L’Italia è il paese mediterraneo per eccellenza. Eppure oggi non siamo incapaci di accogliere, abbiamo ritirato i ponti naturali che nel corso dei secoli avevamo costruito. Al tempo stesso, tutti gli attori dell’area, assieme a noi, sono chiamati a interrogarsi sulla transizione, a mettere al centro delle loro azioni e riflessioni l’idea di cittadinanza e ad operare una scelta. Continuare a chiudersi nella rivendicazione di una realtà nazionale, fondata sulle tradizioni culturali, soprattutto religiose, e politiche di ognuno. Oppure costruire una nuova idea di cittadinanza, fondata sull’eguaglianza sociale e sulla diversità e parità delle culture, presenti e riconosciute anche entro i confini nazionali. Nel primo caso significa ribadire l’appartenenza al proprio territorio e perpetuare conflitti per preservarne l’autenticità, escludendo tutti coloro che di quel territorio non fanno parte.Nel secondo caso significa ri-cominciare a pensare al bacino del Mediterraneo come nuovo spazio pubblico da costruire nella diversità dei punti di vista, delle storie e delle culture di ciascun paese, e nel riconoscimento di un ‘destino comune’ di tutti i popoli dell’area impegnati a realizzarlo e ad assumerlo.
L’approccio delle condizionalità, in cui paesi più avanzati imponevano condizioni a quelli meno sviluppati, è fallito. Abbiamo oggi l’occasione di essere il teatro di una nuova transizione, che sappia affrontare e risolvere le contraddizioni geopolitiche che il nostro tempo ci riserva. Abbiamo l’occasione per riscoprire il senso e la ricchezza di un Abbraccio Mediterraneo.
La nuova edizione del Meeting Internazionale Antirazzista, giunto al traguardo del ventesimo anno, vuole partire proprio da questo abbraccio. Venti anni di impegno nella costruzione di uno spazio comune di dibattito e confronto sul tema dei diritti, venti anni di incontri nella consapevolezza che è dal confronto tra ‘differenti’ che si cresce.
Abbraccio Mediterraneo quindi come incontro e crescita, in uno spazio che sempre più ha l’esigenza di confrontarsi per costruire un vocabolario comune. [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]
