Site icon [Arci – Giornalismo partecipato]

L’Olimpiade che ci piace

Il pubblico numeroso che ha riempito la Sala Bianca del Teatro Sociale la sera di mercoledì 25 febbraio, ha calorosamente applaudito l’esecuzione delle scene dall’Olimpiade di Vivaldi, apprezzando l’energia, l’emozione e la grande qualità dell’esecuzione sia vocale che strumentale.
Tra gli effetti positivi delle olimpiadi Milano-Cortina 2026 (pochi, a mio avviso, a fianco degli scempi compiuti a tutti i livelli), possiamo annoverare la ripresa dell’opera L’Olimpiade di Vivaldi che, per l’occasione, è stata rappresentata in alcune città italiane. Basata su un libretto di Metastasio del 1733, l’opera fu musicata da numerosi musicisti (sicuramente più di 50), più o meno noti; sicuramente quella composta da Vivaldi e andata in scena nel 1734 è ora una delle più note ed eseguite, anche se, dalla sua prima rappresentazione alla ripresa moderna, sono passati più di 200 anni.

La trama, intricata e improbabile come speso accade nelle opere, ha il suo momento centrale durante i giochi olimpici in Elide, in vista di Olimpia, che Clistene, re di Sicione, ha il compito di presiedere e per le quali mette in palio la figlia Aristea. E già questo fatto potrebbe rappresentare un’eredità inquietante per le attuali olimpiadi, senza poi entrare nel merito delle scorrettezze messe in campo a Olimpia dagli atleti per vincere.

A Como è stata presentata una selezione dall’allestimento fatto a Treviso e tutt’ora in cartellone. Per la realizzazione di quella produzione si sono unite numerosissime realtà e la collaborazione efficace ha portato alla selezione delle voci ad opera dell’Accademia Vivaldi della fondazione Cini di Venezia e alla costituzione di un’orchestra costituita dai migliori allievi del Conservatorio di Castelfranco Veneto, guidati dai Suonatori della Gioiosa Marca, ensemble noto e affermato nel campo dell’esecuzione di musica barocca.

A Como sono state proposte undici arie – introdotte dalla sinfonia strumentale d’apertura – e il coro finale. Erano presenti i soli Suonatori della Giosa Marca (quindi un organico ridottissimo, ma molto efficace) e le cinque bravissime soliste.

Per rendere comprensibile la trama è stata inserita una voce che ha raccontato la vicenda collegando le diverse esecuzioni. Forse la scelta delle arie, oltre che per la loro pregnanza musicale, è avvenuta anche per sottolineare l’aspetto di forza delle due protagoniste, pur in un ambiente a loro tanto ostile. Le vediamo infatti opporsi e rifiutare i matrimoni forzati a cui i padri vogliono costringerle, o stringere amicizia tra loro, anche se avrebbero potuto essere rivali e, infine, intervenire per modificare le scelte del re e salvare dalla morte e dall’esilio i due protagonisti.

Le scelte fatte hanno comunque emozionato e coinvolto il pubblico e hanno reso evidente come le collaborazioni possano dare risultati eccellenti. Anche la collaborazione tra Casa della Musica, Rotary Club e Accademia Pliniana che ha permesso di realizzare questa riduzione e portare a Como lo spettacolo.

La serata è stata anche l’occasione per annunciare il rilancio della Casa della Musica. Il progetto – nato più di dieci anni fa da un gruppo eterogeneo di persone accomunate dal desiderio di creare uno spazio (fisico e ideale) di progettualità per la cultura musicale a Como – pur sostenuto da energia e passione non era riuscito a trovare gli adeguati sostegni. Ora, come Bruno Dal Bon ha comunicato, si riaprono delle possibilità, anche riprendendo in considerazione gli spazi dell’ex circoscrizione di via Collegio dei Dottori, con l’annessa piazza Martinelli.

Speriamo che l’alta qualità e il successo della serata siano di buon auspicio. [Mariateresa Lietti, ecoinformazioni]

Exit mobile version