Strati della cultura/ Tre giorni per immaginare altri modi di fare cultura
Anche quest’anno si è conclusa l’edizione di Strati della cultura: abitare l’impossibile tenutasi a Ferrara. dal 22 al 24 ottobre. Quest’ ultima ha visto un programma ricco di discorsi e tavoli di lavoro incentrati sul proporre come rimettere al centro la cultura, su come i singoli circoli possano impegnarsi a fare questo e su come Arci possa essere d’esempio e di supporto.
Il programma, articolato in diversi circoli della città, ha affrontato questioni che riguardano direttamente il lavoro quotidiano della rete Arci: dalla sostenibilità degli spazi culturali indipendenti al rapporto con le istituzioni, dal protagonismo delle nuove generazioni all’impatto delle piattaforme digitali, fino al ruolo della cultura nella costruzione di comunità e nella difesa dei territori.

La prima giornata si è aperta con il confronto abitare l’impossibile, che ha portato al centro le difficoltà degli spazi indipendenti, attraverso le esperienze dell’Angelo Mai di Roma e dell’Officina Meca di Ferrara, entrambi temporaneamente chiusi. A seguire, il dibattito sul sostegno istituzionale ai live club ha approfondito le condizioni necessarie per garantire continuità agli spazi dedicati alla musica dal vivo, spesso costretti a confrontarsi con ostacoli economici e burocratici. La giornata ha trovato spazio anche per la cooperazione culturale internazionale, con esperienze di comunità e aggregazione civica.

Venerdì 23 ottobre, la riflessione si è intrecciata con la memoria e con le prospettive future. La storia di Nuova Scena, il circuito teatrale nato nel 1968 dall’incontro tra Dario Fo, Franca Rame e Arci, ha offerto l’occasione per ripercorrere un’esperienza in cui la produzione culturale si è legata alla partecipazione e all’impegno politico. Si è discusso inoltre dei rischi, delle questioni etiche e delle prospettive dell’intelligenza artificiale, con il lancio del progetto SfideAI – Programmare l’impossibile. Nel pomeriggio, i tavoli di lavoro dedicati all’Arci del futuro hanno permesso di confrontarsi su strumenti digitali, partecipazione giovanile, pratiche teatrali e performative e sul rapporto tra cinema, comunità e spazio pubblico.

La giornata conclusiva ha riportato l’attenzione sulle trasformazioni urbane e sulle condizioni in cui la cultura può continuare a essere accessibile e indipendente. L’incontro l’inganno della città attrattiva. abitare, estrattivismo, eventification ha affrontato le contraddizioni dei modelli di sviluppo urbano che rischiano di trasformare i territori in merci e gli eventi culturali in strumenti di attrazione economica, senza necessariamente rafforzare le comunità che li abitano. Il confronto festa! C’è una scena oltre le piattaforme e i grandi eventi ha invece interrogato le possibilità di sostenere circuiti musicali e produzioni indipendenti al di fuori delle logiche dominanti dell’intrattenimento. A chiudere i lavori, la presentazione del mensile La fine del mondo, con Walter Massa, presidente nazionale Arci, Micaela Bongi, vicedirettrice de il manifesto, e Maicol & Mirco, disegnatore e direttore della rivista.

Abitare l’impossibile significa riconoscere le difficoltà che oggi gli spazi culturali incontrano, ma anche mettere in discussione le condizioni che le producono e individuare strumenti per superarle e significa, soprattutto, non ridurre la cultura a un prodotto da consumare o a un evento da promuovere, ma riconoscerne la capacità di generare relazioni, aprire spazi di confronto e favorire la partecipazione. [Articolo di Amelie Di Matteo, ecoinformazioni], [Foto di Matilda Tudisco, ecoinformazioni], [Video di Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni].

