
E, beninteso, non si tratta di una semplice questione di solidarietà, ma anche -e forse soprattutto- di schierarsi con chi oggi nella martoriata area mediorientale rappresenta la più significativa opzione politica che rifiuta sia i settarismi religiosi ed etnici che la riproposizione di regimi dittatoriali, per investire invece sull’autogoverno democratico e sulla convivenza pacifica. E non solo a parole, ma anzitutto con i fatti, come dimostra l’amministrazione dei territori strappati all’oscurantismo sanguinario dell’Isis.
Il futuro immediato del popolo curdo si prospetta difficile, anche considerando lo scenario internazionale. L’accordo Erdogan-Putin ha consegnato al regime turco nuovi spazi di manovra nell’aggressione militare al Rojava e l’avvento della presidenza Trump negli Stati Uniti rischia di giocare anch’esso contro i curdi, considerato che le prime mosse nell’area mediorientale dell’amministrazione USA indicherebbero una visione da superfalchi repubblicani, tutta schiacciata sugli interessi dei governi di Israele e Arabia Saudita. In altre parole, manca solo il recupero della piena sintonia con il regime turco.
Il popolo e il movimento curdo hanno bisogno della nostra solidarietà e del nostro sostegno. E ne hanno bisogno ora. Per questo è importante schierarsi, pubblicamente e apertamente, e partecipare e fare partecipare al corteo nazionale dell’11 febbraio. [Luciano Muhlbhauer]
Leggi l’Appello per la manifestazione con tutte le adesioni.
Prima del corteo sarà possibile visitare la mostra Bakur allestita al circolo Arci Bellezza. Alle 11di sabato 11 febbraio inaugurazione in compagnia dell’autrice Grazia Bucca. Aperitivo curdo…e poi tutti alla manifestazione

