«“Tra uccidere e morire esiste una terza via: vivere”. [Christa Wolf]
A fianco delle donne siriane in lotta per la libertà-liberazione, per la giustizia, per la dignità, per i diritti
La guerra in Siria da anni devasta vite, ambiente, diritti, democrazia.
Noi Donne in nero desideriamo accompagnare la lotta delle nostre sorelle siriane che continuano, con noi, a chiedere che il corpo delle donne sia il primo territorio di pace e di libertà, non sia mai più usato come “campo di battaglia” o “bottino di guerra”.
In Siria contro le donne, che nelle piazze e nelle strade hanno cercato con modalità nonviolente di manifestare il proprio desiderio di libertà-liberazione, continuano a essere usati, da tutti gli attori armati sul terreno, stupri e violenze sessuali come armi per l’affermazione del potere maschile sui corpi e le menti.
All’orrore quotidiano agito dal regime di Bashar El Assad le cui “forze dell’ordine” hanno represso con violenza disumana le proteste popolari per libertà, giustizia, la dignità delle migliaia di donne e di uomini che hanno manifestato nelle piazze del paese ─ decine di migliaia di morti, tra cui un numero mai visto prima di bambini e bambine; migliaia di arresti di dissidenti (ammessi dallo stesso regime); espulsioni e arresti di giornalisti internazionali non legati a testate “embedded”; repressione della libertà di stampa (con omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti); arresti e minacce nei confronti di esponenti di organismi di difesa dei diritti umani; applicazione dello stato di emergenza ─ si è aggiunto l’orrore agito dall’opposizione armata che si è sovrapposta all’opposizione popolare trasformando la rivolta in guerra quotidiana per il potere.
Il popolo siriano ─ prigioniero degli interessi delle grandi potenze e delle potenze regionali, privato del controllo sul futuro del proprio paese ─ è vittima più volte:
- è vittima della repressione e dell’autoritarismo del regime;
- è vittima della trasformazione della rivolta popolare in opposizione armata che adotta la medesima logica di guerra;
- è vittima delle manovre dei regimi arabi reazionari (Arabia Saudita, Giordania e Qatar in prima fila) che vorrebbero scalzare Assad per insediare un regime a loro più vicino.
- è vittima del disinteresse della “comunità internazionale”, preoccupata che possa saltare un equilibro regionale che oggi garantisce uno stato di conflitto utile agli interessi di Usa, Europa, Israele e di altre potenze regionali e non.
Noi Donne in nero non possiamo e non vogliamo arrenderci alle ragioni della “geopolitica”. Continuiamo a schierarci con le ragioni della libertà, della giustizia, della dignità, dei diritti.
Siamo contro
- l’intervento militare in Siria (il precedente libico ha smascherato l’indegno gioco sulla pelle della popolazione che ha subito sofferenze e morti a causa della guerra combattuta dalla Nato per “proteggere” i civili);
- le NoFlyZone, primo passo della guerra;
- l’invio di truppe e l’utilizzo delle basi militari in Italia». [Donne in nero di Como]

