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Pressenza/ People’s Peace Summit di Gerusalemme, 8 e 9 maggio

Fra un mese avrà luogo a Gerusalemme un evento dal titolo brevissimo e impellente, It’s now, come la domanda di pace che lo motiva. Nelle intenzioni degli organizzatori sarà infatti la più grande convention di pace mai tentata prima d’ora in Medio Oriente. E siccome pensiamo che sarà un evento importante inauguriamo con questa prima intervista a Maoz Inon (tra i principali organizzatori) una carrellata di servizi sul “dietro le quinte” di questa straordinaria iniziativa che ha già aggregato una sessantina di organizzazioni israelo-palestinesi, diverse per storie, strategie, cultura politica, ma tutte fortemente orientate alla pace.

50 anni quest’anno, un passato giovanile sui sentieri più impegnativi del mondo, dal Machu Pichu, ai Monti Appalachi, al Nepal, Maoz Inon era già discretamente famoso in Israele prima del 7 ottobre, come imprenditore di successo nell’ambito del turismo convenzionalmente definito ‘religioso’ e che lui aveva ribattezzato come “turismo di pace”: l’opportunità di attraversare territori da sempre contestati. Iniziata nel 2005 con una prima bellissima struttura a Nazareth, la sua offerta si era ampliata in vero e proprio network di ostelli nel nome di Abramo, che le tre religioni monoteiste hanno in comune.

Fino a quella mattina del 7 ottobre, quando l’impossibilità di raggiungere per telefono i genitori che vivevano in un Kibbutz a poca distanza dal muro di Gaza, gli aveva fatto temere il peggio – e la conferma gli arrivò poche ore dopo, con il ritrovamento dei loro corpi carbonizzati dentro la casa che i militanti di Hamas avevano colpito con un razzo la mattina. […] [Daniela Bezzi] [Leggi il seguito su Pressenza l’Agenzia stampa internazionale di cui ecoinformazioni è partner]

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