Per la pace, i diritti, la libertà/ Le donne in nero contro la guerra

Celeste Grossi alla manifestazione per il popolo curdo del 16 ottobre in piazza Grimoldi a Como ha letto il documento “Per la pace, i diritti, la libertà” delle Donne in nero di Como. «La guerra ci lascia sgomente. Sono già centinaia i bambini, le bambine, le donne e gli uomini morti, decine di migliaia i profughi, vittime dolenti in cerca di futuro, da quando la Siria del Nord è stata invasa dall’esercito turco. Di loro non conosciamo i nomi, i pensieri, le parole.

Oggi siamo qui per ricordarli tutti. Oggi siamo qui a ricordare la macchia nera sulla coscienza collettiva per la tragedia della Siria, dei suoi popoli, delle attiviste e degli attivisti democratici, kurdi e non solo.Siamo qui per le donne e gli uomini siriani, che, nell’indifferenza, da otto anni sono oppressi, invasi, bombardati, uccisi, torturati, sfollati dal regime siriano e dalle forze armate dei tanti attori delle guerre in quella martoriata regione. Siamo qui per la libertà delle donne e degli uomini kurdi siriani, kurdi turchi, e di chi in Turchia è perseguitato perché attivo, per diritti e libertà.Ancora una volta le donne pagano il prezzo più alto della guerra e dei residui di una società patriarcale che ha sempre usato lo strumento bellico anche come forma di oppressione delle libertà delle donne.Oggi siamo qui, per ricordare, in particolare, Hevrin Khalaf, messa a tacere perché con le sue azioni mostrava un’alternativa luminosa all’oscurantismo fondamentalista.La giovane segretaria generale del Partito del Futuro è stata stuprata e poi lapidata dai jihadisti, fanatici e sanguinari assassini che si fanno scudo della religione per compiere le violenze più efferate, liberati dalle prigioni in Siria del Nord per combattere qualsiasi idea di democrazia e libertà.Le immagini agghiaccianti del corpo di Hevrin Khalaf, simbolo della lotta per i diritti umani di tutti, di tutte, e la coesistenza pacifica fanno inorridire.La sua morte è uno degli “effetti collaterali” del via libera dato a Erdogan da Trump. Ma sono anche altri i responsabili della sua morte, non solo i jihadisti, di cui Erdogan si serve, dopo aver garantito loro il passaggio di uomini, armi e denaro. Sono i potenti europei che hanno dato a Erdogan un potere di ricatto, facendo di lui il cane da guardia dei profughi siriani.Noi non vogliamo sentirci complici di quanto sta avvenendo.Chiediamo al Governo italiano

  • di sospendere tutte le forniture di armamenti alla Turchia, nel rispetto delle disposizioni della legge 185/90;
  • di interrompere la partecipazione ad “Active Fence”, la missione NATO di difesa missilistica sul confine sud orientale della Turchia;
  • di sostenere un embargo europeo sulla vendita di armi verso la Turchia;
  • di adoperarsi in tutte le sedi internazionali per il cessate il fuoco in Siria del Nord, e per il ritiro dell’esercito turco dalla regione». [Donne in nero Como]

Guarda l’album delle foto della manifestazione di Claudio Fontana.

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