La riflessione è partita proprio dal nuovo romanzo, che vede protagonisti un nonno e un nipote nell’ultima estate del ventesimo secolo, il secolo delle guerre mondiali e dell’orrore assoluto. Un’estate che servirà al nipote Zeno per crescere staccando il cordone ombelicale dalla famiglia (a Colle Ferro lo StarTAC non prendeva, non come i ragazzi di oggi in perenne contatto con i genitori…) e al nonno Simone, ebreo nato il giorno della promulgazione delle leggi razziali in Italia, per imparare ad esistere dopo avere finto per una vita intera di non esserci.
Il libro è dedicato a Franco Debenedetti Teglio, “partigiano della memoria” che ha ispirato molti tratti del nonno e il contributo della letteratura nella conservazione e trasmissione della memoria lo ha spiegato proprio Fabio Geda: «Oltre a ricordare le Shoah vecchie bisogna imparare a riconoscere quelle nuove per impedire che si ripetano».
Il riferimento è per esempio alla scomparsa di più di ventimila migranti nel Mare Mediterraneo negli ultimi anni nella quasi totale indifferenza.
«Mi spaventa il pensiero che proprio in questo momento ci sia un ragazzo come voi che tenta di superare le montagne tra l’Iran e la Turchia e che poi cercherà di arrivare in Europa nascosto sotto il fondo di un camion» ha continuato lo scrittore offrendo lo spunto per tornate a parlare del suo precedente romanzo.
La storia di Enaiatollah Akbari, bambino nato nel posto sbagliato al momento sbagliato, in fuga dai talebani dopo l’uccisone del suo eroico maestro che si rifiutava di chiudere la scuola, ha molto colpito i ragazzi presenti che hanno chiesto informazioni puntuali sulla vicenda e sulla sua situazione attuale.
Una soluzione surreale, ma fortemente simbolica la offre Shukran, eroe dei fumetti creato da un Zeno Montelusa ormai adulto ispirato dalle mitiche azioni di Capitan America: nell’Europa trasformata nel 2050 in una fortezza blindata distrugge i Cie aiutando gli immigrati clandestini a fuggire. [Antonia Barone – ecoinformazioni]
