L’intervento del presidente nazionale dell’Arci Walter Massa nella sessione finale di Strati della cultura 2026 a Ferrara il 24 ottobre alla presentazione della rivista de Il manifesto La fine del mondo.
«La cosa più bella è che ho ripreso a leggere un fumetto, che era una cosa che facevo. E, parafrasando un titolo bellissimo di un libro di Luciana Castellina, La scoperta del mondo, a me fa scoprire il mio mondo, da cui tantissimi anni ero partito.
Vorrei dire una cosa prima di entrare nel merito, perché sennò sembra che stiamo vendendo delle pentole. E non stiamo vendendo delle pentole.
Perché ci sono dei tratti comuni tra il panel di prima e quello di adesso. C’è il tema di riappropriarsi di spazi, c’è il tema di riappropriarsi di modi di fare, di pensiero. E io credo che ci sia anche una responsabilità, anche di… non so come definirla, che in questi tempi poi sia fondamentale.
E l’idea di poterlo fare, appunto, riscoprendo il fumetto, riscoprendo quella voglia che io ricordo degli anni Novanta di andare a vedere quei gruppi che non conosceva nessuno e dove eravamo pochi, riscoprire delle storie, no?
Leggere I promessi sposi, cioè leggere, sì, leggere i Promessi sposi a fumetti credo abbia un tratto fortemente politico e fa il paio con quello che qualcuno mi ha sentito dire già qualche volta, con il tema della rivoluzione.
Non è un’operazione di resistenza, non è neanche un’operazione di resilienza. È proprio cambiare passo, è proprio rivoluzionare, diciamo così, il nostro modo di stare al mondo, tornando a fare quelle cose che facevamo prima. Perché non tutte le cose che si facevano nel passato sono sbagliate, no?
Peraltro, per tutti gli ultimi anni ci hanno raccontato che erano finite le ideologie. L’unica che è finita è la nostra, le altre sono andate avanti tutte.
Allora io credo che sia rivoluzionario questo, e lo dico senza particolare enfasi, ma con grande determinazione.
Ci occupiamo di cose, di spazi, di modi, di luoghi per rimanere umani, come avrebbe detto il saggio morto in Palestina. Ma ci occupiamo anche, diciamo così, di una forza, e lo facciamo con dei compagni di strada che abbiamo scelto perché, appunto, non è un matrimonio di interesse, a meno che l’interesse non sia quello di cambiare questo mondo.
E lo dico anche qui con grande determinazione: lo facciamo con il manifesto.
E vi invito a comprare il manifesto e a leggerlo soprattutto, perché noi abbiamo bisogno di non perdere quella curiosità per il mondo che ci circonda, che oggi forse solo il manifesto riesce a trasmetterci, e dove c’è anche tanto di noi, di quello che viviamo noi, di quello che percepiamo noi.
E lo facciamo con questa rivista, La fine del mondo, che peraltro è un titolo evocativo, che anche qui io mi sono permesso di guardare da un altro punto di vista.
La fine del mondo viene annunciata con un cataclisma. Magari la fine di questo mondo di merda, scusate se la dico così, sul quale [passaggio poco chiaro], la vedo in positivo. Ma magari arrivasse la fine del mondo! Ma magari arrivasse la fine di questo mondo in cui continuano a dirci che è così, zitti e buoni e non rompete le scatole.
Ecco, io penso che questo sia non un matrimonio di interesse, è un matrimonio rivoluzionario, a proposito di sposi. È rivoluzionario.
Noi ci riappropriamo di cose nostre che ci hanno fatto crescere.
E chi passa le giornate, a me capita con i miei nipoti e con i figli degli amici, sente parlare solo di manga. Mon mi parlano d’altro. Una mia carissima nipote di dodici anni che pensa di essere fidanzata con uno dei protagoisti di quelle storie. Comincio a essere preoccupato…
Stiamo anche facendo una cosa che non è vero che è vecchia. È una cosa molto contemporanea, è una cosa che parla il linguaggio che parlano i ragazzi, i ragazzini. Quelli che, appunto, come mia nipote che è del 2014, sono degli stessi anni di quelli che hanno arrestato a Milano, nati tra il 2005 e il 2011. E l’idea che mia nipote abbia lo stesso linguaggio mi metteva i brividi, perché e piccola. Ma poi devo dirvi, magari un po’ è bene da questo punto di vista.
Per fare questa operazione, quindi, sarebbe bello andare nei nostri circoli nostri, in tanti circoli e trovare il manifesto e La fine del mondo. Molto bello, perché peraltro sarebbe un gesto politico che noi diamo ai nostri soci: la fine del mondo forse è anche qualcosa per cui ci dobbiamo battere, lottare per la fine di questo mondo.
E soprattutto per non perdere quella curiosità per ciò che non conosciamo, per ciò che non vediamo, per ciò che non incontriamo, che ha a che fare con la musica, che ha a che fare col fumetto, ma ha anche a che fare con quello che accade dall’altra parte del mondo.
E che sempre meno ci raccontano. E quindi siamo costretti ad andare a Rafah di persona, ad andare a Cuba per tornare a raccontare noi quello che abbiamo visto, perché non ce lo racconta nessuno. Fare questa operazione per noi è mettere in campo qualcosa di più che la “vendita delle pentole” che pure u tempo facevano. Me le ricordo.
Credo che sia un passaggio politico fondamentale. Io vi invito a prendere in considerazione l’idea di far arrivare nei nostri circoli il manifesto, che arriva a un prezzo bassissimo e c’è dentro una rivista di fumetti.
Ma dove si trova una rivista di fumetti oggi? Dove? Pensiamoci: dove si trova un altro posto dove facciamo giorni a discutere delle cose che ho sentito a Strati? Dove troviamo un altro posto dove si può discutere ancora di politica, di quello che accade nel quartiere, nella città o nel mio paese?
Abbiamo una forza potenzialmente enorme. La stiamo mettendo in campo, ma io sono sicurissimo che noi possiamo fare molto di più e non possiamo farlo da soli. Questa è la mia grande consapevolezza che abbiamo, perché comunque siamo, in questo senso, un po’ vecchi: siamo affezionati al messaggio politico del fumetto, ma è sempre stato trattato come una cosa da giovani.
E io credo che questo sia il messaggio che dobbiamo dare oggi, lo dobbiamo dare soprattutto per quello che sta accadendo attorno a noi. Spero che nessuno abbia avuto la percezione di estraniarsi dal mondo, visto che oggi sarà una giornata importante, non solo per quello che accadrà a Milano, a Roma, a Bologna, a Torino.
Io dico anche per quello che sta accadendo, e una parte di noi è là, a Castel Volturno, di cui poi non parlerà nessuno domani, perché tutti parleranno di Roma e Milano.
A Castel Volturno accade una cosa straordinaria, a proposito di unione: dai vescovi alla Regione, ai centri sociali, alle parrocchie, all’Arci, sono tutti in piazza contro i Cpr. Una manfestazione che è un’altra cosa straordinaria, è un’altra cosa rivoluzionaria.
Ecco, non vorrei che nessuno di voi, in qualche modo, abbia avuto la percezione di estraniarsi da questo mondo che è nostro, che è pieno di contraddizioni, che è pieno di sfide e che noi affrontiamo anche grazie a compagni di strada de Il manifesto che ci accompagnano. Grazie. [Walter Massa, presidente nazionale Arci] [Trascrizone autonatica realizzata con ia, redazionata e NON rivista dall’autore]. [Foto di copertina Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]


