Il 29 maggio una parte del movimento sindacale italiano ha indetto uno sciopero generale. Gli Anticorpi militari dichiarano di scendere in campo con un’immagine priva di quella provocatoria ironia che aveva colpito in precedenti occasioni. L’invito all’adesione è illustrato con la tecnica pubblicitaria della fealsità tanto diffusa nella comunicazione politica che impropiamente riporta i loghi di Cgil, Cisl e Uil del tutto estranee allo siopero. Nell’immagine pubblicata in copertina su ecoinformazioni questa parte è stata rimossa. Nel seguito il testo dell’adesione.
“Il 29 maggio 2026 i reparti degli Anticorpi Militari si mobilitano e aderiscono allo sciopero generale
nazionale indetto dalle organizzazioni sindacali di base CUB, SGB, ADL Varese, SI Cobas e USI-CIT. Ventiquattro ore di astensione dal lavoro — o come la chiamano i nostri superiori: una giornata di riposo non autorizzata.
Relazione dal campo di battaglia:
Il quartier generale governativo continua a dirottare miliardi verso l’economia di guerra con la stessa precisione con cui taglia sanità, scuola, trasporti e welfare. La strategia è collaudata e, bisogna ammetterlo, efficace: impoverire il fronte interno per armare quello esterno. I nostri generali in parlamento la chiamano “difesa degli interessi nazionali”. Noi la chiamiamo lotta di classe.
Sul fronte salariale la situazione è quella di una trincea tenuta a forza da anni. Retribuzioni ferme, pensioni da sussistenza, precarietà strutturale come stile di vita imposto. Le rivendicazioni sono semplici: salario minimo di almeno 12 euro l’ora, aumenti reali, meccanismo automatico di adeguamento al costo della vita. Il comando risponde con il silenzio. Noi rispondiamo con lo sciopero.
Sul fronte palestinese, il genocidio prosegue documentato, evidente e materialmente sostenuto anche dall’Italia. La fornitura di armi a Israele e il mantenimento delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv e Washington rendono questo Stato complice di crimini che non ammettono zone grigie né comunicati di condanna scritti con l’acqua. Sostegno incondizionato alla Flotilla. Sanzioni subito.
Rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA. Sul fronte abitativo, il campo è presidiato da chi non può permettersi un affitto in una provincia dove i prezzi salgono e l’edilizia popolare scompare. Il recente Piano Casa (D.L. 66/2026) è stato salutato come svolta storica. Attendiamo di contare le case nei prossimi dieci anni. Nel frattempo il popolo si arrangia.
Sul fronte della repressione, il D.L. 23/2026 e i suoi predecessori del 2025 non ci sono nuovi — ci hanno già multato per aver distribuito volantini. Sono armi puntate sul dissenso, sulla protesta, su chi si organizza. La Commissione di Garanzia ha trasformato il diritto di sciopero in un percorso a ostacoli burocratici. Siamo per l’abrogazione della L. 146/90 e della L. 83/00.
Sul fronte delle morti sul lavoro, il bollettino quotidiano non si ferma. La Lombardia guida questa classifica che nessuno vorrebbe vincere. Ogni vittima è una sconfitta collettiva annunciata e ignorata.
Sul fronte industriale, il governo non ha una politica. Lo dicono i dati sulla cassa integrazione, le fabbriche svuotate, le transizioni affidate alla buona sorte. I lavoratori pagano il conto di scelte che non hanno fatto.
Ordine del giorno per il 29 maggio: sciopero.
Il Tribunale Marziale ha deliberato. Le controffensive non tarderanno ad arrivare”. [Anticorpi militari]

