La discussione era stata preceduta dalla presentazione di un video molto interessante e coinvolgente, realizzato dalla stessa Associazione Incroci, che ha intervistato alcune delle persone che vivono per strada nella nostra città. Alla tavola rotonda sono intervenuti Massimo Resta, della associazione Trapeiros di Erba, due giovani che hanno vissuto l’esperienza della strada e il giornalista Salvatore Chouchoud, che ha rilevato un notevole miglioramento, negli ultimi anni, dell’atteggiamento dei Comaschi nei confronti dei senza dimora e ha sottolineato ulteriormente quanto sia irrealistico lo stereotipo del barbone che sceglie il suo tipo di vita per amore della libertà. “Se qualcuno di loro ostenta un certo orgoglio identitario – ha detto – si tratta soltanto di un atteggiamento difensivo, perché in realtà queste persone si sentono dei falliti e vivono la propria condizione con un profondo senso di colpa”.
Questo concetto è emerso chiaramente anche dalla ricerca-intervento sulla realtà delle persone senza dimora a Como, condotta dalla Caritas Diocesana. La ricercatrice sociale Paola Della Casa l’ha presentata alla città, sempre a La Lucernetta, la sera del 15 ottobre e poi di nuovo, sinteticamente, il sabato mattina agli studenti. Ne è nata una piccola pubblicazione “In (ri)cerca di dimora” che vale senz’altro la pena di richiedere alla Caritas comasca. Ecco alcuni dei dati più significativi: gli homeless stimati nella convalle sono circa 150, di cui 128 effettivamente contati nella notte in cui è stato fatto il censimento; l’87% sono maschi; il 57% hanno un’età compresa fra 18 e 45 anni (e il 20% di questi, cioè 25 persone, ne ha meno di 35) tutti gli altri sono più anziani; il 20% sono stranieri irregolari, ma ben il 43% sono italiani; il 44% vive sulla strada soltanto da tre anni a questa parte; il 63% non ha nessuna persona a cui rivolgersi in caso di difficoltà; il 56% ha avuto bisogno di cure mediche negli ultimi sei mesi. La ricerca comprende anche un’accurata mappa dei servizi e delle strutture che la città offre a questi suoi abitanti; praticamente tutte sono affidate al volontariato.
La sera di sabato le associazioni partecipanti all’iniziativa erano invitate alla mensa serale di via Tommaso Grossi. Le presenze sono state numerose – c’era anche il prefetto – e le conversazioni vivaci e interessanti; un ragazzo algerino, per esempio, ha criticato la scelta di trascorrere la notte all’aperto per solidarietà, dicendo che secondo lui sarebbe stato molto meglio che ognuno dei partecipanti invitasse per una notte uno degli homeless a casa propria, al caldo.
Infine alle 21, sempre a La Lucernetta, è stato proiettato un film davvero tosto: “Fuori menù” di Nacho Garcia Velilla. Ai più vecchi la vicenda ha ricordato un po’ “La stangata”, la bellissima commedia interpretata da un giovane Robert Redford; ma l’atmosfera è ben più drammatica: la Londra, che tanti di noi conoscono e amano, è vista con gli occhi di chi, pur avendo un lavoro rispettabilissimo, vive braccato, costretto ad essere invisibile, quanto meno per i funzionari dell’Ufficio Immigrazione, in balia di spietati sfruttatori che approfittano della sua posizione irregolare per ricattarlo. E le nostre città non sono certo migliori di Londra, soprattutto dopo l’introduzione del reato di clandestinità. [Fausta Clerici per ecoinformazioni]
