Nello spazio predisposto per i dibattiti, un video sulla rivolta nelle carceri Greche del 2007 è stato d’apertura all’appuntamento. La proiezione ripercorre gli eventi attraverso immagini, racconti e testimonianze. La gestione della ricchezza, la sorveglianza e tutti gli obblighi a cui siamo sottoposti giornalmente, fanno della nostra esistenza un carcere a vita; il filmato denuncia in particolar modo come le incarcerazioni siano fatte più in base alla classe sociale ed alla militanza politica che non sull’effettività del reato e mostra le rivolte di Malandrino ed altri istituti grechi placate con repressione violenta e con l’utilizzo dell’isolamento in celle punitive denominate di tipo F. Al termine del filmato ha preso la parola un rappresentante del collettivo che ha invitato i presenti alla riflessione sul controllo sociale che il regime carcerario attua e ha proseguito illustrando le attività che il gruppo svolge: «Organizziamo un presidio al mese di fronte al carcere Bassone, diffondiamo musica e facciamo inteventi al microfono in solidarietà ai detenuti». Proseguendo, sottolinea come alla casa circondariale di Como, carcere con capienza di 220 posti che oggi ospita 580 detenuti, si vive in condizioni pessime soprattutto dal punto di vista igenico-sanitario: «Da ieri non c’è nemmeno più acqua, non parlo di acqua calda, quella non c’è mai, manca proprio l’acqua corrente; l’unico modo che hanno i carcerati per farsi ascoltare e ribellarsi a questa ed altre situazioni simili è scioperare dalle mansioni che abitualmente svolgono e che supportano la gestione giornaliera dello stabile provocando il blocco del carcere». [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]
