Si è svolto il 5 novembre 2024 allo Spazio Volta di Lurate Caccivio l’ultimo incontro del ciclo Diritto alla salute organizzato dall’associazione InTERRAgire APS, dove si è parlato del problema della solitudine, soprattutto per quanto riguarda la terza età, i caregiver e le patologie oncologiche e neurodegenerative.
La Biblioteca di Lurate Caccivio, come per gli altri appuntamenti del ciclo, ha visto una grande partecipazione alla serata, complici anche i curriculum dei relatori, a partire dalla moderatrice, la Dott.ssa Laura Giachetti.
La sindaca Serena Arrighi che ha introdotto la serata parlando del successo della serie di iniziative, augurandosi che dalla fine del ciclo si possano avere anche degli spunti di riflessione per l’Amministrazione Comunale di Lurate.
Il primo intervento è stato quello della Dott.ssa Carmelina di Lella che ha introdotto la serata parlando appunto della sua esperienza con le fragilità legate alle pazienti e ai pazienti che ha incontrato nella sua carriera.
Soffermandosi sui problemi della comunicazione fra pazienti, parenti e medici, la dottoressa ha portato anche una testimonianza di una sua paziente ricoverata in una RSA e del disagio che provano spesso molti anziani che si sentono, di fatto, abbandonati.
In mezzo a molte riflessioni ci sono stati anche spunti positivi, come il day hospital per la terza età e altre innovazioni che nonostante la drammatica crisi della sanità pubblica hanno rappresentato per medici e infermieri opportunità di ritrovare una «umanizzazione delle cure».
La palla è poi passata alla Dott.ssa Paola Peverelli che ha portato la testimonianza degli studenti del suo corso per operatori sanitari: le loro speranze e le loro angosce, specialmente nelle donne migranti dell’est Europa che spesso si trovano loro malgrado costrette in ruoli di badanti o donne delle pulizie, vittime del razzismo istituzionale e sociale. Alcune storie, però, a lieto fine: riscatto sociale e personale non sono mancati nell’intervento, segno che combattere la precarietà e gli stereotipi è ancora possibile.
L’intervento dello psicologo del lavoro Dott. Andrea Cirincione è stato supportato da quadri che raffiguravano a vario modo il concetto di solitudine, attraverso i quali il dottore ci ha raccontato tipologie di solitudini che non riguardano solo la terza età ma anche i rapporti interpersonali fra adolescenti, adulti e persino bambini. Terminato con una decisa presa di posizione contro la frammentazione della sanità pubblica, si è auspicato che si possa ricominciare a unire quel tessuto sociale a cui il covid ha dato una forte spallata negli scorsi anni.
Infine, l’intervento del Dott. Marco Sassi è stato più di carattere divulgativo e scientifico, raccontando i dati della crisi economica e sociale acuiti poi dalla pandemia di covid e cercando di tracciare un segno più razionale nella casistica di possibili risposte a un problema che riguarda sempre più gli anziani soli e senza partenti.
La serata è anche stata accompagnata da letture di poesie di Lorenza Aguadra e da un ensemble che ha suonato alcuni brani di Franco Battiato. Il tutto ha arricchito una già di per sé interessante riflessione, cui è poi seguito un dibattito con testimonianze di persone che si sentono lasciate sole dalla società e sui possibili modi per ritornare a una “società della cura”.
Quello su cui si è concordato è che spesso le amministrazioni comunali vengono lasciate sole a risolvere problemi di cui si dovrebbero occupare i governi regionali, mentre continua il progressivo smantellamento del sistema dei medici di base in favore delle ospedalizzazioni continue che spingono poi le persone verso i privati.
Detto da chi lavora nell’ambito, con tanto di uno sfogo sul finale da parte di una delle presenti che si sentiva chiamare “eroica” durante il covid mentre nella vita di tutti i giorni si trova davanti pazienti «stanchi e arrabbiati», fa ancora più impressione vedere la china discendente e apparentemente inarrestabile che sta portando tutte e tutti a rimanere più sole e soli.
Il Terzo Settore e quelle poche amministrazioni comunali illuminate là fuori possono ancora provare a risolvere la situazione, ma è indubbio che serve un radicale cambiamento anche politico nei confronti delle fragilità, per rimettere al centro la prevenzione e non foraggiare le cliniche private di pazienti sofferenti che non possono aspettare mesi per una visita specialistica. [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

