Orrore

Anteprima foto e video/ Il loro grido è la mia voce

L’iniziativa Luce sulla Palestina: memoria, visione, azione, si è aperta il 5 giugno sera, al Teatro Nuovo di Rebbio con meno di100 spettatori, con lo spettacolo teatrale Il loro grido è la mia voce a cura di Jubilo Foundation. Luce sulla Palestina nasce dall’esigenza di impegnarsi nei processi volti a ricostruire un tessuto sociale attorno a un genocidio per il quale non esiste una narrazione. Da Lecco a Como, da Tirano a Erba, una serie di eventi e momenti pubblici, tra cui il passaggio del Sudario, spiegano – a nome dell’ampia convergenza degli organizzatori – Lorenzo Giovanni Bellù, Francesca Pozzoli e Marco Bertelé, avranno l’obiettivo di ripartire con una visione capace di tramutarsi anche in azione. L’intensa opera performativa a cura di Diego Pileggi e Pietro Rigamonti, assieme a Simone Gandolfi, unendo parola e musica, ha ricalcato una forte forma espressiva al cui centro diverse testimonianze, tratte dall’omonima raccolta di poesie, narrano oltre 70 anni di colonialismo, espropriazione e violenza. Presto on line l’articolo di Giuia Rho, ecoinformazioni. Tutte le info sui diversi appruntamenti su ecoinformazioni e sul sito dell’iniziativa.

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Fotostoria/ Rebbio per il Libano

Un Torneo di calcio per raccogliere fondi per la popolazione libanese sottoposta alla guerra dell’esercito israeliano. L’iniziativa organizzata il 31 maggio dalle ragazze del gruppo Assirat giovani che ha la sede nell’oratorio di Rebbio di don Giusto. Il torneo è sato naturalmente disputato al Campo Oratorio di Albate. Tante persone, tanti goal, tanti dolci. E tanta gioia. Un successo e mentre una ragazza girava per il campo felice con la bandiera del suo popolo, le notizie che Israele proseguiva la sua azione di occupazione e di distruzione. [Foto Luigi Nessi, ecoinformazioni]

Fotonotizia/ Continua la presenza per la Palestina

Anche nell’ultima domenica di maggio si è svolta la presenza in piazza San Fedele a Como per evidenziare alla folla di turisti e residenti che il genocidio a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e territori vicini è tutt’altro che terminato. La gente passa, qualche volta si ferma e solidarizza, qualche altra si impegna a leggere i brevi slogan sui cartelli. Questa domenica, proprio nel bel mezzo del passaggio principale, è stato steso un telo che riportava alcune delle risoluzioni ONU sui diritti del popolo palestinese approvate ma mai messe in pratica. La maggior parte delle persone ha girato intorno, qualche ragazzo le ha atleticamente saltate, e qualche altro le ha calpestate. Niente al confronto dell’indifferenza planetaria.

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Marcia per i nuovi desaparecidos

In piazza della Pace (per alcuni ancora Vittoria) la rete Como senza frontiere, animata da decine di associazioni, da sindacati, da partiti politici, persone, ha svolto nuovamente la Marcia dei nuovi desaparecidos per segnalare gli orrori della mattanza di vite e diritti delle persone migranti alle quali la Fortezza Europa e l’Italia riservano condanne a morte per non soccorso in mare, detenzione nei lager in Libia, carcere senza colpe nei Cpr in Italia e ogni genere di oltraggio. Per un’ora dalle 18 alle 19 si sono susseguite le letture sul tema mentre si svolgeva il percorso circolare di una ventina di attivist3 che ciascuno con al collo l’immagine di una vittima ne affermava l’importanza e il valore di essere umano non numero.

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Dolore/ Erri De Luca sionista senza se e senza ma

Provo dolore per le dichiarazioni che Erri De Luca ha fatto nel merito del suo essere sionista senza se e senza ma. Provo dolore perché ho amato, e amo ancora la sua poesia, i suoi libri, ho amato il suo impegno civile non solo per l’adesione a Lotta continua ma per il suo impegno durante la guerra dei Balcani a sostegno delle popolazioni, soprattutto i bosniaci, vittime delle ferocie dei nazionalisti serbi e croati. Ho sempre saputo del suo amore per la lingua ebraica e la sua cultura, sapevo che non aveva mai espresso sostegno per il popolo palestinese, ma fino ad oggi non mi sarei mai immaginato questo suo schieramento a favore della forza come unica soluzione per chiudere la questione palestinese. Condivido le analisi fatte da Emilia De Rienzo (La rimozione della storia e il vicolo cieco della forza in Erri De Luca) e vorrei testimoniare il perché del mio dolore, che credo sia condiviso da molti dei suoi lettori.

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Reportage Massimo Borri/ La Palestina nel sole

La presenza per il popolo palestinese di Csf e Din a piazza San Fedele il 17 maggio forse anche perché baciata dal sole che ha illuminato gli e le attiviste in linea avanti alla chiesa è stata forse più evidente per l’indistinto popolo dei passanti. Questa volta non sono stati pochi gli apprezzamenti di cittadini e cittadine e di turist3. Le foto di Massimo Borri fanno cogliere l’intensità dell’impegno della ventina di persone esponenti che testimoniano con il proprio corpo perché non si dimentichi l’orrore a Gaza in Cisgiordania e ovunque nel mondo dove, con la guerra, capitalismo e colonialismo devastano popoli, persone, ambiente.

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Video e Reportage di Dario Onofrio, Claudio Fontana, Massimo Borri/ Per la Palestina in piazza della Pace

Non c’è nessun motivo per essere allegri, non si intravede alcuna speranza all’orizzonte né per 3 palestines3 oppressi, torturati, uccisi, né per chi lotta per i diritti. E mentre gli attivisti della Flotilla vengono assaliti e rapiti dall’esercito genocida di Israele avere speranze sembra una follia. Questo è stato con chiarezza denunciato negli interventi di Elena Casalini e Fabio Cani che ha citato le terribili del tutto vere parole di Vik. Tuttavia chi viene in piazza, lotta ed è attivo contro la barbarie, una speranza vuole e forse deve averla ed è stato l’intervento di Roberto Adduci a animare almeno qualche sorriso, in una piazza della Pace (Vittoria) a Como il 18 maggio, solidale certo, coesa nel sostegno al popolo palestine e alla Flotilla, con oltre 100 persone, non poche per un appuntamento indetto in fretta e in una città nella quale si susseguono da mesi iniziative e manifestazioni, ma apparentemente sconfortata.

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Un giudice americano annulla le sanzioni di Trump a Albanese

Richard Leon, giudice del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte nel luglio 2025 dall’amministrazione Trump a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi, con la motivazione che tali sanzioni costituivano una violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana per lei e la sua famiglia. Il Primo Emendamento, approvato nel 1791, garantisce infatti libertà fondamentali tra cui culto, espressione, stampa, riunione e petizione. Il giudice ha ritenuto che l’intento delle sanzioni fosse quello di punire e reprimere espressioni sgradite, come quelle espresse dalla relatrice speciale nei suoi rapporti sul genocidio in atto a Gaza a opera di Israele e la complicità di governi e aziende occidentali.

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Oggi si celebra la Nakba. Dal 1948 in Palestina è Nakba continua.

“Ho messo a bagno i ceci

come si mettono a bagno le ferite:

con pazienza,

con rispetto,

sapendo che il tempo è un ingrediente

che non si compra.

Li ho cotti piano,

come si ascolta una storia che fa male.

Ogni bolla d’acqua

era un nome,

una casa,

una strada che non esiste più.

Ho aggiunto tahina,

limone,

aglio,

sale.

E mentre mescolavo

pensavo a Gaza,

a chi divide il pane in silenzio,

a chi non ha più un tavolo

ma continua a sedersi

attorno alla speranza.

Per 140 persone

ho preparato hummus.

Non un piatto:

un ponte.

Un gesto che dice

“la tua fame non è invisibile”,

“la tua vita non è un numero”,

“la tua storia entra nel mio corpo

come questo cibo entra nel tuo”.

E mentre lo rivedevo in porzioni

ho capito una cosa semplice:

che la solidarietà non è un discorso,

non è un applauso,

non è una bandiera.

È una ciotola condivisa.

È un cucchiaio che passa di mano in mano.

È un sapore che attraversa il mondo

per ricordare che nessuno

dovrebbe mangiare da solo

la propria sofferenza.

E allora sì,

questa sera,

tra couscous e hummus,

tra Palestina e Marocco,

tra chi dona e chi riceve,

ho visto una cosa che somiglia alla pace:

la pace che nasce

quando qualcuno cucina

perché un altro possa sentirsi vivo.

Ripeto

Ho messo a bagno i ceci

come si mette a bagno la memoria:

lasciandole il tempo di respirare.

Li ho cotti piano,

come si ascolta una storia che non si può interrompere.

Ogni bolla d’acqua

era un nome,

una casa,

un frammento di Gaza che resiste.

Avevo detto prima di aver

aggiunto tahina, limone, sale.

E mentre mescolavo

pensavo a chi divide il pane

anche quando non ne ha abbastanza.

Per 140 persone

ho preparato hummus.

Non un piatto:

un gesto.

Un ponte tra chi soffre

e chi non vuole voltarsi altrove.

Questa sera,

in questa sala,

tra couscous e voci diverse,

ho visto una cosa semplice e rara:

la dignità che si riconosce,

la vita che si onora,

la pace che nasce

quando qualcuno cucina

perché un altro possa sentirsi vivo”.

Sameer Quurum

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