La scure delle “razionalizzaioni” che da decenni sigificano riduzione di servizi e diritti attacca sempre più anche la sanità e a Erba la chiusura del punto nascite viene presentata come conseguenza della riduzione delle nascite mentre essa è conseguenza del depauperameto del servzio sanitario pubblico, dei servizi sociali e scolastici. Il punto di vista dei sinisra italiana.
«Punto nascite di Erba: basta ipocrisie. Servono servizi pubblici di prossimità, non propaganda. La chiusura del punto nascita dell’ospedale di Erba è una notizia che preoccupa, ma su cui serve chiarezza e serietà. Se i numeri non sono sufficienti a garantire standard di sicurezza adeguati, non ci si può nascondere dietro un dito: si abbia il coraggio di dirlo e di assumersi decisioni conseguenti. Ma allo stesso tempo si garantiscano servizi pubblici di prossimità, forti e accessibili, che mantengano un presidio sanitario reale per le donne e le famiglie del territorio.
La situazione è chiara: il numero dei parti è in calo, con circa 320 nel 2025 e una previsione di circa 250 nel 2026, e questo viene utilizzato come motivazione per concentrare i servizi in altri ospedali.
La prima domanda da porsi è “come siamo arrivati a questo“: sono stati fatti investimenti per rendere attrattiva l’ostetricia di Erba? da modernizzazione delle sale parto al parto in acqua alla casa di maternità , a gestione ostetrica, da una rete di consultori che garantisca la cura della donna che aspetta un bambino o una bambina e la loro accoglienza dopo il parto alla presenza di ambulatori di presa in carico delle donne con gravidanze a rischio alla presenza di terapia intensiva neonatale.
La risposta è la chiusura di un presidio di cura? è l’abbandono di chi abita il territorio? e le ostetriche e il personale di quel reparto dove andranno con la loro competenza e professionalità?
Va rafforzata la medicina territoriale, i consultori, l’assistenza ostetrica e i servizi pubblici di accompagnamento alla gravidanza.
È francamente imbarazzante il circo messo in scena in queste ore da Lega e Fratelli d’Italia. Da un lato gridano allo scandalo e raccolgono firme, dall’altro dimenticano che governano Regione Lombardia e hanno responsabilità dirette sulle scelte sanitarie. Non si può stare contemporaneamente al governo e all’opposizione di se stessi.
Questa vicenda è anche il risultato di scelte strutturali sbagliate, è l’ennesima conseguenza della progressiva privatizzazione della sanità territoriale. Il privato convenzionato risponde meno alle istituzioni e ai cittadini, e questo produce nel tempo uno svuotamento dei servizi pubblici, soprattutto nelle aree più periferiche. È un modello che indebolisce il diritto alla salute e aumenta le disuguaglianze.
Serve un cambio di rotta: più investimenti nel pubblico, nei servizi di prossimità e nel personale. Le donne e le famiglie del territorio non possono essere lasciate sole né costrette a spostarsi sempre più lontano per servizi essenziali come la nascita». [Lucas Radice, segretario provinciale Sinistra Italiana – Avs Como]

