
Gli otto anni di Obama non sono serviti a consolidare l’elettorato democratico da un lato, né a ripetere il miracolo di una partecipazione massiccia dei giovani e della popolazione ispanica e afroasiatica dall’altro. Malgrado gli sforzi dell’ormai ex presidente, costellati anche da evidenti errori in politica estera e sul versante interno, la società americana si presenta più divisa di prima. Le disuguaglianze sociali sono cresciute e così l’opposizione, spesso diventata rancore, contro le elite finanziarie e i loro difensori politici, tra cui Hillary è stata annoverata.
Questa è stata la molla del voto che ha trovato sbocco solo a destra e ha reso reale ciò che in molti si affannavano a definire imprevedibile. Il successo di Bernie Sanders nella fase delle primarie aveva bene indicato quali erano i temi che mobilitavano la popolazione americana. Ma la sua lezione non è stata raccolta dall’establishment democratico, né, in queste condizioni, poteva bastare il suo impegno a favore della Clinton in campagna elettorale, che non tutti i suoi sostenitori hanno condiviso.
Così negli Usa ha vinto la peggiore destra.
Il plauso a Trump di Martine Le Pen e di Nick Farage chiarisce quello che ci aspetta in Europa, dove continuerà la logica dell’accentramento dei poteri sulla governance europea e sui governi nazionali che porta alla drastica limitazione della democrazia.
Trump cercherà di mettere in pratica le sue idee contro i migranti e accentuerà tutti gli elementi di imbarbarimento della vita civile, proponendosi come un modello mondiale. Il referendum in Nebraska – dove Trump ha ottenuto un’ampia maggioranza – che in queste ore ripristina la pena di morte è un elemento emblematico in questo quadro.
Più che mai avremmo bisogno di un’Europa e di un’Italia capaci di rispondere al vento di una nuova barbarie che ci può travolgere sul piano delle politiche di pace nel Mediterraneo e nel mondo, dell’accoglimento e dell’integrazione dei migranti, della difesa dell’ambiente naturale, dell’elevamento della cultura e della convivenza civile.
Noi continueremo a batterci perché la crisi e le insicurezze trovino risposta con robuste politiche sociali in grado di contrastare le disuguaglianze che austerità e liberismo sfrenato hanno generato in questi decenni, con la consapevolezza più forte di prima che il sonno della ragione genera mostri. [Francesca Chiavacci, presidente Arci nazionale]
