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Dolore/ Erri De Luca sionista senza se e senza ma

Provo dolore per le dichiarazioni che Erri De Luca ha fatto nel merito del suo essere sionista senza se e senza ma. Provo dolore perché ho amato, e amo ancora la sua poesia, i suoi libri, ho amato il suo impegno civile non solo per l’adesione a Lotta continua ma per il suo impegno durante la guerra dei Balcani a sostegno delle popolazioni, soprattutto i bosniaci, vittime delle ferocie dei nazionalisti serbi e croati. Ho sempre saputo del suo amore per la lingua ebraica e la sua cultura, sapevo che non aveva mai espresso sostegno per il popolo palestinese, ma fino ad oggi non mi sarei mai immaginato questo suo schieramento a favore della forza come unica soluzione per chiudere la questione palestinese. Condivido le analisi fatte da Emilia De Rienzo (La rimozione della storia e il vicolo cieco della forza in Erri De Luca) e vorrei testimoniare il perché del mio dolore, che credo sia condiviso da molti dei suoi lettori.

Nel 2003, a tre mesi dall’inizia della guerra in Iraq, il primo di giugno a Verona si tenne l’incontro Arena di Pace organizzato dai Beati costruttori di pace coinvolgendo una rete di 260 associazioni nazionali. Io feci un intervento dedicato al tema dell’acqua, si celebrava l’anno mondiale per il diritto all’acqua bene comune, conclusi con la lettura della poesia Valori tratta dal libro “Opere d’acqua” pubblicato due mesi prima da Erri De Luca con Einaudi.

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco. Considero valore tutte le ferite. Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che. Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore. Molti di questi valori non ho conosciuto.

L’anno successivo il 23 luglio 2004 organizzammo una Carovana dell’acqua a Mostar in occasione della ricostruzione del ponte distrutto undici anni prima. A quell’incontro fummo molto felici di avere tra i relatori Predrag Matveievic, il grande scrittore che proprio a Mostar era nato nel 1932. Avevo avuto l’occasione di incontrare Predrag diverse volte, da esiliato dopo la Sorbona di Parigi ebbe una cattedra alla Sapienza di Roma. Vivendo in Italia era spesso disponibile a intervenire ai nostri convegni sulla guerra dei Balcani. Lo ospitai nella mia casa quando venne a Novara e lo accompagnai a visitare la “roggia molinara” derivata dal fiume Ticino. Lo feci perché stava terminando il ventennale lavoro sul libro “ Pane nostro” pubblicato nel 2010. Dopo averla visitata, tornato a casa ho cercato il libro nella mia libreria e in copertina riportava la dicitura Postfazione di Erri De Luca. Sono andato a rileggermela e ho trovato ancora una volta la conferma dell’amore di De Luca per la cultura ebraica. In quel testo parla essenzialmente del pane azimo.

Ho trovato poi questa intervista a Erri De Luca in ricordo di Predrag sul sito di Quarrata, luogo storico di altre marce della pace sorelle della Perugia-Assisi, l’ho letta e ho provato dolore scoprendo questa amicizia comune.

Con un giornalista croato ho ricordato Predrag Matvejevic, scrittore jugoslavo. Lo conobbi a un festival letterario negli anni ‘90.
Vidi un uomo al pianoforte, suonava musica classica in disparte nel salone di un bar. Beveva vodka, aveva gli occhi umidi. Mi avvicinai, preso dalla sua bravura. Mi disse poi che aveva interrotto la carriera di concertista per un incidente alla mano.
Nel 1987 aveva scritto Breviario del Mediterraneo, riassunto di un innamorato di tutte le sue coste. Viveva in esilio in Francia, lontano dalla sua patria in fiamme.
Era nato a Mostar e in quegli anni andavo spesso a scaricare aiuti in quella sua città, tagliata in due dalla corrente della Neretva e dai colpi di mortaio.
Aveva un antico ponte di pietra bianca a mezzaluna dalla cui sommità di quindici metri si tuffavano i giovani per prova di ardimento.
Lui era stato uno di quei tuffatori. Il ponte era stato abbattuto dall’artiglieria croata. Scambiammo quella sera un po’ di storie diventando amici. Lui e sua moglie Mira sono venuti poi ad abitare a Roma. Aveva un incarico all’università.
Si sono seduti in cucina alla larga tavola di legname vario, mia madre friggeva per loro le sue celebri pizze di pasta cresciuta.
Scriveva un libro sulla storia del pane, aggiunsi all’edizione una mia pagina di accompagnamento. Predrag è morto a Zagabria quattro anni fa.
Ho parlato di lui con il giornalista perché è stato istituito un premio letterario col suo nome. Sua figlia l’ha voluto e l’ha creato.
Premio per me è stato averlo per amico, averci bevuto insieme, tenere la sua stretta di mano nel palmo della mano che ricorda.

Un altro ricordo è quello del settembre 2011 quando partecipai alla Carovana dell’acqua in Palestina, organizzata dalla associazione Comitato italiano per ll Contratto Mondiale sull’acqua, di cui facevo parte, insieme a Radio Popolare, un pullman accompagnato da Luisa Morgantini, parlamentare europea, che ci fece incontrare i Comitati popolari di resistenza nonviolenta di Jenin, Tulkarem, Hebron, Nabi Saleh e altri della Valle del Giordano. Lo scopo del viaggio era documentare le violazioni all’accesso all’acqua potabile e alla terra procurate dal muro e dai divieti imposti dal governo Israeliano.

Nel teatro di Jenin ricordo che recitai la poesia Sputi sempre scritta da Erri De Luca che avevo conosciuto nell’interpretazione di Marco Paolini assieme al gruppo I mercanti di liquori. Dopo che l’ebbi recitata Luisa Morgantini venne da me e mi disse: “Molto bella questa poesia, però Paolo sappi che Erri De Luca non sostiene la causa palestinese.

Lo sputo sulla mano si asciuga sul picconeLo sputo in terra, poi, diventa fangoE Dio ci impasta AdamoLo sputo contro il muro era rosa, e sangueLo sputo per la fame è duro, e bestemmia
Lo spunto contro il viso io non l’ho mai saputo fare
E neanche dentro un piatto
Lo sputo controvento, molte volte, assolo, senza amore
Lo sputo
Lo sputo tiene insieme
Tutto quello che ho scritto

Concludo questi miei ricordi col pensiero di avere condiviso amore per un altro amico di Erri De Luca, il cantautore Gianmaria Testa, autore a cui mi ispiro nel mio percorso di musicante.

Mi commosse profondamente la dichiarazione che De Luca fece in occasione di un convegno al Salone dl libro di Torino il 12 maggio del 2016 organizzato per commemorare la morte di Gianmaria, il suo intervento inizia citando tre parole:

Libertà, uguaglianza e fraternità. Di quest’ultima dice non c’è nessuna battaglia da fare per conquistarla, è una conseguenza delle altre due, la fraternità è un dono e per me che non ho avuto fratelli Gianmaria Testa lo è stato, ho appoggiato il mio braccio sulla sua spalla e ci stava benissimo.

Gianmaria Testa ha scritto molte canzoni dedicate agli ultimi, di cui i migranti erano i più umili, non solo quelli che cercano di raggiungere le nostre spiagge, ma anche i nostri che guardavano nelle vetrine i ricchi mangiare il pane. Ricordo un suo concerto mentre lui cantava accompagnato dal suo trio, altri cucinavano delle pagnotte distribuite poi a noi spettatori a fine concerto.

L’ultima canzone che ho scritto si chiama Thousand Madleens to Gaza e racconta di una ragazza palestinese che ha sostituito il padre pescatore in quel mestiere da cui le donne erano escluse. Per la musica mi sono rifatto alla canzone di Gianmaria Testa “La traettoria delle mongolfiere”, solo che col mio canto ho voluto accompagnare la traiettoria delle imbarcazioni della Sumud Flotilla fermate anche questa volta in acque internazionali violando il diritto internazionale ed impedendo di portare soccorso ai civili di Gaza.

Erri del Luca ha fatto numerosi viaggi sui camion per raggiungere la Bosnia e provo dolore nell’apprendere queste sue posizioni così ostili a chi agisce come agì lui negli anni passati.

Faccio mie le sue parole:

“Considero valore tacere in tempo, accorrere a un grido” [Paolo Rizzi, Contratto mondiale per l’acqua e AssopacePalestina, da Comune.info]

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