Dal palco de La via maestra Raffaela Bolini ha tracciato, nell’intervento iniziale a Piazza del popolo a Roma il 17 ottobre, un sintetico manifesto politico. Le sue parole pronunciate mentre in Italia la repressione della manifestazioni giovanili si sviluppava in diverse città sono ancora più importanti e dallo stesso palco l’intevento dell’Udu è sembrato collegarsi idealmente al discorso della vicepresidente dell’Arci. Il testo dell’intervento di Raffaella Bolini e il video dell’intervento dell’Udu.
«Eccoci!
Benvenuto al corteo che sta entrando nella piazza e la coda è ancora molto lontana.
Grazie, grazie a chi è arrivato da lontano. Grazie a Roma che, come sempre, ci accoglie. Grazie alla Cgil, alle associazioni grandi, a quelle piccole, ai coordinamenti, ai movimenti. Grazie alle alleanze e alle convergenze, grazie alle reti che ogni giorno ci tengono insieme per fare più forti le nostre lotte. E molte oggi sono qui e prenderanno la parola.
Grazie soprattutto alla nuova generazione, alle studentesse, agli studenti, ai ragazzi e alle ragazze che sono alla testa delle mobilitazioni in tutta Europa e in tutta Italia.
È il tempo loro, facciamogli spazio!
Siamo tanti e tante, di nuovo sulla via maestra, che è la nostra Costituzione.
Pace, diritti, welfare, casa, salute, giustizia climatica e sociale, democrazia non sono nostre utopie. Sono diritti costituzionali che chi governa ha il dovere di realizzare, non la facoltà di smantellare ogni giorno.
Stiamo vivendo, in tutto il mondo, un tempo nero. Ma noi non ci rassegniamo a un mondo e a un continente in mano ai reazionari, ai razzisti, agli oscurantisti, ai fascisti, al patriarcato, ai guerrafondai.
Noi non ci rassegniamo alla disuguaglianza che cresce insieme alla povertà, alla precarietà, alla disoccupazione, al lavoro povero, allo sfruttamento.
Non vogliamo miliardi sottratti ai diritti per alimentare il riarmo. Non vogliamo un’Europa che ci prepara alla guerra, mentre continua a sostenere un genocidio e condanna i migranti alla remigrazione come Trump.
Non vogliamo morire di collasso climatico, di siccità, di frane, di inondazioni.
Vogliamo una democrazia viva, in cui manifestare, protestare e dissentire siano diritti garantiti, non repressi.
Questa è la nostra via maestra. È la strada di chi non sta a capo chino, di chi non si arrende, di chi si organizza e lotta.
La vittoria, la grande vittoria al referendum, ci ha dimostrato che quando ci uniamo, con la giovane generazione in prima fila, possiamo cambiare le cose.
E allora andiamo avanti, perché il futuro non è scritto.
Esercitiamo insieme il potere collettivo che la Costituzione assegna al popolo.
Se seminiamo in ogni angolo d’Italia, in questo autunno caldo, lotte e speranza, il futuro può farlo la gente, il futuro possiamo farlo noi». [Raffaella Bolini, Arci]
[Video Beatriz Tramejo Perez, ecoinformazioni.] [Foto di copertina Clara Archibugi, Arci]

