
«È su Isiuret, infatti, che venne effettuata la prima Tac a una mummia in Italia, nel 1990 – ricordano da via Vittorio Emanuele II –. Le tecniche di indagine radiografica hanno dato un grande contributo all’antropologia, in particolare nello studio delle mummie: fratture, calli ossei e caratteristiche antropologiche possono essere indagate anche se racchiuse in un corpo disidratato. È però l’invenzione della Tac e la sua applicazione in campo antropologico che ha permesso un ulteriore passo avanti, consentendo di osservare anche i tessuti molli e di individuare particolari che prima sarebbero sfuggiti: tumori, ascessi, fratture e importanti informazioni sulla tecnica di mummificazione. Questo studio non invasivo ha permesso quindi di effettuare un identikit della sacerdotessa che altrimenti non sarebbe stato possibile».
Grazie ai dati raccolti: «È stato possibile ricostruire a figura intera il personaggio di Isiuret. Stabilita la posizione c
Per il Comune si tratta di «una delle ricostruzioni più innovative e complete in Italia» dato che sono stati ricreati con l’aiuto di costumisti, archeologi ed egittologi «tutti gli oggetti indossati tradizionalmente da una sacerdotessa di Iside» e precisamente: «L’abito in lino con la foggia tipica del suo rango, il collare usekh, il cono di profumo sul capo e i sandali, fino ad arrivare alla ricostruzione del sistro, strumento musicale che ne attesta lo status sociale». [md, ecoinformazioni]
