiamo chiesto per quale motivo. “Mi manca il tempo”, oppure “Non ho fiducia nelle istituzioni”, quindi è una sorta di rassegnazione: tanto è inutile che io partecipi perché le istituzioni non cambieranno mai. E vediamo allora il rapporto con le istituzioni. Vedete quello che è il livello di fiducia. La cosa che mi ha colpito molto, non è una novità, facendo come vi dicevo ricerche in ambito giovanile da diversi anni, è che comunque la fiducia nelle istituzioni non è sparita, probabilmente si è fievolita rispetto al passato, però guardate la fiducia nella scuola, università: due su tre esprimono fiducia. Nell’Unione Europea, un 59%, le forze dell’ordine, il 57%, il sistema sanitario nazionale, 60%, il terzo settore, 59%, e così via.

Allora, vedete come sostanzialmente, quando spesso si dice ai giovani che sono sfiduciati, che non hanno riferimento, in realtà c’è un livello di fiducia, certo non elevatissimo, magari blanda, a un punto di, come dire, un 67 per intenderci, una scala da 1 a 10, la risposta prevalente. Però in ogni caso, abbiamo come dire, elementi su cui riflettere, a partire dal fatto che, per esempio, guardate in fondo la graduatoria, abbiamo governo nazionale, i partiti politici e gli enti religiosi, no? Quindi da questo punto di vista attenzione, perché non tutte le istituzioni sono sullo stesso piano.

Chiudiamo con un dato che aveva a che fare con la conoscenza di ARCI, che mi sembrava interessante poter comunque indagare. Lo vediamo con la slide successiva. Esatto, lo vedete qui, il 37% dichiara di sapere che cos’è l’ARCI. E una differenza minima tra maschi e femmine. Vedete, e però con una conoscenza un po’ più elevata tra i 27 e 28 anni, addirittura qui un 50%. No, conosce, conosce l’ARCI, e un 46% tra i 30 anni. E appunto, abbiamo chiesto sostanzialmente quanto è importante oggi la presenza di circoli ARCI nel nostro paese, e vedete appunto che il 72% considera importante, una differenza territoriale che abbiamo riportato nella immagine dell’Italia, quindi nelle regioni centrali, livello di conoscenza più elevato. Però quando poi andiamo tra coloro che conoscono, vedete che soprattutto nel sud e nelle isole, che si evidenzia, si registra l’importanza più elevata, 82% rispetto al 72%. E l’importanza personale di frequentare ARCI è il 59%. Quindi sono incoraggianti da questo punto di vista, su cui riflettere, proprio perché sul territorio appunto c’è bisogno di avere esperienze significative in grado di aggregare i giovani. Si è parlato prima di coprogettazione, no? Che è un altro elemento estremamente importante: poter ascoltare i giovani e dare seguito a quelle che sono le loro aspettative.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0231

Chiedere, diciamo, agli ospiti e all’ospite della ehm di questa mattinata di eh reagire e commentare anche sia rispetto agli stimoli che sono arrivati dai gruppi di lavoro sia rispetto a questa molto interessante ricerca. Eh noi vorremmo tornare un attimo, eh aprire un attimo il confronto perché questa è anche un’assemblea di conclusione di tre giorni che ci hanno visti eh molto attivi. Quindi vorrei dare la possibilità a, in primo luogo, a una persona che abbiamo invitato perché seguisse con noi questa giornata di oggi, che è Israella Silvestro, che è una giornalista attrice, tra l’altro di un podcast molto bello che si chiama Gatta Buia sulle carceri italiane, che vi invito eh a seguire perché penso che tratti di un tema molto difficile con grande sensibilità e ed è molto molto interessante e appunto per rivolgere qualche domanda anche ai nostri ospiti. E poi aprirei soprattutto le domande da parte di tutti noi, a cui poi chiederei a chi interviene dopo di rispondere. Abbiamo provato a rendere più facile il nostro ruolo di moderatrici, rendendo più difficile il vostro.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0232

Eh con una domanda rispetto a queste statistiche, diciamo, quello che mi sembra ricorrente è questo numero sei, no? Più o meno, cioè ci posizioniamo lì, e quando uno pensa alla scuola, il sei è esattamente quel voto che ti permette di andare avanti, ma è solo sufficiente, e quindi è quella via mediocre.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0233

Ehm la mia domanda è: questa è una mediocre felicità o è una mediocre infelicità? E mi chiedo anche, ehm, sarebbe una felicità maggiore forse capace di, eh, in realtà poi animare maggiormente una partecipazione, magari anche una rabbia, una rabbia che possa essere connotata positivamente, indirizzata, incanalata in comune? Questa è un po’ una prima domanda sui risultati di questo studio, perché mi ha proprio colpito questo dato, mi ha un po’ intristito mediocremente, diciamo. Poi, ehm, tornando invece sui tavoli di lavoro, eh, anche lì ho trovato interessante quello che è stato detto. Mi chiedo allora, gli ARCI sono una rete, cioè dei luoghi e dei, sì, dei luoghi per fare rete, per fare comunità e per rendere il tempo fertile, no, insieme. Mi chiedo come coinvolgere le estreme marginalità, ovvero le persone che vengono da condizioni di grande povertà, persone di seconda generazione senza cittadinanza, che vivono in contesti familiari e sociali di violenza, persone che hanno vissuto il carcere, i minorili, insomma quelle persone che… parlo appunto perché ho lavorato un po’ sul tema del carcere, che è difficile davvero raggiungere, è difficile in primo luogo vedere, ecco, ancora prima che raggiungere. Quindi questa invisibilità, come si rende visibile e, dopo averla vista, come si parla, come si ascolta e come si lavora insieme? Ecco, e poi, insomma, aprirei anche a… agli altri.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0234

Io penso che la mia generazione, che è quella che aveva 14 anni quando è finita la guerra, sia stata quella più felice, nonostante le condizioni sociali ed economiche. Perché eravamo sicuri di poter cambiare il mondo e quindi c’è una bella differenza, e questo mi colpisce sempre di più.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0235

Quanto la ricerca interseca il tema migratorio? Perché questo insomma lo trovo interessante, se è possibile esplicitare. Io avevo 21 anni in un CPA, prima si chiamavano CDP, ieri c’è una cartellina che parlava di 4 ore di studio e 4 ore di lavoro. Quindi insomma, mi chiamo in causa il tema di questa intersezione. Approfondiremo ulteriormente la domanda che ha fatto rispetto ad esempio parlando non solo di partecipazione ma anche di conflitto. Io lavoro appunto da 20 anni con minori stranieri non accompagnati, adesso mettiamo tra virgolette, mi piace categorizzare le persone ma per capirci, e spesso esprimono una conflittualità. Se ne scrive, se ne parla, facciamo molta fatica però, in qualche modo, a aiutarli ad alarla in forme che non siano semplicemente di violenza e criminalità. A Torino l’anno scorso, quello che ha trovato la nostra città per risolvere il problema è emettere un sacco di daspo. Quindi voi pensate cosa succede a questi giovanissimi, giovanissime, no? Siete tutti giovanissimi. Perché c’è un dato di genere, più del 90% sono minorenni non accompagnati che attraversano mezzo mondo per arrivare da noi, per arrivare a quello che percepiscono come il centro del mondo, e poi ne vengono respinti indietro. No, se può mai essere questa la soluzione. No, eppure qui c’è della rabbia e della conflittualità. Quindi vado oltre. No, non solo come riusciamo a costruire partecipazione, ma a intercettare queste parole e questa conflittualità. È vero che questo campione mediamente esprima un’aula mediocritas, di tutta difficoltà, di cui forse facciamo fatica a decifrare una rabbia, qualcosa che no, ci possa rendere più trasformativi.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0236

Le cose che ci interessano, che interessano i giovani, riguardano soprattutto il benessere rivolto verso se stessi, mentre noi siamo quei giovani, no? E ieri ho detto che siamo un po’ mitologici, effettivamente un po’ lo siamo, secondo questa ricerca. Per cui, il benessere di tutti è anche il benessere collettivo, rispecchia il nostro benessere, in cui noi siamo quei giovani che troviamo il benessere nella collettività. Però sarebbe appunto molto interessante, soprattutto per quanto riguarda la fiducia, secondo me, nelle istituzioni, potrebbe cambiare effettivamente il dato e anche qualche altro dato, rivolgere questa ricerca a noi. Quindi io ve la lancio come proposta e per fare anche una nostra analisi interna.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0238

A Palazzi due parole per presentarlo per chi non è di Mantova e per chi è in Arci da poco tempo. Mattia Palazzi nasce in Arci, è stato Presidente di Arci Mova, quindi non è un corpo estraneo all’associazione. Come sindaco ha attuato anche politiche in favore delle generazioni più giovani. Magari ci dirà anche se queste politiche fatte dal basso poi incidono su quelle un po’ più complessive, come buoni esempi. E ovviamente, Mattia, rispondi alle domande e alle sollecitazioni del professor Pincelli.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0239

Perché so che in questi giorni avete, come è giusto e doveroso che sia, la tradizione mantovana, un’accoglienza positiva e spero, nonostante la pioggia, abbiate potuto godere anche un po’ della nostra città. Grazie.

Val a Tania, a Veronica, insomma grazie, grazie a tutti voi, all’Arcitoma, grazie per il lavoro che avete fatto, grazie a Walter naturalmente per aver condiviso questa iniziativa su Mantova e Nando Pagnoncelli, mi lei spino amicizia per aver accolto l’invito a fare questo lavoro.

La prima cosa che mi viene da dire, oltre alla presentazione ricerca, si è presentato anche un po’ manifesto politico, quindi anche interessante. Mi vien da dire che lo dico avanti innanzitutto, avete in mano credo una serie di dati, perché poi ovviamente per economia di tempo sono stati presentati alcuni, ma come già Nando poco fa diceva, alcune domande che, che ovviamente fanca, sono altrettanto interessanti, quindi non solo discutere all’interno. Io credo sinceramente, se posso permettermi un consiglio e anche un auspicio, io credo che questo lavoro, a questo lavoro possono essere affiancate anche alcune proposte per il paese in una fase nella quale proposte sul tema del futuro non le fa nessuno dal punto di vista del quadro politico. Lando prima a città, il tema dei salari d’ingresso, cosa per nulla banale ad esempio, e credo che se potremmo affiancare a questo lavoro alcune proposte e trovare, diciamo, gli snodi giusti dove presentarle, dove riuscire in qualche modo anche magari col tuo aiuto, ma riuscire a dargli visibilità anche mediatica, credo possa essere un’operazione importante non solo per ARCI ma anche per provare a smuovere un dibattito politico che mi pare abbastanza sfitico e privo anche di slancio da questo punto di vista. Quindi credo ci sia un potenziale importante in questo lavoro che riguarda certamente un vostro confronto interno, ma secondo me riguarda in realtà un confronto con il paese rispetto a quello che è stato detto. Io condivido anche valutazioni che tu facevi poco fa anche sul tema economico, le ritrovo peraltro anche nel lavoro e nelle analisi che facciamo sulla nostra città, e al tempo stesso però mi sento di dire che c’è un incipit fondamentale che tu citavi di quel 67% dei ragazzi che vivono in casa con la famiglia d’origine tra 18 e 27 anni, se non mi pare 34 sono tra 18 e 34 anni, 67% che non solo ovviamente era causa, diciamo, la motivazione per la quale la dimensione economica oggi non è da quel punto di vista la prima richiesta per questi ragazzi e ragazze, ma in qualche modo è anche una dimensione, permettetemi, che allichilisce anche un po’ la voglia di intraprendere in tutte i…

Che significa dare relazione sociale, partecipare alla vita viva di una comunità, che significa anche al mondo dell’impresa, la volontà di provare a costruire. C’è un altro tema che non riguarda, che o meglio in parte riguarda secondo me anche ARCI, ma riguarda certamente le nostre comunità. Eh ormai è quasi sopita la dimensione imprenditoriale delle ragazze. È difficilissimo trovare ragazzi che hanno un bel obiettivo, quello di provare attorno alla propria idea, attorno all’ingegno, attorno a un proprio obiettivo, la voglia di gente di costruire una dinamica di presa che si approfondi, profiro questo stimolo, questa voglia anche di rischiare positivamente attorno all’idea. È sopita, cioè veramente stiamo parlando di una riduzione fortissima secondo me negli ultimi 10-15 anni e questo è un altro grande tema, perché ovviamente è un tema che ha a che fare su una difficoltà maggiore nel rinnovare anche gli stessi rapporti di forza all’interno di territori, di comunità, la voglia di innovazione.

Ci sono altri temi che secondo me sarebbe bene provare a leggere perché c’è, in questo, secondo me, un punto forte di come dire staticità delle nostre comunità e la staticità in un certo punto produce anche maggiori individualismi. Guardate che lo vedete su molti settori, che sia dal commercio, tessuti urbani, che sia la nascita di nuove imprese sociali, culturali, c’è una generazione che non è protagonista nella voglia di innovare, di cambiare, di rompere anche e ricreare la dimensione diversa. Questo per me è un punto molto preoccupante, perché chiaramente, diciamo, il punto di vista di un amministratore, di un sindaco, è anche quello di volere comunità dinamiche e quando questo sentimento è più freddo, rattrapisce, le comunità sono certamente meno dinamiche e la rendita assume maggior forza. E questo è un altro tema che fa il paio con la dinamica sempre più individualista.

Siamo in un tempo nel quale la rendita ha una capacità di prevalere da molti punti di vista, motivo per il quale dal mio punto di vista diverse politiche fatte in questi anni dai governi anche in centrosinistra sono fortemente sbagliate. Io penso che è stato fortemente sbagliato il bonus 110, ha distrutto non solo sul piano economico, ma secondo me ha rafforzato una dimensione in realtà, diciamo, di privilegio rispetto a chi già aveva. Basta pensare che il pubblico è stato espromesso da questa possibilità, quando potevamo sistemare dei casi popolari. Forse avevo più senso l’abitente schiera e eccetera eccetera eccetera. Lo dico perché questi dati non è che rappresentano un destino che ci siamo trovati svegliandoci una mattina, rappresentano il passo di politiche che hanno sempre più incentivato questa dimensione e dall’altra parte la fatica a rompere alcune dinamiche e a uscire creando anche un po’ di innovazione nella nostra città. Noi abbiamo provato, qui, proprio perché il tema non sono i bonus, abbiamo provato a ragionare su alcune politiche strutturali che stiamo portando avanti, tenendo insieme alcuni esperti. Citati il tema della conciliazione, il tema, e quindi non solo la conciliazione. Poi vi spiego un attimo anche cosa è emerso di interessante della carriera per le donne, la possibilità di far carriera per le ragazze, per le donne, ragazze e madri. Abbiamo lavorato sulle politiche abitative. Abbiamo lavorato sulla dimensione del lavoro, stiamo lavorando sulla dimensione anche comunitaria. Mantova è ad oggi, tutt’ora, spero per poco ancora, l’unico comune che ha prolungato in Italia, ormai da 5 anni, l’abbiamo reso gratuiti per tutti i miti comunali. Cioè, oggi, i comunali nella città di Mantova costano zero a tutti. Voi mi direte “Ma questa cosa è un favore, recchi?” No, nel senso che l’abbiamo fatto guardando naturalmente qual era le dimensioni reddituali, per come funziona l’ISEE. Se tu in quel caso hai la sfortuna che ti è stata lasciata 50 m² di casa, già tu paghi la lettera quasi piena. Nonostante casi nostri specifici, sei un’insegnante precaria di una scuola elementare. Ok, quindi in realtà quello che è emerso, facendo ormai 5 anni che lo facciamo, lasciando in tasca 34 fino a 5000 euro alle famiglie, questa operazione cosa ha consentito? Ha consentito, ad esempio, in alcune realtà della nostra città, banche, servizi particolari, che alcune ragazze madri non solo non sono più state costrette a scegliere se lavorare o essere mamme, ma hanno potuto far carriera, perché per far carriera devi essere disponibile anche al costo di fare aggiornamenti, corsi di formazione, quindi a essere maggiormente flessibile anche su alcuni orari. Questo è 5 anni che lo facciamo, è una politica strutturale che va avanti. Spero siano molti di più i comuni perché è possibile nelle città medie, manca da 51.000 abitanti, nelle città come la nostra e città fino a 100.000 abitanti, è non solo possibile, ma sostenibile. Infatti, in una città dove la regione ci dà 7.000 euro per darvi l’idea, quindi questa misura ce la paghiamo noi e la paghiamo con il bonus IMPSEN. In città dove le regioni sono anche un po’ più attente, è ancora più facile. Solo questione abitativa, valer flash, perché è stato richiamato la sintesi. Noi abbiamo fatto due operazioni. Una è ormai continuativa in corso da 2 anni. Noi stiamo dando sostanzialmente 150 euro al mese costanti a ragazzi che lavorano, sono prime occupazioni, che trasferiscono la loro residenza dai 18 ai 36 anni nel comune di Mantova. Perché, come tutte le città, Mantova ha un tema di invecchiamento. Abbiamo bisogno di giovani che lavorino, perché se lavorano qui, pagano le tasse, e se qui pagano le tasse, aiutano a mantenere i servizi welfare su un affitto medio di 600 euro. Questo affitto medio cittadino per bilocale. Stiamo dando 150 euro al mese se sposti la residenza. Se sei un giovane che abiti in casa con la tua famiglia e anche se sei già residente in Mantova, ti accompagniamo per 2 anni. Cioè, per 2 anni noi stiamo sostenendo sostanzialmente il 30% del costo affitto, contratto regolare, eccetera, eccetera, di chi esce di casa, proprio per cercare di togliere anche quell’elemento di pigrizia che c’è, perché poi si forma anche tra chi non dirci anche cose, diciamo, negative che dipendono da noi, non solo dal legislatore o dalla società in generale.
L’altra operazione che abbiamo fatto, l’abbiamo consegnata mesi fa: 88 nuovi alloggi recuperati con PLR che noi abbiamo scelto di dedicare per circa 300 persone. E noi abbiamo scelto nuovi, completamente rifatti da 70 m² fino a 150 m². Noi abbiamo scelto di dare in affitto per il 50% del costo di mercato. Per darvi un’idea, 130 m² è affittato 600 euro, completamente nuovi, con fotovoltaico, garage, posto e tutto quanto, a ragazze e ragazzi che sono alla prima occupazione, che hanno stipendi medio-bassi, che hanno un progetto di vita, single, famiglie, questa fascia da 18-36 anni. Abbiamo dato punteggio sui valori. Cosa vuol dire? Che noi, ad esempio, abbiamo la settimana scorsa, due settimane fa, finita l’assegnazione, sono 240 nuovi residenti sotto i 36 anni che hanno scelto. Siccome esiste nobiltà del lavoro, hanno scelto di venire a lavorare qui. Perché? Perché qui possono trovare nido gratis, possono trovare questi incentivi, e quindi gli fa meno paura costruirci un progetto di vita autonoma.
Dall’altra parte abbiamo negoziato e stiamo chiudendo la negoziazione con un po’ di aziende importanti che sono insegnate da qui, Adidas. Abbiamo chiuso un accordo che verrà siglato il mese di aprile, nel quale Adidas per 2 anni danno 100 euro in busta paga al mese in più a chi sceglie di vivere nella nostra città, come welfare aziendale e a utilizzare servizi pubblici, eccetera, eccetera. Cioè, quello che voglio dire è che alcune di queste dimensioni possono trovare concretamente misure urbane, città, politiche in grado, diciamo, di accompagnare questo percorso. L’altro lavoro stiamo facendo con l’assessore Cadonna, a cui hanno aderito già 100 ragazzi. Stiamo sostenendo noi il costo di tirocini formativi delle imprese con un coaching, cioè accompagnati, quindi pagati tirocini retribuiti con delle supervisioni che aiutino questi ragazzi a uscire dalla linea in cui sappiamo che già 100 ragazzi nella loro città stanno aderendo e hanno aderito a questa misura, a questo progetto.
Finisco dicendo che la dimensione di comunità è tanto importante. Molti dei bandi e delle misure che vi ho appena detto noi li abbiamo vincolati al fatto che se tu sei beneficiario devi dedicare alcune ore di tempo al mese a fare volontariato in una delle associazioni del tuo quartiere o della città. Perché è giusto dire, ti sta aiutando una comunità, tu devi restituire, devi aiutare quella comunità. E dall’altra parte stiamo fortemente lavorando e lavoreremo fino a maggio. Era un obiettivo già dato in campagna elettorale che in ogni quartiere di questa città ci fosse un certo tipo di aggregazione. C’è lo spazio sociale per le persone, li stiamo costruendo, finiamo a maggio e tutti i quartieri di Mantova hanno uno spazio sociale, un luogo di aggregazione nel quale fare stare insieme le persone. Perché finisco, credo che ci sia un altro grande tema che va recuperato. Era una battaglia storica dell’Arci, ne parlavamo molti anni fa, si è perso. Si è perso anche perché un po’, diciamo, è crollata quella dimensione, è il tema degli spazi. Cioè, io sono convinto che le città hanno bisogno di spazi. La musica viva è morta. Se non riparti dagli spazi, non ricostruisci quelle condizioni. Noi abbiamo bisogno di costruire fisicità nella dimensione personale e di esperienza delle persone e abbiamo bisogno di far fare esperienza alle persone. Noi, tra poco, finiremo la vecchia bocciofica, conosce bene, diventerà uno spazio evocato esclusivamente alle attività culturali giovanili, fatto dal Comune con 3 milioni di euro e tra poco sarà inaugurato. Perché sono convinto che se si recupera una dimensione di esperienza e dall’altra parte con politiche possibili, noi ne stiamo facendo alcune, altre sono possibili, sono convinto che non solo sia generativo sulle comunità al di là di questo tipo, ma che rafforzi le comunità da tutti i punti di vista di partecipazione, di tutela anche dei valori di una comunità, ma anche di economia della comunità. Questa è un’altra dimensione sulle quali sarebbe importante ragionare.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0240

Che è qua in rappresentanza dell’associazione Italiani senza cittadinanza e parla di un tema molto fondamentale. Prima, effettivamente, non si è risposto alla domanda rispetto al tema dei giovani con un background attorno. Anche se è un tema che ieri nel workshop è emerso fortemente, perché in questo momento, soprattutto in alcune città, parlare di giovani è impossibile senza parlare di giovani. E quindi, da questo punto di vista, chiediamo di reagire rispetto agli spunti.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0241

Tutti gli interventi sono stati molto interessanti e danno modo di pensare. Quando si parla di immigrazione in Italia, spesso si tratta il tema con parole emergenziali, quando in realtà l’immigrazione ormai dovrebbe essere un fenomeno già strutturato, perché è più di 30 anni che questo fenomeno si presenta. E ovviamente, data la storicità, nel frattempo si sono venuti a creare e sono nati e cresciuti figli e figlie di persone che sono partite dai loro paesi.

I giovani stranieri qui in Italia incontrano quotidianamente una serie di difficoltà che spesso magari non sono visibili, perché si parla spesso magari del tema del lavoro quando si parla dell’immigrazione. Però pensiamo ad esempio allo spostamento, al diritto di potersi spostare liberamente. Io lavoro in ambito immigrazione, quindi quotidianamente mi capita di imbattermi in queste situazioni. Ad esempio, ci sono le difficoltà nel poter viaggiare, nell’andare a partecipare alle scuole. Spesso mi è capitato di dover intervenire, fare da intermediario tra le scuole e le università per cercare di trovare un modo per ridurre le tempistiche per il rilascio del permesso di soggiorno. E purtroppo, da quel pezzo di carta dipende tutta una serie di diritti e di doveri che il cittadino straniero ha.

E poi, difficoltà anche quando uno lavora, di poter fare le trasferte. La carta di soggiorno permette di viaggiare nell’area dell’Unione Europea, però se il permesso è in fase di rinnovo, con la ricevuta non ti puoi spostare, e questo crea tutta una serie di difficoltà. Io stessa, ad esempio, quando ero piccolina, quando dovevo scegliere, cioè quando dovevo andare in vacanza, spesso e volentieri mio papà si doveva recare in questura e chiedere permessi particolari. Oppure, anche nella scelta dell’Erasmus, che è una possibilità importantissima, fondamentale per creare nuove connessioni, nuove conoscenze, nuove esperienze, un figlio o una figlia di un cittadino emigrato deve scegliere bene il paese dove andare. Ad esempio, quando dovevo scegliere lo Stato dove fare il periodo di Erasmus, ho dovuto escludere già a priori l’Inghilterra, che all’epoca faceva ancora parte dell’Unione Europea, e l’Irlanda. Quindi mi sono spostata verso altri tipi di paesi.

Poi parliamo del lavoro per i figli e le figlie di cittadini stranieri. Sappiamo che in Italia la scala mobile è ferma, e quindi spesso e volentieri i figli finiscono per fare il lavoro dei genitori. Questo è anche incentivato un po’ dal processo scolastico, perché spesso e volentieri l’orientamento nei confronti dei figli dei migranti è anche orientato verso scuole più professionalizzanti, non verso licei o scuole tecniche. Quindi già questo in partenza limita un pochino il futuro o le possibilità di crescita di questi cittadini e di cittadine che abitano nei nostri territori.

Un altro elemento è sicuramente la rappresentatività. Devo dirvi che, dal mio punto di vista, credo che rispetto a dieci anni fa la rappresentazione, anche nei media, delle nuove generazioni di figli e figlie di immigrati è cambiata. Non è sicuramente già nel 2000. Quindi la società civile è più abituata a sentire, ad esempio, del Ramadan, delle festività della comunità cinese o di altre comunità. Qualche tempo fa non era così, ma in ogni caso manca comunque la rappresentatività. Spesso e volentieri i giovani non si sentono rappresentati all’interno di questa società, e stiamo portando alla creazione di situazioni di disuguaglianza che, ovviamente, non fanno bene né alla società italiana, né a coloro che cercano di integrarsi. Perché se sei cresciuto in un ambiente dove i genitori sono trattati da cittadini di serie A e i figli da cittadini di serie B, o addirittura C, non ti senti parte della società. Fai fatica a integrarti e a sentirti parte di questa società. E quindi, una volta che magari diventi grande, cerchi di andar via.

L’altro elemento sicuramente fondamentale che passa un po’ inosservato, è che quando, ad esempio, quando sono con i miei amici, loro non pensano a questi aspetti. Parlo italiano, somaticamente non ho qualche carattere che mi distingue. Però un elemento che fa la differenza è la possibilità di avere la cittadinanza. Vi porto un esempio che mi è capitato: quando un cittadino straniero, nato in Italia, compie i 18 anni, il comune dovrebbe inviare una lettera per avvisare che ha la possibilità di diventare cittadino italiano. Ecco, mi è capitato, durante il mio lavoro, di avere questo tipo di testimonianze. Una ragazza mi dice: “Guarda, ormai ho 22 anni, quindi devo presentare la cittadinanza per residenza.” Quando mi sono presentata al comune, ho chiesto perché non mi fosse arrivata la lettera. La risposta della persona è stata: “Vabbè, ma che cosa ti serve la cittadinanza? Tanto hai la carta di soggiorno.” Questo pensiero, espresso da una persona che lavora in ambito burocratico, fa un po’ riflettere sul significato della cittadinanza, che non è un semplice pezzo di carta. La cittadinanza mi dà la possibilità di essere parte attiva di questa società. Io vivo in Italia dal 1999, eppure non ho mai potuto votare perché non ho la cittadinanza.

Quindi, su questo tema vi ricordo a tutti e a tutte di andare a votare l’8 e 9 giugno per il referendum, per dare la possibilità ai cittadini di far sentire la propria voce. Vi prego, vi invito davvero ad andare a votare, a diffondere la parola, e soprattutto a smantellare tutta quella serie di preconcetti e di contropropaganda che si sta facendo sul tema della cittadinanza. Non viene chiesto una modifica. Purtroppo, la politica è da anni che cerca di proporre, di rimodellare la normativa sulla cittadinanza, perché la normativa risale al 1992, più di 30 anni fa. L’Italia del 1992 non è l’Italia del 2025. La struttura sociale italiana non è la stessa degli anni ’90. Nonostante la politica sia intagliata spesso sul tema e adduca varie motivazioni, io vorrei ricordare che la Grecia nel 2011, in piena crisi economica, ha trovato il coraggio di modificare la sua normativa sulla cittadinanza, dando la possibilità ai figli e figlie di cittadini stranieri, con uno almeno di genitori in possesso di carta di soggiorno, di ottenere la cittadinanza. Ecco, quindi quello che si chiede in quel referendum non è di modificare la normativa, ma di diminuire le tempistiche necessarie per la richiesta della cittadinanza. Tutto il resto rimane uguale, non viene regalata la cittadinanza, come spesso si sente dire, perché i requisiti rimangono quelli. Si chiede solo di riportare delle tempistiche normali. Quindi, vi invito davvero a fare questo sacrificio, se possiamo, di andare a votare e di esprimere il vostro voto, anche per tutti coloro che non possono farlo, pur contribuendo quotidianamente con il loro lavoro e la loro partecipazione a questo paese, che comunque vogliamo crederci, vogliamo cercare di investire, ma ci viene un po’ ostacolato nel processo. Ecco, grazie mille.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0242

Anzi, no, venerdì è partita proprio da Mantova la carovana per la campagna referendaria sulla cittadinanza. Ricordo che l’ARCI, in quanto tale, ha sostenuto negli anni anche la legge di iniziativa popolare L’Italia sono anch’io, molti di voi se la ricorderanno. Quindi ci sarebbero anche le basi, se qualcuno volesse metterci le mani, se qualche parlamentare volonteroso volesse metterci le mani con testi e bozze e quant’altro, così come la campagna Ero straniero, che prevedeva il voto, almeno il voto amministrativo.

Tra l’altro, noi di ARCI vediamo che i nostri soci e le nostre socie non sono italiani “secchi”, così ormai ARCI è cambiata, l’abbiamo ben presente, i nostri dirigenti sono cambiati. Quindi sono totalmente d’accordo. Lascio la parola al nostro presidente, Walter Massa, se poi vediamo se riusciamo a fare un altro giro di domande.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0243

Mi associo, ovviamente. Intanto, credo che dovremmo dare al dottor Pianconcelli la tessera onoraria, perché ci ha illustrato quello che dobbiamo fare nei prossimi mesi, no, nei prossimi anni. Perché ha ragione Mattia: con questi dati abbiamo una grande possibilità e ci chiamano. No, abbiamo la possibilità di studiare sui dati reali e non più solo su sensazioni e sentimenti, che è un fatto molto importante. Dobbiamo organizzarci, quindi portare anche fuori, come diceva Mattia, non solo questi dati, ma le azioni che nel frattempo dobbiamo fare. E io su questo non ne ho discusso neanche con Carlo, credo che sia bene che sui dati di questa ricerca, in modo molto esondale dalla presidenza nazionale a voi, di cui abbiamo tutte le informazioni, dobbiamo trovare anche in modalità online le occasioni per approfondirle ciascuno dal proprio osservatorio. Perché dobbiamo tirare fuori le proposte per il paese, come diceva Mattia, e condividerle con tanti altri. Perché credo che questa sia, diciamo così, oggi la responsabilità che ci consegna la ricerca. Era due giorni che abbiamo fatto qui a Mantova, e credo che questa sia una responsabilità che ci dobbiamo assumere e ce l’assumiamo sapendo che andiamo un po’ controcorrente. Un mio carissimo amico, don Andrea Gallo, diceva: ‘In direzione contraria.’ Noi dobbiamo andare in quella direzione contraria in modo sfilato, perché oggi lo dice la ricerca, ma lo dicevano anche le nostre discussioni in questi giorni.

Io sono intervenuto il primo giorno con una domanda che non mi è stata risposata, e credo che sia bene condividerla con voi. C’era un po’ un approccio che diceva: ‘Tutte le cose che dicevamo le avrei dovute fare qualcun altro.’ Io penso che questo sia l’errore. Noi dobbiamo sapere che queste cose le dobbiamo fare noi, molto. Dobbiamo fare con uno sguardo nuovo, e questo sguardo nuovo non posso averlo io, ho 50 milioni. Come ho detto anche all’assemblea sulla cittadinanza un paio di settimane fa, che lanciava la campagna referendaria, ho usato questa terminologia che uso: noi ci mettiamo dentro, vi sfrigiamo, vi teniamo su quando non ce la fate più, ma siete voi che dovete andare avanti. Guardate che non è retorica, è proprio un approccio differente. Peraltro, un approccio che l’ARCI ha sempre avuto. Spesso, anche al nostro interno, c’è autocrudicia, perché appare poco. Perché preferisce la dimensione della rete, perché si fa un mazzo per mettere insieme gente che non si parla, organizzazioni che non si parlano, e a volte questo è vero che è un limite. Anche perché abbiamo bisogno ogni tanto dell’identità di sentirci parte in una comunità. Però era pertanto vero che questo è il lavoro che in questo momento siamo chiamati a fare come associazione popolare. Non dico di massa, perché sennò vi prego di fermarvi. Come associazione popolare, un’associazione molto diffusa sul territorio, che intercetta, per fortuna, non solo una generazione ma tutte le generazioni, che è il grande pregio che abbiamo.

Il referendum sulla cittadinanza non è importante per quel milione di ragazzi e ragazze. È importante per noi, è importante per questo paese. È importante perché una prospettiva nuova sul piano politico, sociale ed economico. Questa è la sfida. Non stiamo facendo un favore a un milione di ragazzi e ragazze, se giustizia e diritti a un ragazzo e una ragazza, stiamo facendo una battaglia per questo paese, forse anche un po’ per l’Europa, visto che oggi è un tema molto sentito.

Allora, credo che la ricerca sia bella. Non tanto, forse, per le cose positive del famoso bicchiere mezzo pieno, ma per gli elementi di riflessione. E secondo me, l’elemento più importante che citava già Pagnoncelli è quello di avere a che fare con una dimensione individualista. L’ho scritto una settimana fa in un’intervista sull’Unità, non c’era stupirsi più. Noi veniamo dai famosi 30 anni citati dal dottor Pagnoncelli, che corrispondono forse a 40 anni, quella stagione degli anni ’80 in cui ci si credeva, ma quella stagione esisteva ancora oggi. Ed è il disegno ancora oggi, secondo me, che rappresenta meglio l’ideologia medista. Ideologia spiritualista, qualcuno oggi lo chiama l’anarco-capitalismo, e l’idea che l’individuo è più importante del collettivo e della società. Ecco, questa per noi è una sfida.

Quando ci viene chiesto cosa fa l’ARCI, noi siamo in direzione ostinata e contraria, non solo a dirlo, ma a praticare il collettivo in una società individualista. Questa è la nostra forza. E guardate, siccome questo messaggio è meno incomprensibile di quello che noi stessi pensiamo, è più difficile perché è più facile, come dice la ricerca, guardarsi allo specchio senza giudicare. Fa bene, quando c’è a sottolineare che non è una colpa, soprattutto in questa fase. Però io credo che noi, anche attraverso l’uso dei nostri spazi, siamo l’associazione che ha 4200 costi fisici. Spesso, anzi, della stragrande maggioranza. Così come è indicativo quel dato che, dove siamo meno presenti, c’è più bisogno dell’ARCI, ed è più importante partecipare all’ARCI. Quindi vuol dire che stiamo trasmettendo qualcosa a bassa intensità. Lo capiscono forse ancora pochi, però io credo che siamo sulla strada giusta.

La dimensione collettiva, la risposta partecipata, la funzione di responsabilità e, quando serve, il conflitto rompendo gli schemi. Io credo che siano tutte parole chiave che dobbiamo mettere sul campo e lo facciamo davvero con questa grande forza intergenerazionale. Io penso che dovremmo fare una ricerca dedicata agli over 65, perché almeno cantassino, e fare magari una ricerca sui nostri over 65. Ecco, analizzeremo, perito di posizione. Perfetto. Però credo che Davel, senza la cosa bella di questi 4 anni, ogni anno ha tirato la marcia e ha fatto uno scatto in avanti.

E questa, però, ve lo dico ripeto con grande serenità, ma anche con grande peso. Questa oggi, in questi giorni, abbiamo tracciato non solo le cose da fare, ma la soluzione di responsabilità e di impegno che ci prendiamo per questo paese e prenderlo con possibilità. L’età media è bassissima, è ancora più stimolante.

Quindi non voglio dire altro, perché molte cose sono state dette. Si parla tanto, tutto su questo. Si parla tanto di rottura dell’ascensore sociale, ed è vero, le storie lo dimostrano. Lo dimostrano anche le storie sentite in questi giorni, e che ovviamente poi fa questo senso di soddisfazione. In questi giorni, parlando, tra l’altro, con il presidente, mi è venuta in mente che forse noi possiamo fare in questi tempi, un altro accessore, l’ascensore civico popolare, che è una dimensione completamente diversa.

Io penso che noi possiamo essere l’ascensore che magari non risponderà mai a tutti i bisogni materiali delle nuove generazioni, o di quelle meno nuove, ma penso che possiamo essere quell’ascensore civico per far uscire dalla solitudine le persone giovani e meno giovani. Perché, come dico sempre, come diciamo sempre, la solitudine è stata, in questi 40 anni di individualismo, il cuocermo. La generatrice, un generatore di paure, intolleranza e razzismo. Ecco, io penso che noi possiamo svolgere la nostra funzione e la possiamo svolgere sapendo che siamo credibili, perché noi a proposito dei tempi che stiamo toccando oggi, di tutto si può dire da chi non si occupa di seconde generazioni, che non si occupa di accompagnamenti, che non si occupano di accoglienza, che non si occupano di immigrazione del genere, però appunto, noi siamo credibili, perché non solo diciamo le cose, non solo le neghiamo, ma le facciamo tutti i giorni.

Guardate, questa è un’altra cosa che fanno in pochi, ed è per questo che noi facciamo politica con credibilità, perché diciamo le cose e quelle cose le facciamo, ognuno al suo modo. Siamo tanti e siamo i fautori della linea civile diffusa. Non siamo positivi con noi stessi, ma siamo stimolanti con noi stessi, stimolati al confronto, al conflitto, e anche stimolati alla chiarezza. E credo che siano tutti valori che oggi e in questi giorni ho sentito moltissimo. Abbiamo molto lavoro da fare. Diamoci il tempo di capire come organizzare questa ricerca, in tanti di patrimonio, ci si possa ragionare per tirare fuori le proposte. E poi, io credo che dovrà iniziare la stagione in cui queste proposte le porteremo in giro nel paese, non solo perché ci saranno le elezioni, ma perché pensiamo che, a prescindere dalle elezioni, che comunque sono importanti, queste siano le cose giuste in questo momento da fare per noi, in quanto non solo soci, dirigenti di questa associazione, quanto cittadini e cittadine.

E’ un altro evento che vi invito a tenere sempre in considerazione. Come dico sempre, noi non siamo l’associazione di operatori sociali. Noi siamo l’associazione di cittadini e di cittadine che si organizzano collettivamente per fare integrare le proprie comunità e per fare il proprio. Se prima eravamo convinti che l’ARCI era importante per mettersi insieme per fare delle cose utili, dopo il Covid abbiamo capito che era importante trovare delle cose utili per stare insieme. Fare per stare insieme, che è un’altra prospettiva. Non è contraria, ma è un’altra prospettiva. E lo stare insieme, e torno alla mia domanda di venerdì, è una delle questioni che oggi ci fa viaggiare in direzione ostinata. Quindi, buon lavoro e grazie.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0244

Dalla ricerca che, tra l’altro, forse abbiamo bisogno di un po’ più di tempo per assimilarla, sì, verso le… credo che ne parleremo. E quindi direi che possiamo dare la parola a Carlo.

eQua/ Vogliamo tutto/ Mantova Palazzo Soardi/ 23 marzo 2025 IMGA0245

“Era, avevi detto un’ora andare via, no? Allora, io veramente due cose molto veloci. La prima cosa è che, come ci siamo detti nel gruppo di lavoro vasto che ha lavorato su Equa, questa è un’edizione molto particolare perché abbiamo voluto affrontare dei temi che l’Arci da molto tempo non affrontava e, secondo me, abbiamo fatto molto bene per le cose che ci siamo detti, che ha detto anche Walter adesso. La seconda cosa velocissima è che io sono veramente molto orgoglioso di tutti noi, perché abbiamo fatto un lavoro importante, perché siamo riusciti a portare qui anche persone che probabilmente non hanno mai partecipato al nostro evento nazionale. Quindi, questo è un passaggio, un ulteriore passaggio importante per rafforzare il nostro stare insieme collettivo. E quindi vi ringrazio tantissimo, come vedete, ho fatto in fretta. Ringrazio ovviamente Mattia, perché ci ha dato un supporto non solo per il patrocinio oneroso, ma anche per la discussione che abbiamo fatto, e tutto lo staff di Mantova e del nazionale. Ma veramente, abbiamo fatto un lavoro in questi tre giorni collettivo che io non mi aspettavo neanche, perché quando si organizzano queste cose un po’ di paura che non si riesca a raggiungere degli obiettivi c’è sempre. E invece stavolta ce l’abbiamo fatta. Grazie mille e alla prossima.

[Testo ottenuto dagli stagisti della Castellini di Como a ecoinformazioni].

Exit mobile version