Scrive in un comunicato stampa Villa Saporiti: «La presente pubblicazione, nell’ambito del progetto di ricerca e studio delle diverse tematiche del territorio, documenta in modo organico ed esaustivo, anche attraverso un notevole apparato fotografico e documentario, la storia della dimora rurale della campagna comasca e del contesto storico-sociale e ambientale di pertinenza. All’analisi delle diverse tipologie dei complessi rurali, dell’uso e delle trasformazioni degli spazi abitativi e del lavoro, si affianca infatti una precisa ricostruzione storica dei tempi e del vissuto quotidiano delle comunità contadine. L’attenzione del lettore viene cosìfocalizzata su questioni di grande interesse, spesso di vitale importanza: la situazione sanitaria, il problema dell’approvvigionamento idrico, la religiosità popolare e la ricerca di protezione dalle calamità naturali che potevano colpire i raccolti e vanificare il lavoro di un’intera stagione. Della casa contadina di pianura documenta in sostanza l’assetto strutturale, i caratteri specifici, l’impianto tipologico, nonché le implicazioni economiche, sociali e paesistiche del mondo rurale, di cui la dimora ha inevitabilmente costituito il caposaldo. La storia della dimora rurale rientra nei fenomeni di lunga durata e attraversa senza soluzione di continuità l’intera età moderna e parte di quella contemporanea; il variare nel tempo delle pratiche colturali, dei rapporti di produzione, dei contratti agrari ha determinato un lento ma persistente mutare dei caratteri dei corpi edilizi, la cui sedimentazione ha definito l’immagine degli insediamenti che oggi conosciamo. Soffocata da un continuo proliferare edilizio, oggi la casa contadina rischia la definitiva scomparsa. Il profondo mutamento del quadro economico, delle consuetudini sociali e delle tecniche agricole hanno completamente sottratto queste strutture edilizie alla loro funzione originaria. Nella provincia comasca risultano in qualche modo superstiti ormai soltanto le dimore più appartate, o quelle localizzate nelle rare aree risparmiate dall’espansione edilizia. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso i grandiosi scenari agricoli erano ancora capaci di restituire all’osservatore un senso di compiuto equilibrio. L’ininterrotto succedersi di campi coltivati, aree boschive e addensamenti rurali, contribuiva a delineare un quadro di massimo equilibrio, privo di apparenti fratture. Oggi questo equilibrio è saltato e sebbene l’incidenza dell’agricoltura nel Basso Comasco sia ancora rilevante e decisamente superiore all’area collinare, l’espansione edilizia cresciuta in ogni direzione comprime sempre più le aree agricole»
