
Atmosfera: platea nutrita, telecamere, un uomo solo che parla al microfono. E complice questo, complice il mio arrivo in medias res, in leggero ritardo, mi pongo dei dubbi. Sarà questo il magistrato di Mani pulite? Di quell’inchiesta fautrice del crollo della prima repubblica, l’evento epocale che ha marchiato gli anni in cui sono nato io e tanti miei amici? Si sta parlando di famiglia, con tanti riferimenti biblici. Forse ho sbagliato frazione.
Poi inizio a capire, perché più che gli strafalcioni linguistici di Di Pietro e i lanci di monetine, c’è un’altra immagine che prende corpo man mano che la matassa della discussione viene srotolata, ed è quella del giudice Falcone. Sono assolutamente nel posto giusto.
«La legge è uguale per tutti? Ma perché questo principio non si applica? Per mettere in pratica la costituzione non dovremmo avere un papà magistrato, ne va della nostra libertà…». E adesso chiaramente partirà una sventagliata sulla nostra classe politica e dirigenziale, penso. «Dico sempre ai ragazzi, cosa dite a vostra sorella quando tornate a casa e la trovate davanti alla televisione? Dammi il telecomando o ti spacco la faccia, vero? Ecco. La mafiosità è quella zona grigia che impedisce di applicare la costituzione, ciò che succede “in basso” legittima ciò che viene attuato “dall’alto”». Questo partire da assiomi condivisi e ribaltare la prospettiva è il gioco che coinvolge l’uditorio per tutta la serata. È una strategia retorica di chi sa parlare molto intelligente, che stimola l’attenzione e le criticità di chi la pensa in entrambi i modi. «Perché se i genitori adottano un modello educativo punizione/premio, dove si allena nel figlio la capacità di discernere? Vengono forgiati sudditi, o nella migliore delle ipotesi padroni; molto probabilmente si creano violenti». Il passo da mamma naturale a mamma società è breve. La fatica di prendere il problema mafia e gli attivismi da così lontano è ripagata da simili conclusioni. Tutto sommato anche la terminologia cristiana riacquista un suo valore originale, profondamente rivoluzionario, con frasi come “fratello carcerato”, o “non applicare occhio per occhio non significa che si smette di riconoscere il male, ma si focalizza l’attenzione nel liberarne le persone”. «Se il problema sicurezza è una bufala dei media, che occultano il tasso di omicidi, in costante calo da 15 anni, per vendere notizie, sicuramente la perdita di misura sulla violenza è dovuta a una percezione sbagliata della dignità umana. A volte permane solo un asettico senso del decoro». Che è la declinazione nauseabonda della parola “onore” da parte dei mafiosi. Che è ciò che rimane nelle critiche sulla stazione San Giovanni di qualche politicante.
Gli esercizi alla complessità causati dalle frasi di Gherardo Colombo, in una serata che ha toccato davvero tanti punti, hanno scaldato gli animi del dibattito finale. Hanno portato anche a scontri verbali, e qualcuno addirittura ha deciso di non voler più lasciarsi condurre su una simile strada, chiudendosi in un silenzio polemico o abbandonando prima del tempo la sala.
L’incontro si è concluso, ma tante distanze sono state colmate dall’oratore di eccezione. Per il resto, tocca a noi. [Stefano Zanella ecoinformazioni]
