Orrore

Reportage Massimo Borri/ La Palestina nel sole

La presenza per il popolo palestinese di Csf e Din a piazza San Fedele il 17 maggio forse anche perché baciata dal sole che ha illuminato gli e le attiviste in linea avanti alla chiesa è stata forse più evidente per l’indistinto popolo dei passanti. Questa volta non sono stati pochi gli apprezzamenti di cittadini e cittadine e di turist3. Le foto di Massimo Borri fanno cogliere l’intensità dell’impegno della ventina di persone esponenti che testimoniano con il proprio corpo perché non si dimentichi l’orrore a Gaza in Cisgiordania e ovunque nel mondo dove, con la guerra, capitalismo e colonialismo devastano popoli, persone, ambiente.

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Video e Reportage di Dario Onofrio, Claudio Fontana, Massimo Borri/ Per la Palestina in piazza della Pace

Non c’è nessun motivo per essere allegri, non si intravede alcuna speranza all’orizzonte né per 3 palestines3 oppressi, torturati, uccisi, né per chi lotta per i diritti. E mentre gli attivisti della Flotilla vengono assaliti e rapiti dall’esercito genocida di Israele avere speranze sembra una follia. Questo è stato con chiarezza denunciato negli interventi di Elena Casalini e Fabio Cani che ha citato le terribili del tutto vere parole di Vik. Tuttavia chi viene in piazza, lotta ed è attivo contro la barbarie, una speranza vuole e forse deve averla ed è stato l’intervento di Roberto Adduci a animare almeno qualche sorriso, in una piazza della Pace (Vittoria) a Como il 18 maggio, solidale certo, coesa nel sostegno al popolo palestine e alla Flotilla, con oltre 100 persone, non poche per un appuntamento indetto in fretta e in una città nella quale si susseguono da mesi iniziative e manifestazioni, ma apparentemente sconfortata.

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Un giudice americano annulla le sanzioni di Trump a Albanese

Richard Leon, giudice del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte nel luglio 2025 dall’amministrazione Trump a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi, con la motivazione che tali sanzioni costituivano una violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana per lei e la sua famiglia. Il Primo Emendamento, approvato nel 1791, garantisce infatti libertà fondamentali tra cui culto, espressione, stampa, riunione e petizione. Il giudice ha ritenuto che l’intento delle sanzioni fosse quello di punire e reprimere espressioni sgradite, come quelle espresse dalla relatrice speciale nei suoi rapporti sul genocidio in atto a Gaza a opera di Israele e la complicità di governi e aziende occidentali.

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Oggi si celebra la Nakba. Dal 1948 in Palestina è Nakba continua.

“Ho messo a bagno i ceci

come si mettono a bagno le ferite:

con pazienza,

con rispetto,

sapendo che il tempo è un ingrediente

che non si compra.

Li ho cotti piano,

come si ascolta una storia che fa male.

Ogni bolla d’acqua

era un nome,

una casa,

una strada che non esiste più.

Ho aggiunto tahina,

limone,

aglio,

sale.

E mentre mescolavo

pensavo a Gaza,

a chi divide il pane in silenzio,

a chi non ha più un tavolo

ma continua a sedersi

attorno alla speranza.

Per 140 persone

ho preparato hummus.

Non un piatto:

un ponte.

Un gesto che dice

“la tua fame non è invisibile”,

“la tua vita non è un numero”,

“la tua storia entra nel mio corpo

come questo cibo entra nel tuo”.

E mentre lo rivedevo in porzioni

ho capito una cosa semplice:

che la solidarietà non è un discorso,

non è un applauso,

non è una bandiera.

È una ciotola condivisa.

È un cucchiaio che passa di mano in mano.

È un sapore che attraversa il mondo

per ricordare che nessuno

dovrebbe mangiare da solo

la propria sofferenza.

E allora sì,

questa sera,

tra couscous e hummus,

tra Palestina e Marocco,

tra chi dona e chi riceve,

ho visto una cosa che somiglia alla pace:

la pace che nasce

quando qualcuno cucina

perché un altro possa sentirsi vivo.

Ripeto

Ho messo a bagno i ceci

come si mette a bagno la memoria:

lasciandole il tempo di respirare.

Li ho cotti piano,

come si ascolta una storia che non si può interrompere.

Ogni bolla d’acqua

era un nome,

una casa,

un frammento di Gaza che resiste.

Avevo detto prima di aver

aggiunto tahina, limone, sale.

E mentre mescolavo

pensavo a chi divide il pane

anche quando non ne ha abbastanza.

Per 140 persone

ho preparato hummus.

Non un piatto:

un gesto.

Un ponte tra chi soffre

e chi non vuole voltarsi altrove.

Questa sera,

in questa sala,

tra couscous e voci diverse,

ho visto una cosa semplice e rara:

la dignità che si riconosce,

la vita che si onora,

la pace che nasce

quando qualcuno cucina

perché un altro possa sentirsi vivo”.

Sameer Quurum

Video e foto/ Csf e Bds per il popolo palestinese

Pioggia in piazza San Fedele ma la manifestazione del 10 maggio, indetta da Csf e Bds, si è svolta ugualmente e con un ragguardevole numero di partecipeanti. Molti attvist3 di tante organizzazioni (Arci, Donne in nero, Cgil, Como accoglie, SemmSumud, Sinistra italiana, Bds Gruppo di Como …) e singole persone hanno risposto alla “chiamata”, decisa dopo la straodinaria riuscita delle proiezione di The sea al Nuovo che lasciava immaginare forse un presenza maggiore. Ma manifestarsi si sa non è come assistere ed è sostanziale la differenza tra essere pubblico pur convinto e partecipe e scegliere di essere soggetto che anima con il porprio corpo la piazza. Piena la convergenza tra i diversi interventi introdotti e conclusi da Fabio Cani, portavoce di Como senza frontiere, che ha anche ricordato i successivi appuntamenti della mobilitazione permanente per il popolo palestinese. I reportage di Massimo Borri, ecoinformazioni e Matteo Ferrario, ecoinformazioni.

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The Sea al Teatro Nuovo/ Tutto esaurito a sostegno della Palestina

Grande successo alla serata di proiezione del film The Sea al Teatro Nuovo di Rebbio, tutto esaurito, con qualche persona che purtroppo, per ragioni di sicurezza, non è potuta entrare. Soddisfatte le associazioni che hanno promosso l’iniziativa e la Parrocchia di Rebbio che ha sostenuto sin dall’inizio l’”impresa”, tutta in auto-gestione.
In particolare, il gruppo SemmSumud ,che promuove il “gemellaggio popolare” tra cittadine e cittadini di Como con Nablus (in Cisgiordania), e il gruppo Habibi-Habibti, che sostiene tramite un rapporto diretto alcune famiglie di Gaza, si dicono soddisfatte dell’obiettivo raggiunto: non solo economico, per cui riusciranno a mandare il ricavato della serata in Palestina, ma soprattutto la grande affluenza ha dimostrato che è possibile tenere alta l’attenzione sulla situazione sempre più drammatica che si vive a Gaza e nella Cisgiordania illegalmente occupata, a causa della criminale politica genocidaria e di apartheid coloniale da parte dello stato di Israele da oltre 70 anni.

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Donare il 5×1000 ad Arci vuol dire trasformare una firma in un aiuto concreto, subito.

Siamo entrati nel vivo della campagna fiscale e anche quest’anno Arci invita soci, socie e tutte le persone che vogliono sostenere concretamente la solidarietà internazionale a destinare il proprio 5×1000 all’associazione. Una scelta semplice che può tradursi in un aiuto immediato per la popolazione civile di Gaza, ancora alle prese con una crisi umanitaria di dimensioni catastrofiche.

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Un presidio in bianco e nero

L’appuntamento è alle 17 in piazza san Fedele per il presidio organizzato da Donne in Nero e Como Senza Frontiere. Si montano bandiere sulle aste, si mettono striscioni e ci si metteno cartelli al collo. Il numero dei partecipanti è, fortunatamente, maggiore del solito e sufficiente per presidiare l’intera piazza.

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Gli attivisti della Flotilla rapiti sottoposti a violenze e interrogatori illegali

Da Pressenza, agenzia stampa di cui ecoinformazioni è partner, riportiamo l’articolo che fa conoscere le gravissime violenze commesse dall’esercito israeliano nei confronti delle persone sequestrate a bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.
Aggiungiamo che Saif Abukeshek, uno dei due attivisti tuttora illegalmente detenuti in un carcere israeliano, è originario del campo profughi di Askar, a Nablus, città con cui Como è da molti anni gemellata. Alla pubblica amministrazione e a troppa parte della cittadinanza locale non sembra importare nulla dell’oppressione e della violenza che vive la popolazione della città che, in nome della pace, condivide con Como un pezzo della sua storia.
Leggi l’articolo su Pressenza.

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