
«Gli atti testimoniano l’attività delle ditte, provenienti dai centri del commercio caseario della pianura lombarda e piemontese, dal Lecchese e anche di matrice locale, che alla fine del XIX secolo promossero la realizzazione di nuove casere addossate ai fianchi delle montagne per sfruttare le correnti di aria fredda che consentivano di mantenere temperatura e umidità quasi costanti tutto l’anno, ideali per stagionare formaggi quali lo stracchino di Gorgonzola. Le ditte che costruirono e gestirono casere in Valsassina si inserirono anche nell’ economia del territorio stabilendo contratti con i casari locali – viene spiegato –. Gli sviluppi industriali, che coincisero con il periodo 1880-1910, poterono contare su un capitale umano che si era formato in secoli di lavoro di alpeggio, transumanza e attività di produzione, stagionatura e commercializzazione dei formaggi».
«Nel 1915 all’inizio della guerra il fatturato medio annuo della vendita all’estero del solo formaggio gorgonzola era di 15 milioni di lire, tanto che la Camera di commercio di Lecco ne chiese una deroga al divieto di esportazione almeno per le Americhe ed i paesi alleati – si concluce –. Galbani, Invernizzi, Locatelli, Polenghi sono i nomi che si incontrano nelle carte d’archivio, nomi di dinastie imprenditoriali che fecero conoscere nel mondo una delle eccellenze alimentari italiane». [md, ecoinformazioni]

