Gherardo Colombo

Mani libere, mani coinvolte

colomboL’incontro a Lurago d’Erba il 15 settembre con l’ex magistrato di Mani pulite Gherardo Colombo, sostenitore dell’importanza cruciale della pedagogia dell’antimafia. La serata, dal titolo La lotta per la legalità, tra repressione ed educazione, ha aperto la  seconda serie di incontri di 4 colpi alla ‘ndrangheta organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi con il patrocinio dei comune di Arosio, cargo e Inverigo . La risposta della cittadinanza è  stata come al solito per il questo ciclo notevole.
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15 settembre/ Gherardo Colombo a Lurago d’Erba

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L’ex magistrato di Mani pulite, Gherardo Colombo, sarà a Lurago d’Erba il prossimo 15 settembre alle 21 al salone dell’oratorio di via Manzoni, in qualità di protagonista unico dell’incontro La lotta per la legalità, tra repressione ed educazione. Il titolo riprende quella che è la filosofia di Colombo, da quando nel 2007 ha lasciato la magistratura, ovvero: la repressione da sola non è sufficiente per sconfiggere un fenomeno criminoso come quello della corruzione, occorre invece educare la società e la classe politica alla cultura della legalità.
L’incontro con Gherardo Colombo, farà da prologo alla seconda edizione della rassegna 4 colpi alla ‘ndrangheta. L’incontro è organizzato con il patrocinio di comune di Arosio, comune di Carugo, comune di Inverigo e Circolo ambiente Ilaria Alpi. Ingresso libero.

7 aprile/ Colombo e Girelli/ Incontro antimafia all’istituto Da Vinci-Ripamonti

gherardocolombo ripamontiGiovedì 7 aprile alle 18.30 all’aula magna dell’istituto Da Vinci-Ripamonti in via Belvedere 18 a Como, Gherardo Colombo presenterà il libro Lettera a un figlio su mani pulite [2015, ed. Garzanti, 94 p., 10 euro] e spiegherà a studenti, docenti e genitori cos’è stato Mani Pulite e che eredità a lasciato alla società attuale. Oltre all’ex-magistrato, interverrà anche Gianantonio Girelli presidente della commissione speciale antimafia della Regione Lombardia.

La P2/ Intrecci di potere da ricordare

gerardocolomboPartecipazione sentita all’incontro dell’8 aprile in Biblioteca di Como con Gherardo Colombo e Anna Vinci La P2 nella storia della Repubblica. Cosa è cambiato a 30 anni dalla Commissione d’inchiesta parlamentare. L’iniziativa è stata organizzata dall’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, dall’Università popolare Auser e dall’associazione Memoriacondivisa con il patrocinio del Comune di Como.

La parola è stata subito data a Gherardo Colombo, ex magistrato milanese noto per aver condotto importanti inchieste tra cui la scoperta della Loggia massonica P2, che ha ricostruito in maniera puntuale i fatti accaduti a partire dal marzo 1980 con l’uccisione di Guido Galli, magistrato di cui era collega all’Ufficio Istruzione di Milano e assassinato dal nucleo armato di estrema sinistra Prima Linea. Quest’omicidio, assieme a quelli di altri due magistrati a Salerno e a Roma, diede il via a una serie di richieste di trasferimento da parte di molti magistrati milanesi. In quel periodo Milano faceva davvero paura, già dalle dieci di sera non si vedeva in giro più nessuno e il timore di essere coinvolti in attentati era grande. Colombo fu uno dei pochi magistrati che rimase a Milano e per questo i vari processi su Sindona furono assegnati a lui, a Giuliano Turone e a Gianni Galati. Durante le indagini vennero scoperti i frequenti contatti tra Joseph Miceli Crimi, medico che aveva organizzato il viaggio clandestino di Sindona a Palermo, e Licio Gelli. Gli uomini della Guardia di Finanza di Milano vennero quindi inviati a perquisire i luoghi che quest’ultimo frequentava e, contro ogni aspettativa, i documenti rinvenuti si dimostrarono di eccezionale rilevanza. Erano state trovate le liste d’iscrizione alla loggia massonica Propaganda 2, di cui Gelli era maestro venerabile. I nomi presenti nelle liste sono tanti ( poco meno di mille) e spesso altisonanti: dodici generali dei Carabinieri, cinque generali della Guardia di Finanza, ventidue generali dell’Esercito, quattro generali dell’Aeronautica militare, otto ammiragli, direttori e funzionari dei vari servizi segreti (compresi i capi di Sismi e Sisde), quarantaquattro parlamentari, due ministri dell’allora governo, un segretario di partito, giornalisti (quasi tutto il Corriere della Sera), imprenditori (tra cui Silvio Berlusconi), banchieri, faccendieri e magistrati. La P2 si costituiva quindi come vero e proprio luogo di incontro tra gli ambienti e i poteri più disparati, in cui la politica sommersa prosperava su quella ufficiale e la loggia stessa fungeva da strumento di controllo e condizionamento. La paura di depistaggi e insabbiamenti era tanta, ma i magistrati decisero che le istituzioni dovevano essere informate della gravità della situazione. Il presidente del Consiglio Forlani li ricevette a Palazzo Chigi il 25 marzo e ad aprir loro la porta fu il prefetto Semprini, che risultava iscritto negli elenchi della P2. Le carte vennero poi rese pubbliche e il governo cadde, ma nel giro di poco meno di sei mesi la Procura di Roma sollevò il conflitto di competenza e tutti i documenti vennero trasferiti da Milano a Roma. Le indagini più rilevanti vennero subito archiviate.
Nel settembre del 1981 venne istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 e la presidente della Camera Nilde Iotti chiamò Tina Anselmi a presiederla. Di quanto il ruolo dell’Anselmi fu impegnativo e di come per lei fu difficile restare lucida e impassibile di fronte a tentativi di attentato e depistaggi, ce lo ha raccontato durante l’incontro Anna Vinci. La scrittrice romana ha avuto in consegna dalla ex parlamentare i fogli di appunti accumulati durante i lavori della Commissione proprio perché slegata da poteri forti e perché tutto quello che in essi era racchiuso non andasse perduto. Intrecci di potere, depistaggi, legami trasversali, ma anche ricatti e minacce sono racchiusi nel libro della Vinci La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi [Chiarelettere, 2011, 548 pagg, 16,60 euro].
Dal libro emerge come la Anselmi fosse una vera statista e da ex partigiana prendere atto di una tale mancanza di rispetto per le Istituzioni risultava inconcepibile e molto duro. Rimarca lei stessa in un’intervista del maggio 1984: «Questi tre anni sono stati l’esperienza più sconvolgente della mia vita. Solo frugando nei segreti della P2 ho scoperto come il potere, quello che viene delegato dal popolo, possa essere ridotto a un’apparenza. La P2 si è impadronita delle istituzioni, ha fatto un colpo di Stato strisciante. Per più di dieci anni i servizi segreti sono stati gestiti da un potere occulto». La Anselmi era sicuramente un personaggio scomodo e non corruttibile, e la memoria del suo operato è bene venga tenuta viva al fine di rappresentare un modello per le nuove generazioni.
L’incontro si è concluso con interventi del pubblico a sostegno dell’attività di Gherardo Colombo, che come magistrato in quegli anni ha rischiato la vita, ma non è mancato qualche attacco a politici attuali.  Un partecipante è infatti intervenuto definendo il Partito democratico e l’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi come  frutto delle scelte della P2. I relatori lo hanno invitato ad informarsi meglio e alla partecipazione attiva alla politica, ma soprattutto a non generalizzare perché come diceva la stessa Anselmi: «Per scegliere e decidere, bisogna conoscere». [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

8 aprile/ La P2 nella storia italiana

ISCCo-P2Gherardo Colombo e Anna Vinci saranno martedì 8 aprile 2014 alle 17.30 in Biblioteca a Como per ricostruire il ruolo della loggia P2 nella storia della Repubblica italiana. L’incontro – organizzato da Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”,Università Popolare Auser,Associazione Memoriacondivisa progetto “Memoria e Verità” con il patrocinio del Comune di Como, e coordinato da Patrizia Di Giuseppe – sarà l’occasione per approfondire che cosa è cambiato a 30 anni dalla commissione d’inchiesta parlamentare.

Gherardo Colombo è infatti uno dei magistrati scopritori, nell’ambito dell’inchiesta su Sindona, della famosa lista di iscritti alla loggia Propaganda 2, mentre la scrittrice Anna Vinci ha recentemente curato l’edizione dei diari di Tana Anselmi dedicati proprio alla commissione d’inchiesta parlamentare. I volumi pubblicati da entrambi saranno in vendita in occasione dell’incontro.

Marco Riva l’umanità tra scienza e poesia. Il ricordo di un innovatore comasco

Tre incontri per Marco Riva; Testimonianze sull’uomo di cultura, il poeta e il promotore politico alla Biblioteca comunale di Como, giovedì 15 novembre, uno spettacolo al Teatro nuovo di Rebbio, venerdì 17 novembre, un incontro, sempre a Rebbio, con Gherardo Colombo e Carlo Petrini, lunedì 26 novembre (altro…)

Il vizio della memoria

L’ex pm Gherardo Colombo in città incontra i giovani e parla delle resistenze italiche alla piena attuazione della Costituzione. I cittadini non devono cedere al lamento o delegare, ma partecipare alla vita politica in prima persona.

Martedì 9 marzo 2010, l’ex giudice Gherardo Colombo lo ha trascorso a Como. Nel corso della mattinata insieme a don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ha incontrato allo Spazio Gloria le scuole superiori della provincia, mentre nel pomeriggio, in biblioteca, c’era ad aspettarlo un pubblico più variegato per età. I due incontri lariani sono stati organizzati, nell’ambito del progetto Memoria e Verità 2008-2010, dall’Università Popolare Auser di Como, dall’Associazione Memoria condivisa Bari di Como e da Nodo Libri con la partecipazione di Istituto Storia contemporanea Perretta di Como, Associazione familiari delle vittime Strage di Bologna, Fondazione Carlo Perini Milano, Associazione Casa della Memoria di Brescia, Istituto Pugliese per la Storia dell’ Antifascismo dell’Italia Contemporanea.
L’incontro del pomeriggio, che è stato registrato e sarà a disposizione di chiunque lo desideri presso la mediateca della biblioteca comunale, ha avuto come tema Il vizio della memoria: l’eversione, lo Stato, la Giustizia: dove sono i cittadini?
Gherardo Colombo ha ricordato, interloquendo, quasi giocando con il pubblico, gli eventi del ventennio di sangue che va dal 1974, anno in cui entra in magistratura, al 1996, anno in cui viene pubblicato il suo libro Il vizio della Memoria (1996), saggio in cui ripercorre le proprie esperienze professionali, in modo particolare quella del ritrovamento dei documenti riguardanti la Loggia Massonica P2 a Castiglion Fibocchi, mentre con il collega Giovanni Turone sta indagando sul finto rapimento di Michele Sindona, mandante del tragico omicidio di Ambrosoli.
Il sangue degli italiani onesti ed innocenti, però, inizia a scorrere già cinque anni prima, il 12 dicembre del 1969, giorno della strage di Piazza Fontana. Quel giorno Gherardo Colombo si trova al Comando del Corpo d’Armata, poiché impegnato nel servizio militare. Lasciando il Corpo e dirigendosi con altri commilitoni verso la caserma di via Vincenzo Monti, lo raggiunge la notizia della strage. È l’inizio di una lunga stagione di stragi che terminerà con quella di Bologna del 2 agosto 1980: l’elenco è lunghissimo e non sempre si riesce a tenerne la completa contabilità: Peteano, 31 maggio 1972, tre morti; Milano, 19 maggio del 1973, quattro morti; Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974, 8 morti; Italicus 4 agosto del 1974, 12 morti.
Dopo il tempo delle stragi subentra il tempo del terrorismo rosso e nero, degli omicidi di personaggi scomodi e irreprensibili, come Ambrosoli ed è poi il momento delle stragi di mafia.
Perché la scia di sangue delle stragi e del terrorismo degli anni Settanta e Ottanta, la Loggia P2 ed i depistaggi? Secondo Colombo, tutto questo è avvenuto perché non si procedesse verso il compimento dei valori sanciti nella Costituzione italiana. Le resistenze sono state e sono tante.
Un esempio che riguarda le donne: sono dovuti trascorrere più di venti anni perché l’articolo 3, quello relativo all’uguaglianza fra i cittadini, fosse soddisfatto pienamente per quanto riguarda le relazioni tra i coniugi. Bisogna infatti aspettare la riforma del diritto di famiglia del 19 maggio del 1975 perché venga attuata l’uguaglianza tra marito e moglie. Ventisette sono invece gli anni che separano la Costituzione dalla riforma del Codice civile, mentre il Codice penale non è stato ancora completamente adeguato ai principi costituzionali.
Nella storia della Repubblica italiana sono sempre presenti, infatti, due tendenze: una che spinge verso la realizzazione dei principi della Costituzione, una che preme per il ritorno ad una sistema strutturato in senso gerarchico e immobile. Nel primo caso l’aspirazione è nella direzione di una società in cui la Costituzione sia pienamente realizzata nei fatti, dove i diritti e le pari opportunità siano per tutti e dove il potere venga delimitato e controbilanciato affinché non pregiudichi i diritti acquisiti. Nel secondo caso la spinta è verso una limitazione dei principi costituzionali per tornare ad una società immobile e autoritaria. Le stragi ed il terrorismo sono i sintomi che lo scontro tra queste due tendenze è degenerato, si è inabissato nel regno oscuro della paura per creare ostacoli e resistenze al fine di paralizzare la società e le coscienze.
Alle resistenze si aggiunge, spesso, l’incapacità da parte dei cittadini di sentirsi “Stato”, di essere responsabili, di non cedere al lamento, ma di impegnarsi e partecipare in prima persona alla vita della nostra nazione. Vi è una tendenza, tutta italica, ad affidarsi a qualcuno, a cedere potere alla rappresentanza, se non per aperto opportunismo per semplice comodità. È assente, di frequente, il senso di essere una collettività: l’individualismo, alla lunga, influenza, permea e imbriglia tutta la vita civile del paese.
Il vizio della memoria, in questo contesto di violenza ed indifferenza, è difficile da coltivare poiché è proprio l’opposto: è educazione, è sforzo di capire i fatti, gli eventi, è approfondire per voler comprendere. [Patrizia Di Giuseppe, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 2 marzo 2009

 

cernezziTutto come previsto al Consiglio comunale di lunedì 2 marzo, la mozione di sfiducia al sindaco Bruni non passa. Le opposizioni attaccano sulla mancanza di patrocinio dell’incontro con Gherardo Colombo.

Gherardo Colombo a Como

Nelle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 2 marzo Bruno saladino, Pd, ha attaccato la scelta di giunta di non concedere il patrocinio all’incontro per le scuole con Gherardo colombo di lunedì 9 marzo. Un appuntamento organizzato dall’Ufficio scolastico provinciale con l’Ipsia Ripamonti ed il sostegno della Amministrazione provinciale ed ospiti, oltre al dirigente scolastico provinciale e all’assessore provinciale all’istruzione, quali il prefetto, il questore, il comandante del Comando provinciale dei Carabinieri e il comandante del Comando provinciale della Guardia di finanza. «Su un convegno sulla legalità è un paradosso che il Comune parli di parzialità – ha affermato Saladino – è pesato il pregiudizio» per quello che il consigliere comunale ha poi definito «un pesante scivolone».

Legalità e rifiuti

Bruno Magatti, Paco, ha invece posto all’attenzione dell’assemblea il fatto che la delibera di indirizzo sui rifiuti è ancora ferma e sarà difficile rispettare i tempi e attivarla entro aprile.

Il consigliere della lista della rondine ha anche affrontato il tema della legalità e delle ronde seguendo la linea di un comunicato che Paco aveva divulgato poco prima: «a Como abbiamo già sperimentato il fallimento totale del primo “esperimento” di ronde, rappresentato dal tristemente famoso “nucleo”, naufragato dopo la quasi-uccisione di Rumesh».

Pedonalizzazione di via Milano alta

«Non è una faccenda solo per i commercianti… Ci sono anche i residenti» ha denunciato Roberta Marzorati, Per Como, a proposito della decisione di pedonalizzaizione dei via Milano alta, dove per la consigliera «si muore, ma di traffico», per cui ha prospettato la possibilità di una nuova raccolta firme.

Di tutt’altro tenore l’intervento di Giampiero Ajani, Lega, che ha affermato in modo stentoreo «il terrorista di Guantanamo a Como noi non lo vogliamo!» riferendosi alle notizie dell’ex prigioniero nel carcere americano in via di dismissione a Cuba che avrebbe intenzione di tornare nel capoluogo comasco. Mentre Stefano Rudilosso, Fi, ha lodato la professionalità delle Guardie ecologiche volontarie.

La mozione di sfiducia

Dopo l’appello è ricominciata la discussione sulla mozione di sfiducia al sindaco. Carlo Ghiri, Gruppo misto di maggioranza, ha ricordato criticamente l’operato dell’amministrazione, sottolineando la necessità dell’approvazione del Piano di governo del territorio: «Non si può andare avanti così, si sta stravolgendo Como sud e si rimandano la Ticosa e le aree ex Sant’Anna ed ex Trevitex». Ma nonostante ciò ha ribadito di avere fiducia nel sindaco e di appoggiarlo. Una posizione in parte simile a quella di Emanuele Lionetti, Lega, firmatario della mozione di sfiducia per permettere la discussione sulla situazione, che ha citato gli esempi del Politeama e del voto trasversale sulle mostre, ribadendo comunque la sua fiducia per Bruni.

Come prevedibile Mario Lucini, Pd, ha invece attaccato l’esecutivo cittadino e la sua amministrazione parlando della mancanza di trasparenza e della difficoltà di accesso agli atti. «Un clima diffuso di disagio e terrore negli uffici comunali» che per il consigliere democratico rasentano «un clima da maccartismo». Deficitaria anche la gestione della Ticosa, riproposta anche da Mario Molteni, Per Como, di cui non si sa ancora il destino e un ricordo per l’ex assessore Colombo, che da più parti nel corso della serata è stato ricordato con parole di apprezzamento.

Magatti si è scagliato contro «l’attitudine al comando» del sindaco e ha sottolineato la disillusione dei consiglieri di maggioranza esautorati delle loro prerogative di scelta dei destini della città che sono passate ad altre mani lasciando loro la mera potestà della ratifica. Donato Supino, Prc, si è accalorato denunciando l’incoerenza dei consiglieri comunali di Forza Italia che avendo votato per la mostra a 400 mila euro, dopo le molte estenuanti sedute, divenuti assessori, hanno abbassato tale cifra a 270 mila.

«Il Consiglio aveva deciso una spesa fino a 400 mila euro la Giunta ha scelto di deliberarne 270 mila non vedo il problema» ha risposto il sindaco Bruni che è intervenuto per difendere il proprio operato ed ha definito come strumentali le lodi fatte all’ex assessore Colombo. «L’occhio si deve fissare sull’obiettivo [la ripresa dell’attività amministrativa], non sul dettaglio» ha precisato attaccando poi le minoranze «forse voi avete una rappresentazione della realtà che non corrisponde al vero o che almeno in parte non corrisponde al vero».

Un dibattito proseguito con un copione prevedibile sino alla mezzanotte quando è stato deciso di continuare i lavori ad oltranza, sino al voto finale.

Al voto, svoltosi per appello nominale e dichiarazione palese di ogni singolo consigliere, solo i consiglieri delle minoranze hanno votato la sfiducia, mentre la maggioranza compatta ha sostenuto Bruni, solo Luigi Bottone, Udc, uno dei firmatari della mozione, ma anche lui per poter permetterne la discussione, si è astenuto. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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