Il servizio di Dario Onofrio, ecoinformazioni, nell’edizione delle 19,45 di Metroregione di Radio Popolare del 6 luglio. Tutto è iniziato con la promessa che le piscine pubbliche di Muggiò avrebbero riaperto in poco tempo dopo l’elezione del sindaco di Como Alessandro Rapinese: da quel momento, la città che ha sì il lago, ma non balneabile ovunque e spesso inaccessibile per via delle distanze e degli intasamenti da turismo, ha progressivamente perso l’accesso alla possibilità, per i comuni cittadini, di potersi permettere almeno una mezza giornata al fresco.
L’ultimo rubinetto chiuso riguarda la piscina di Casate, dove il prezzo del biglietto giornaliero è passato da 7 a 13 euro, come denunciato da Lucas Radice, segretario provinciale di Sinistra Italiana Como/Alleanza Verdi e Sinista.
Una “tariffa anti-maranza”, così ribattezzata, che va ovviamente a pesare sulle tasche di chi cerca un minimo di refrigerio, anche perché i dipendenti che gestiscono la piscina di Casate sono gli stessi che lavorano solitamente a quella al chiuso adiacente allo stadio Sinigaglia, che è quindi ufficialmente “in pausa estiva”.
Prima era stata chiusa la storica piscina di Via Del Dos, oltretutto unica struttura che consentiva il nuoto a chi soffre di gravi disabilità motorie, per la quale il comune di Como sembra muoversi fra difficoltà e annunci roboanti di ristrutturazione promessa in pochi mesi, a partire dallo stanziamento di 200mila euro fatto dalla giunta lo scorso dicembre.
Insomma: una situazione che, ironicamente, fa acqua da tutte le parti. Con la scusa della deriva securitaria che si respira anche in provincia – basti pensare all’ordinanza “anti-maranza” di Mandello del Lario – le persone non hanno più un luogo dove potersi rinfrescare a prezzi popolari, mettendo l’ennesimo chiodo sulla bara del welfare cittadino, andando a passi spediti verso la trasformazione di Como in un resort a cielo aperto per turisti. [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

