«Mubarak e Ben Ali sono stati cacciati da una rivolta di massa. Il potere in Egitto e Tunisia è nelle mani degli eserciti, pronti a riportare indietro la situazione. Ma un nuovo soggetto politico è ormai sulla scena e, dopo le prime vittorie, non ha intenzione di tornare negli abissi della miseria e sotto regimi senza libertà. Il vento di rivolta si è propagato anche in altri paesi arabi e del Nord-Africa e minaccia la stabilità dell’equilibrio politico ed economico dell’intera area.
La rapina delle materie prime a basso costo (a partire dal petrolio) che ha favorito la speculazione occidentale (non certo i consumatori), diviene, ora, più difficile. La rapina finanziaria (con il pagamento degli interessi sui debiti esteri) delle grandi banche e istituzioni finanziarie occidentali viene anch’essa minacciata.
Per bloccare questo moto la “comunità internazionale” sta cercando di approfittare della confusa situazione in Libia per entrare con le armate in quel paese e inserire un cuneo nel Nord-Africa da cui impedire che il processo di cambiamento vada avanti.
-Non rendiamoci complici di questa nuova aggressione, simile a quelle portate alla ex-Yugoslavia, alla Somalia, all’Afghanistan e all’Iraq.
– Appoggiamo le rivolte dei popoli oppressi dalle dittature interne e dagli speculatori e affaristi occidentali.
I popoli arabi e del Nord-Africa stanno dicendo ai Marchionne, Tremonti, Sacconi, Berlusconi, Veltroni ecc. che si sbagliano quando ricattano i lavoratori minacciando di delocalizzare dove i lavoratori si piegano a tutte le loro richieste.
Assieme a loro potremo bloccare la deriva dei diritti e delle condizioni di vita e di lavoro e riconquistare la dignità dei lavoratori, giovani, donne, immigrati e di tutti coloro che sono stanchi delle devastazioni dei territori, della natura e della stessa vita umana».
