
Nel giorno dello sgombero definitivo della stazione San Giovanni, che ora si presenta come il pratone vuoto che tutti, comaschi e non, conoscevano prima dell’emergenza di quest’estate, Viale ha presentato il ruolo che il flusso dei migranti ricopre e potrebbe ricoprire nel tessuto socio-economico europeo e ha presentato alcuni panorami possibili che l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare nel prossimo futuro. Importante secondo l’autore è la distinzione tra migrante e profugo, laddove il primo è mosso da una volontà di miglioramento della propria condizione ed è dunque considerato rifugiato economico, il secondo è invece spinto alla fuga dal proprio paese per via di guerre o persecuzioni che il suo popolo si trova ad affrontare, ed è dunque rifugiato politico.
Fino al 2008 l’Europa accoglieva un milione e mezzo di migranti l’anno, collocandoli più o meno dignitosamente all’interno dei meccanismi economici dei Paesi accoglienti. Dal 2008 in poi, però, le politiche di austerità hanno portato gli europei a guardare con diffidenza i nuovi arrivati che, non potendo essere più inseriti in contesti lavorativi che non offrivano più lavoro nemmeno agli europei stessi, hanno iniziato ad essere semplicemente parcheggiati in centri o edifici vuoti e mantenuti dagli stati che li avevano ricevuti. Questa situazione, con innumerevoli posti persi dagli europei e con il numero di migranti sempre in aumento, ha portato a una situazione di blocco economico e malcontento sociale.
Secondo Viale, la chiave per sbloccare questa situazione di stallo è offerta da un’analisi ulteriore rispetto alle cause delle migrazioni. Le crisi belliche e sociali che flagellano i Paesi di provenienza dei migranti, dice l’autore, sono spesso originate da un disastro ambientale che rompe gli equilibri e rende più difficoltosa la sopravvivenza delle popolazioni nelle zone colpite. Dunque, è l’ambiente il fattore primo che scatena tutto il processo. Controllandolo, si può far sì che le situazioni nei vari paesi si ristabiliscano, e i flussi migratori possano tornare a livelli sostenibili. Bisogna dunque rendere più sostenibile l’attività economica, passando in campo agricolo dalle coltivazioni chimiche al bio, e in campo energetico dai combustibili fossili al rinnovabile.
Inoltre, questo cambiamento porterebbe anche a una maggiore necessità di forza lavoro in ogni settore, cosa che consentirebbe ai disoccupati europei e ai migranti di ritrovare una fonte di reddito. I migranti giunti in Europa, secondo l’autore del libro, dovrebbero essere fatti sedere a un tavolo internazionale di confronto sulle situazioni dei Paesi di provenienza, in modo che l’Europa possa intervenire specificatamente affrontando le situazioni nello specifico e consentendo una ripresa interna fino all’autonomia delle popolazioni locali.
Come anche gli interventi del pubblico hanno sottolineato, però, il quadro attuale europeo, con Dublino III che blinda i migranti nei paesi di arrivo (Italia e Grecia) e le politiche di quasi tutta Europa che tendono in maniera progressiva sempre più a destra, appare impossibile trovare l’unanimità su una questione tanto delicata. Si rischia, anzi, una disgregazione della stessa Unione Europea, che porterebbe i paesi più estremisti ad adottare vere e proprie manovre di persecuzione etnico-religiosa.
Ricostruire l’Europa, dice Viale, è un processo difficile e lungo, e farlo a fianco dei migranti nell’attuale situazione sociale appare quantomeno utopistico.
Il messaggio conclusivo che lancia è però chiaro e molto inquietante: è intollerabile permettere la diffusione di sistemi razzisti che assumono sempre di più, tra hotspot che smistano senza criteri distinguibili e misure di respingimento sempre più dure, i connotati di misure naziste che non sfociano in qualcosa di molto più grave di quanto già non siano solo per l’impossibilità di tenere nascosti all’opinione pubblica il “problema” e i metodi di risoluzione dello stesso. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]
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