
I circa duemila partecipanti hanno colorato le vie di Varese sfilando dietro a un carro da cui veniva diffusa musica e la gioia del corteo ha coinvolto molti passanti e altre persone si sono affacciate dalle finestre curiose e divertite e qualcuno ha persino esposto un finocchio sul balcone. E proprio il finocchio è diventato quasi il simbolo del Varese pride, dato che i membri del Salotto, uno degli soggettidi supporto della giornata, ne hanno distribuiti tanti per ironizzare sul termine dispregiativo adottato per definire gli omossessuali.
Invece la giornata è stata assolutamente tranquilla e il messaggio che si voleva trasmettere, passato appieno; lo sintetizza Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese: «Noi ci siamo e ci saremo sempre». .
Già, perchè se con la manifestazione si festeggiava l’entrata in vigore della legge sulle unioni civili, bisognava anche fare i conti con la ferita ancora aperta della strage di Orlando, che ha visto la morte di 49 persone in un locale gay in una sparatoria avvenuta nel corso della notte tra l’11 e il 12 giugno. Le vittime della follia omofoba arrivata all’apice negli Stati Uniti sono state ricordate sia durante il corteo quando Valentina Cusano, la dj sul carro, ha invitato la folla a un lungo applauso dedicato alle vittime americane, sia quando al termine del corteo è stato osservato un minuto di silenzio in loro memoria, accompagnato dallo sventolio di bandiere arcobaleno e simboli di solidarietà alle vittime di violenza omofobica..
A proposito della tragedia di Orlando e della crescita del movimento lgtb in Italia è intervenuto, Rami Shakra, del Consolato statunitense a Milano, che ha ringraziato i partecipanti per la testimonianza di valori umani come la solidarietà e l’empatia, che il popolo italiano ha dimostrato con post e messaggi indirizzate ai familiari delle vittime. Shakra ha poi sottolineato come la lotta per il riconoscimento di pari diritti per tutti è in lenta crescita con un percorso certo non privo di difficoltà, ma che sta trovando sempre più appoggio tra rappresentanti politici e comuni cittadini.
Oltre che la riuscita pressoché perfetta dal punto di vista organizzativo, la vittoria del primo Varese pride è stata quella di avere avuto una risposta eterogenea anche per età. La manifestazione è stata animata da persone di tutte le età: bambini, ragazzi – tanti -, adulti di mezza età e qualche anziano, tutti uniti sotto i colori della bandiera arcobaleno e inneggianti alla parità di diritti, per la quale la lotta non cesserà mai, se non con la vittoria. [Pietro Caresana per ecoinformazioni]
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