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No all’assurdo progetto del Monte San Primo!

Siamo in tempi di guerra, di disuguaglianze devastanti, di genocidio del popolo palestinese e siamo anche nel tempo della lotta di tutto il variegato arcobaleno che immagina un nuovo mondo possibile per 5 sì ai referenduma. D’altra parte nella storia dei movimenti ambientalisti le tappe fondamentali e le poche vittorie sono state determinate proprio da esiti positivi di referendum non sempre rispettati ma comunque fondamentali. In questo contesto le meritorie azioni per la salvezza di singole aree possono sembrare marginali, ma non lo sono se si compongono tra loro grazie al lavoro delle grandi associazioni e delle forze politiche capaci di rappresentrane il valore nazionalemnte e nei contesti europei e globali.

L’intuizione ormai antica del “Pensare globalmente e agire localmente” è infatti alla base anche di molti movimenti ed è per questo che essi riescono a scampare al rischio di un pericoloso localismo egoistico. Nel caso del Salviamo il Monte san Primo il valore e la storia delle principali associazioni, prima inter pares il Circolo ambiente Ilaria alpi, è garanzia che lottare contro le follie delle piste senza neve per camuffare la mercificazione della natura è anche lottare contro le mafie, contro la guerra, contro le disuguaglianze e per fermare il genocidio del popolo palestinese. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Nel seguito il resoconto del positivo incontro del 23 maggio.

«Molto interesse all’ incontro pubblico dal titolo “Quale futuro per il Monte San Primo?” , tenutosi lo scorso venerdì 23 maggio presso la sala conferenze del Museo del ciclismo del Ghisallo di Magreglio .

L’evento, promosso e organizzato dal Coordinamento  Salviamo il Monte San Primo  , aveva lo scopo di promuovere il dibattito sulla realizzazione di nuovi impianti sciistici e di innevamento artificiale al San Primo e di incoraggiare l’apertura di un tavolo di confronto con le Istituzioni interessate, che è stato più volte sollecitato dal Coordinamento e che, finora, non ha avuto alcun riscontro.

Moderata dalla giornalista de Linkiesta Emma Besseghini , la serata ha visto i portavoce del Coordinamento presentare al pubblico gli ultimi aggiornamenti del progetto “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell’outdoor” , finanziato con oltre 5 milioni di euro di soldi pubblici, ed illustrare le contro-proposte elaborate dal sodalizio.

Sono intervenuti a nome del Coordinamento:

Roberto Fumagalli (Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”) ha presentato il ‘rinnovato’ progetto – approvato lo scorso gennaio dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio – che prevede la sistemazione di 3 piste da sci con innevamento artificiale, 3 tapis roulant, un laghetto artificiale; tutte opere che avranno un forte impatto ambientale, incluso quello conseguente alla costruzione di nuovi parcheggi che determinerà il consumo di suolo e il taglio di un bosco di pregio .

Nunzia Rondanini (architetto e membro attivo del Coordinamento) ha illustrato le contro-proposte elaborate dal sodalizio, tra cui: interventi di manutenzione dei boschi, dei pascoli e dei sentieri esistenti; indicazioni in materia di sviluppo economico e mobilità sostenibile. 

Massimo Lozzi (CAI Como) ha presentato una precisa analisi – utilizzando alcuni dati della vicina Svizzera – relativa all’andamento del clima e delle temperature negli ultimi decenni, dati che dimostrano l’assurdità di realizzare impianti sciistici a quota inferiori ai 2 mila metri di altitudine.

Roberto Cerati (Gruppo Naturalistico della Brianza) ha contestualizzato il concetto relativo all’andamento delle temperature nell’area del San Primo, sottolineando che il progetto è proprio carente di dati puntuali, visto che la stazione meteo – di proprietà della stessa Comunità Montana e ubicata presso l’Alpe Borgo -, è ferma da alcuni anni!

E’ infine intervenuto Danilo Donadoni (CAI-Tam Bergamo), a nome del C omitato civico contrario al dissennato progetto del comprensorio sciistico “Colere-Lizzola”, un anacronistico piano di collegamento dei due comprensori, che mette in grave rischio la Val Sedornia e la Val Conchetta: due aree selvagge e non ancora antropizzate delle Orobie bergamasche.

Non sono poi mancati gli interventi da parte del pubblico, tesi a sottolineare l’assurdità del progetto e il fatto che il territorio del Monte San Primo avrebbe sicuramente bisogno di altri interventi, a salvaguardia della naturalità dei luoghi.

Una serata ricca di contenuti e di coinvolgimento, dunque, che ha lasciato il segno e che conferma l’importanza di continuare a portare avanti la vertenza contro il dissennato progetto del San Primo . Che non è soltanto un’iniziativa a difesa della montagna lariana, bensì rappresenta un’azione civica e politica (nel senso più alto del termine), che è emblematica per tutte le nostre montagne, sottoposte a progetti illogici e impattanti, siano essi turistici o meno». [Coordinamento Salviamo il Monte San Primo]

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito web del Coordinamento alla pagina https://bellagiosanprimo.com/ 

info@bellagiosanprimo.com

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