Cerchiamo di fare un po’ d’ordine. Prima c’era il rosso, quello della libertà. Poi il verde, prima primavera, ambientalismo, poi rubato brutalmente da alcuni razzisti abitatori selvaggi della pianura padana. E c’era il giallo, quello dei sindacati padronali, della politica dei compromessi senza anima, né cuore. Alle elezioni il semaforo c’era ancora, certo con più colori, ma il rosso era pur sempre rosso e il giallo giallo. Lo scrutinio elettorale ci ha regalato la caporetto del verde padano, presente solo nelle aree periferiche di una parte del Nord, e la mancata rivincita del verde solare, sconfitto insieme ad altri rossi. Il rosso ne è uscito un po’ sbiadito, più forte del giallo, ma circondato da cinque stelle forse più rosse che gialle.
Poteva andare anche bene, ma è andata malissimo. Il semaforo si è rotto (o è stato rotto dal cataclisma di ricatti e interessi personali che ha sconvolto lo Stato), tutto il giallo e la maggior parte del rosso accesi insieme sono diventati un orribile colore marrone. E noi, tutte e tutti noi, ci siamo trovati appunto nella cacca. E qui l’ambiente è infetto, i batteri sono al potere e si riproducono. Con velocità pari solo alla loro voracità devastano anche alcune malcapitate brave persone, finite dove proprio non avrebbero dovuto trovarsi: al governo con i gialli. I patogeni vogliono attaccare direttamente la Costituzione e installare “nuovi” semafori con tre “colori”: grigio, grigio scuro, nero. Le mafie esultano, profumo di appalti.
A Como l’infezione non è ancora arrivata, ma sarebbe illusorio pensare che ci siano anticorpi sufficienti. Ovunque il trasformismo cromatico potrebbe portare alla rovina della democrazia. Anche nella nostra città, sempre più forte e insistente, la propaganda propone l’ideologia dominante del “non conta destra o sinistra”, conta la correttezza delle persone. Come dire che se uno è una brava persona anche se fa cose marroni diventano immediatamente giuste. Eppoi se uno è giallo malaffare o verde padano non è che forse vuole negare diritti, sopraffare i deboli? C’è da darsi da fare per difendere la Costituzione, mai così attaccata, a partire dalla libertà di informazione.
Noi ci siamo. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
