storia

Il magro becchime de La provincia fascista

Erano tempi di guerra, erano tempi di propaganda, erano tempi di giornalisti asserviti, spesso ignobilmente sottomessi, per mancanza di rigore morale e convenienza, alle direttive dei capi fascisti e nazisti. Era La provincia di Como tra il 1943 e il 1945. È la storia raccontata da Lo specchio rotto. Giornalismo, narrazioni e documenti durante la Repubblica sociale italiana e la Resistenza nel Comasco 1943-45  [Nodolibri editore con Isc Pier Amato Perretta, 500 pagg. 25 euro] di Rosaria Marchesi e Fabio Cani. Un volume importante che Giuseppe Battarino, autore della prefazione, ha detto  – presentandolo alla Pinacoteca di Como il 22 aprile  –  «metterò sicuramente tra i saggi di Storia della Resistenza ma potrebbe essere posto anche nello scaffale dei romanzi».

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Voci di donne nella guerra

Mercoledì 30 marzo alle ore 15.00 a Roma, nella Sala Caduti di Nassirya in piazza Madama 2, l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA) presenta il progetto Voci femminili nel buio della guerra nazifascista, realizzato da Maura Sala e Valter Merazzi.

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Eric Gobetti a Mariano Comense: per una memoria più vicina alla verità storica

Venerdì 18 febbraio nella Sala civica di Mariano Comense, in una serata organizzata dall’Anpi di Mariano e Cantù, lo storico Eric Gobetti ha presentato il suo ultimo libro dal titolo E allora le foibe?. L’autore nel corso della serata ha dialogato con lo storico Matteo Dominioni ragionando sulla politica della memoria, sui crimini del fascismo e sull’esodo giuliano-dalmata.

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18 febbraio/ Mariano Comense/ “E allora le foibe?”

Venerdì 18 febbraio alle 20,30, nella sala civica di Mariano Comense, si terrà la presentazione del libro E allora le foibe? con l’autore, lo storico Eric Gobetti. L’ingresso è consentito con Super green pass e mascherina FFP2.

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Una città smemorata: la Ticosa

Il 27 gennaio 2007, esattamente quindici anni fa, ricorreva, come oggi, la Giornata della Memoria. La legge istitutiva, infatti, risale all’anno 2000. Ma il Comune di Como se ne dimenticò e preferì, piuttosto, festeggiare, con frizzi, lazzi, fuochi d’artificio e autorità, l’inizio dei lavori di demolizione di ciò che restava della Ticosa, ovvero della Tintoria Comense, che era stata la fabbrica più imponente della città, vero simbolo del lavoro industriale lariano.

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Calendario civile/ Due giorni di memoria

Con l’espressione “calendario civile” si intende la serie di date (ovvero di celebrazioni) che sottolineano il percorso della storia civile di questa (o di un’altra) nazione. Più in generale, però, seguire il “calendario civile” dovrebbe diventare un atteggiamento ampiamente diffuso grazie al quale, con l’aiuto di alcune date simboliche, si aumenta la consapevolezza della continua connessione tra la storia (non solo recente) e l’attualità.

In questi giorni, nel nostro territorio, abbiamo avuto qualche esempio “alto” di questa viva partecipazione alla storia, tanto più importante in un periodo come questo, in cui necessarie cautele sanitarie stanno spingendo a una (non così necessaria) atomizzazione delle relazioni sociali.

Si è cominciato venerdì 21 gennaio a Cima di Porlezza, per commemorare la strage fascista di sei giovani e si è proseguito sabato 22 gennaio a Como, con il ricordo di Renzo Pigni indimenticabile compagno socialista scomparso tre anni fa e poi di altri due giovani partigiani assassinati dai militi fascisti nel 1945.

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Saverio Ferrari/ Violenza privata fascista

Lunedì 18 ottobre inizia a Como  il processo al Veneto fronte skinheads  fecero un’irruzione squadristica contro Como senza frontiere. Al presidio democratico dalle 9,30 in via C. Battisti lunedì 18 ottobre interverrà Saverio Ferrari, storico e fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre. Anticipiamo alcune sue considerazioni.

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16 e 17 ottobre/ Terezín a Como

Terezín 17/10 è un progetto che prende il nome dal ghetto nazista di Terezín dove furono deportati dal 1941 al 1944 migliaia di musicisti, artisti, poeti. Un ghetto che, paradossalmente, divenne una fabbrica d’arte dove si tennero centinaia di concerti, decine di opere liriche, spettacoli teatrali, di cabaret, mostre. Una produzione culturale ricca, originale, frutto delle migliaia di artisti boemi, moravi, moldavi, austriaci che la macchina nazista aveva concentrato in un unico luogo. A loro venne concessa una inusitata e surreale libertà di pensiero e di azione. Era però un meccanismo a tempo che conteneva una scadenza precisa. Quella del 17 ottobre del 1944 quando oltre un migliaio di artisti di Terezín vennero passati, tutti insieme, per le camere a gas di Birkenau.

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Genova 2001/ Da Indymedia

A Genova 2001 tutti erano gornalisti, fotografi, videoreporter. Si realizzò un grande social tentwork collettivo che insieme alle dirette di Radio Popolare ci permise di sopravvivere alle violenze delle polizie e all’orrore per la “macelleria messicana” dei diritti e delle persone che veniva compiuta violanto ogni legge da chi avrebbe dovuto essere feledle alla Costituzione. Il sito di Indimedya non c’è pIù, ma almeno parte dei materiali è possibile vederlo sulla Time machine di Indymedia.

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Genova 2021/ Fabrizio Baggi

Con la testimoninaza di Fabrizio Baggi, oggi segretario regionale del Prc, che a Genova nel 2001 decise da che pate del mondo stare, inziamo il percorso verso Genova 2021 tentando di raccontare a più voci cosa accadde e perché è essenziale oggi continuare le analisi, le lotte e la straordinaria convergenza di allora di forze poliche, movimenti, associazioni, persone da cui sono derivate molte delle positive esperienze che oggi sono attive per Un nuovo mondo possibile.

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